caro diario

… non per tutto questo tempo…

Oggi mi sono detta che era ora di scrivere qualcosa quaggiù, nei meandri di WordPress, perché manco da troppo, mi manco da troppo.

Chi mi conosce sa che ci sono periodi in cui mi isolo da me stessa, mi spengo perché conosco i comandi per disinnescarmi, è tendenzialmente lo faccio per il mio bene.

Non so quanto tutto questo sia un modo sano per affrontare la vita, ma mi aiuta a stare a galla e a non darmi troppa importanza in quei momenti dove vorrei solo urlare e andarmene il più lontano possibile da quasi tutto.

Non è mai stato facile essere me perché non ho mai saputo vivere con leggerezza, che in fondo è una delle cose che mi fa sentire profondamente fiera di me stessa, ma mi toglie così tante energie.

Non sono capace di lasciarmi scivolare i fatti, i giudizi e le decisioni altrui, la frase “fregatene” con me non hai mai funzionato, anzi mi fa incazzare.

E allora ho imparato a far tacere me stessa, quando è troppo e sclererei, ma ora non si può, stacco la spina, smetto semplicemente di essere consapevole e attacco la modalità “navigatore automatico-funzionalità base”.

Solo chi mi conosce sa che non sono del tutto io e aspetta che io possa tornare a sopportare e sopportarmi, perché non sono indulgente tanto meno con me stessa, chi mi conosce attende che passi.

Mi sento in attesa del mio vero futuro e bloccata allo stesso tempo in quella che so di non essere la mia vita, vivo già di mancanze e di sindromi da distacco precoce, perché ci sono persone che mi mancheranno da togliere il fiato e altre che ho già perso qui, anche se può non sembrare.

Mi ripeto che devo ritrovare la pazienza, ma non fa parte di me ultimamente, perciò ho deciso che vivrò tutto come Luisa senza spegnere nulla, perché forse il fatto di spegnersi giova più agli altri che a me e nel 2018 ho imparato che non sono fatta per compiacere gli altri.

Si avvicina l’anno più importante della mia vita e io sarò presente con vigore.

E prometto di non censurarmi più o per lo meno non per tutto questo tempo.

caro diario

Momenti no.

Ci sono, non sono in vacanza, non sono scappata su un’isola deserta a fare l’eremita (anche se lo vorrei tanto) è solo un periodo difficile da affrontare.

Vorrei dire anche di essere piena di idee e di progetti, ma mentirei oggi come oggi, nonostante questo ho pensato di scrivere, forse questo senso di pesantezza sparirà condividendolo con qualcuno.

Ho qualche problema con il lavoro, quello che faccio per vivere, ma non ho nessuna intenzione di entrare nello specifico o di dare troppa importanza a chi non ne merita affatto, mi ritrovo però in una situazione, non nuova per me, di giramenti di coglioni e nervoso costante.

Dico non nuova perché mia madre, lo sottolineerebbe, e lo fa puntualmente, riassumendo il tutto con un “dopo un po’ ti stufi”, ma posso giurare che non è così, ci sono sempre altre dinamiche dettate dal rapporto con le persone e spesso io non piaccio alle persone. (Si sono calimero e sono giustificata dal pre-ciclo)

Il tutto correlato da una sfumatura d’ ansia che riesco poco a controllare.

Ai problemi lavorativi aggiungo il problema al polso destro, che mi sono auto creata per uno scatto d’ira (Si, lo so non va bene, ma sono quel poco stressata), dopo 15 giorni non sono ancora in grado di prendere una penna in mano e scrivere, il che mi manca da morire, perché sono una da “ispirazione con la penna in mano”.

E sono anche un po’ preoccupata di conseguenza.

Allo stesso tempo mi sento in colpa perché sto così, perché tolti questi due aspetti la mia vita va benissimo, sono super fortunata, ho al mio fianco un uomo stupendo che mi sopporta 😉 e che vuole condividere la sua vita con me, ma sono umana e a volte la tristezza mi schiaccia.

Forse sto scrivendo questo post solo per fare pace con il mio cervello.

Comunque domani vado a farmi ri-vedere la mano e tornerò con nuova grinta, sono fatta così.

Nel frattempo ho fatto qualche scatto per tirami un po’ su.

Attualità

Categoria del giorno: “i genitori incivili”

So bene che probabilmente con questo articolo verrò maledetta dalla maggior parte dei genitori esistenti sul pianeta terra, ma sento comunque il bisogno di voler esporre il mio parere a riguardo.

Non mi piacciono gli incivili, non mi piacciono quei genitori che crescono i loro figli allo stato brado senza alcun tipo di regola, quelli che, se i loro figli disturbano altre persone se ne fregano perché non stanno disturbando loro.

Eh no, non sono isterica perchè sono stata svegliata all’alba ( e sono in vacanza ) da un bambino che ha bussato insistentemente alla porta della nostra camera in hotel, con tanto di mamma urlante in fondo al corridoio che non si è nemmeno scusata quando ho aperto la porta, per la cronaca erano le 7.02, e non solo, tu cara mamma dovresti tenere tuo figlio vicino a te e controllare che non disturbi gli altri ospiti, ma potresti anche evitare di urlare neanche fossi al mercato del pesce.

Sia ben chiaro, il bambino nella storia c’entra poco, non che poi, si pensi che io odi i bambini, no assolutamente, quelli delle mie amiche, li adoro e soprattutto le mie amiche non rientrano in questa categoria di genitori.

Ma come puoi insegnare il rispetto a tuo figlio se tu non sai cosa sia il rispetto?

Sempre questo week end ho assistito alla scena di un padre, fisso davanti al cellulare, mentre prendeva suo figlio per i capelli perché si stava avviando all’uscita dalla hall, tutto questo davanti ad altri ospiti, il bimbo giustamente piange e il padre cosa fa? in cerca di consensi dice “eh si, ti ho preso per i capelli, cosa dovevo fare?” , carissimo volevi un applauso? Forse era meglio che anziché fare figli, continuassi a stare su Fb o chissà dove.

Ma l’idea per questo orticolo l’ho avuta una volta arrivati in spiaggia.

Partendo dal presupposto che le spiagge in Emilia sono grandissime e sabbiose, nel giro di un’ora ci siamo trovati 20 adulti con una decina di bambini a mezzo metro da noi e posso assicurare che c’era molto più spazio pochi metri più in là, ma fin qui nulla di tragico.

I bambini vogliono giocare a pallone ma nessun adulto si preoccupa della porta, allestita con le infradito, a due metri da me che sto prendendo il sole, e per fortuna sono a pancia in sotto, perché nel giro di 2 massimo 3 minuti mi ritrovo con due bambini addosso intenti in un dribbling.

La cosa che mi ha turbata maggiormente è stata la totale mancanza di interesse degli adulti per questa vicenda, anzi al contrario, sul labiale di una delle donne, quando abbiamo deciso di andarcene, ho letto “menomale”.

Imperterriti hanno proseguito con i loro discorsi ridicoli (non ho ascoltato volutamente, ma se urli gli affari tuoi a mezzo metro da altre persone inevitabilmente le costringi ad ascoltarti).

Come si poteva anche immaginare visti gli esordi, la partita è finita in rissa, con due feriti (la sabbia in bocca e negli occhi non è piacevole) ma anche lì nessun adulto si è preoccupato, un po’ d’acqua e passa tutto, basta continuare a stare sdraiarti a parlare del nulla.

Inutile dire che dopo poco spazientiti dalla situazione ce ne siamo andati noi.

Quello che però voglio dire a riguardo è che, se decidi di avere un figlio te ne devi occupare, e se hai altre priorità forse è meglio non farne o rimandare.

So che la società ci impone tutta una serie di modelli, e che spesso ci si sente in obbligo di sposarsi, avere figli, ma nessuno ci obbliga, anche perché fare un figlio non è una cosa da niente, non è come comprare un pesce rosso, e soprattutto un figlio è per sempre è la persona che amerai più al mondo, quindi se si decide di avere dei figli va fatto con cognizione di causa e soprattutto poi bisogna badarci con impegno e dedizione e amore, tanto amore.

Ecco ho visto dei genitori senza amore. Ed è veramente triste.

Tutto questo per dire che non dobbiamo per forza accontentare la società, se non ce la sentiamo, e che non è assolutamente vero che una donna senza figli è incompleta, io personalmente non mi sento incompleta e nemmeno pronta per essere madre lo ammetto senza problemi e non lo ritengo grave, e sono un po’ stanca di tutti i giudizi impliciti della stragrande maggioranza, che ti giudica perché hai più di 30 anni, insomma di quelli che sentono il ticchettio del tuo orologio biologico.il Tuo.

O peggio ancora quelli che ti chiedono “ma allora quando fate un figlio?” Queste domande non si fanno, fa parte della buona educazione, soprattutto a persone che si conoscono poco, sempre per una questione di rispetto, delle idee altrui e anche del fatto che non puoi sapere se hai davanti persone che magari ci stanno provando e soffrono nel non riuscirci. Mi ci metto anche io in passato, quante persone possiamo aver ferito, senza saperlo, con questa domanda?

Ci vogliono delicatezza, nell’affrontare certi argomenti, e rispetto, e sono valori da trasmettere, perché solo così possiamo distinguerci dai nostri predecessori biologici: le scimmie.

Considerazioni sociali a parte, non ho mai trovato giusto ghettizzare le persone con locali, spiagge o hotel ad hoc, e soprattutto sul web ho visto persone infuriarsi sulla decisione di alcuni imprenditori di aprire locali “no kids”, per questa discriminazione. Ok, ci vuole buon senso, ma da parte di tutti. Perché, ecco, forse la prossima vacanza la ragiono “meglio” (per me).

Ovviamente non tutti i genitori sono uguali e il mio intento non è offendere, vorrei solo che ci fosse più rispetto, gentilezza ed educazione per tutti. Penserete, magari, che sia facile parlare non essendo genitrice, ma sono figlia fiera di genitori che mi hanno insegnato, per fortuna, educazione e rispetto, prima di iscrivermi a calcio e comprarmi magliette di Matuidi (che poi tra tutti i giocatori della Juve…).