Attualità, caro diario, sociale

Indignazione di pausa pranzo

Sono sempre meno brava con i titoli, ma perdonatemi questo ha qualcosa che mi piace, credo il suono. Lo ammetto un po’ sto impazzendo, ma non lo nascondo e abbraccio il mio destino, ma non sono probabilmente l’unica su questa via.

Non penso che sarà nulla di nuovo, rispetto a quello che siamo abituati a leggere ogni giorno riguardo la discriminazione qualsiasi essa sia, anche se in questa pillola di vita quotidiana si evince quanto sia facile imbattersi in un dialogo come questo, fatto senza pensare a chi potenzialmente potresti avere davanti, a chi potresti ferire principalmente.

Non vi dirò nulla dell’ uomo che stava intavolando con altre due signore questo discorso, dirò solo che è un esercente, e forse proprio il fatto che sia un esercente mi ha irritata, perché la stessa bestialità che hai detto a me con sguardo serafico, chissà a quante persone l’hai ripetuta oggi.

In questo dialogo l’esercente e le due signore annuenti convenivano sul fatto che la sola famiglia che concepiscono è la “famiglia tradizionale” con qualche pittoresco e offensivo commento, ho cercato di mordermi la lingua, ma raramente riesco a starmene zitta quindi faccio presente che la famiglia è un insieme di persone che si vogliono bene, ma con scarsi risultati, quindi ho pagato e me ne sono tornata in ufficio.

Sono incazzata (indignata che è più fine l’ho messo nel titolo) però, quanta ignoranza c’è dietro tutte quelle facce da perbenista che ci sono in giro? Fate dei commenti pessimi celati da false buone maniere così nessuno può dirvi che siete trogloditi.

E invece lo siete perché prima di tutto viene il rispetto per le persone, in quanto persona ed essere umano come te e come me.

Quindi cari amici prima di abbandonarvi a certe esternazioni accertatevi che nel vostro esercizio non siano presenti quelli che voi chiamate “quelli diversi” o “amici di quelli diversi” , perché potreste ferire, offendere o semplicemente rovinare la giornata di qualcuno solo per blaterare stereotipi a caso e far prendere aria alla bocca, e allora caro esercente, siccome non conosci chi hai davanti smettila di fare certe uscite davanti ai clienti.

Ovviamente questo è un banalissimo esempio di quello che siamo abituati a sentire ogni giorno stando a contatto con altre persone. Ma perché tutti quanti non proviamo a contare fino a 10 prima di parlare?

Prima ancora che tu sia certo di poter dire cosa è in modo assoluto giusto o sbagliato ricordati di aver rispetto per i tuoi interlocutori, tutti e sempre allo stesso modo.

Per chi se lo chiedesse, potevo farmi gli affari miei, anche sul momento, ma ho un brutto difetto: raramente riesco a contare fino a dieci e quando qualcosa non mi piace lo dico.

E sono sincera non sempre penso che sia un difetto.

In amore non c’è giusto o sbagliato, c’è solo amore.❤️🌈

Attualità, lavoro, sociale

Jobs act e articolo 18

L’articolo 18 fa parte di quello che viene comunemente denominato Statuto dei lavoratori, legge del 20 maggio 1970 che contiene l’ insieme delle norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, volte a regolamentare tutti gli illeciti e le ingiustizie legate al mondo del lavoro in Italia.

Attualmente l’articolo 18, dopo la revisione della riforma Fornero nel 2012, indica quali sono i diritti e i limiti per chi viene licenziato in modo illegittimo e vuole fare un ricorso per essere reintegrato sul posto di lavoro o per avere un risarcimento economico commisurato al danno subito.

Per definire l’illegittimità di un licenziamento lo statuto dei lavoratori fa riferimento alla discriminazione, alla mancanza di giusta causa o giustificato motivo.

Il motivo più diffuso ormai è diventato “esubero di personale” o “ridimensionamento dell’ organico”, quello vero di motivo invece noi lavoratori l’abbiamo intuito eccome, soprattutto noi lavorati assunti con la genialata del secolo (sono ampiamente ironica) il “jobs act”.

E spesso le motivazioni sono del tutto arbitrarie e fuori dall’ ottica della salvaguardia dei diritti dei lavoratori, sono sicura che ognuno di noi conosce almeno una persona che ha perso la propria occupazione con la scusa dell’esubero del personale e il malcapitato non ci può fare nulla perché molte aziende stanno utilizzando il contratto a tutele crescenti varato dal jobs act per truffare non solo i propri lavoratori, ma lo stato in primis.

Accennavo prima alla riforma del diritto del lavoro in Italia, promossa e attuata dal governo Renzi attraverso l’ emanazione di diversi provvedimenti legislativi varati tra il 2014 e il 2015, insomma il “jobs act”, il termine deriva dall’ acronimo “jumpstart out business startups act” in riferimento a una legge statunitense promulgata durante la presidenza di Barack Obama nel 2011 a favore delle piccole imprese.

Ma perché questo insieme di riforme è il male per i lavoratori assunti dal 2014/15? I diritti dei lavoratori assunti dopo tale data sono gli stessi regolamentati dall’ articolo 18?

In parole povere, perché non sono un giurista,la nuova riforma prevede sicuramente un’ iniziale diminuzione del tasso di disoccupazione, ma un altissimo tasso di licenziamenti razionalmente immotivati trascorsi i 3 anni dalla data di assunzione.

I frutti si cominciano a vedere proprio ora, proprio per la questione temporale di cui parlavamo prima, ma perché dopo 3 anni?

Facciamo una premessa, se cercate su google “contratto a tutele crescenti” leggerete sicuramente questa descrizione:

“Il contratto a tutele crescenti è stato introdotto con il Jobs Act e con la sua entrata in vigore si è rivista la disciplina sui licenziamenti illegittimi che si applica ai nuovi contratti a tempo indeterminato dal 7 marzo 2015.

Tra le principali novità della riforma del lavoro 2015, il contratto a tutele crescenti non consiste in una nuova forma contrattuale, ma ha l’obiettivo di rendere il contratto a tempo indeterminato il principale canale d’ingresso nel mondo del lavoro. Le maggiori novità che introduce riguardano i licenziamenti: in caso di licenziamento illegittimo, infatti, è previsto un indennizzo economico certo e crescente all’aumentare dell’anzianità di servizio del lavoratore. Mentre il reintegro è previsto in un ristretto e specifico numero di ipotesi.”

Tutto sembra quindi essere a favore del lavoratore, che finalmente non si barcamena più in agenzie per il lavoro per anni prima di essere assunto, ma attenzione perché i disonesti sono sempre dietro l’angolo.

Il contratto a tutele crescenti prevede infatti degli incentivi e sgravi fiscali per i datori di lavoro che vi assumono, ma solo per i primi tre anni.

Trascorsi i tre anni il datore di lavoro disonesto, e credetemi ce ne sono molti, non ha più interesse a mantenere la vostra posizione in azienda e potrebbe presentarvi una lettera di licenziamento con la banale motivazione “ridimensionamento del personale” e un accordo economico che vi impedisce di fargli causa.

In primis vi voglio dire che la firma di tale accordo non vi impedisce di fare causa al vostro ex datore di lavoro, il problema è che non troverete molti appigli perché purtroppo questi stronzi, si muovono nella legalità anche se oltre a voi, stanno truffando lo stato applicando la normativa a loro piacimento.

Quello che potete fare è raccogliere prove sufficienti a testimonianza del fatto che dopo il vostro licenziamento, qualcuno ha preso il vostro posto e la vostra mansione, in questi casi per rimpiazzarvi il vostro ex datore di lavoro userà un’ agenzia di somministrazione del lavoro in modo da scamparla e riproporre il giochetto al nuovo malcapitato.

Se poi la vostra azienda non è sindacalizzata (vorrei aprire una parentesi sui vari sindacati, ma non siamo nella sede adatta e sono già troppo prolissa) in bocca al lupo, perché nessuno vi aiuterà a sbrogliare la matassa.

Ora non voglio fare del terrorismo psicologico perché non tutte le aziende sono uguali, ma è necessario tenere gli occhi ben aperti e sapere che il vostro tempo indeterminato potrebbe valere quando un contratto di somministrazione.

social

Coalizziamoci #nofollowersfake

Prima di scrivere questo articolo, ho aspettato qualche mese dalla nascita del mio progetto, perché come tutte le cose specialmente all’inizio, vuoi non dare il beneficio del dubbio?

Sappiamo benissimo che per un nuovo brand che nasce è importantissimo sapersi vendere nella maniera corretta sui social, e non fidatevi di chi vi dice che è diventato famoso per caso o non ha usato alcun accorgimento per fare crescere il numero dei suoi followers sui propri social, sono baggianate, grandi e grosse.

Nel mondo dei social, la vetrina più importante e più gettonata è certamente Instagram, che ci permette di mostrare al mondo il nostro lavoro o hobby che sia e ci offre gli strumenti per intrattenere rapporti con le persone, per confrontarci o per acquisire nuovi clienti.

Quindi quando è nato il diariodiunascappatadicasa, ho creato un nuovo account di Instagram, Facebook e Twitter.

Oggi mi soffermerò a parlare proprio di Instagram, delle dinamiche che lo coinvolgono, delle persone poco oneste, del famoso logaritmo e dei followers fake.

Inizio con il dire che stamattina la mia pagina Instagram contava 233 iscritti, non mi lamento perché comunque queste 233 persone seguono proprio me e non sono comunque poche se le pensiamo tutte in una stanza, ma voglio aggiungere che se il fenomeno “follow to follow” o “fake followers” non esistesse io a oggi di iscritti nei avrei ben 647 che se permettete è un po’ diverso.

Per le piccole pagine, come la mia, crescere su Instagram è diventato quasi impossibile, perché a meno di sponsorizzazioni i nostri feed sono poco visibili grazie al nuovo algoritmo che sceglie per noi cosa mostrarci e quale rilevanza dare al contenuto.

La formula tiene conto di 3 fattori principali: interesse, tempestività e relazione – ed altri tre fattori ausiliari legati all’uso più o meno regolare dell’app – frequenza, seguito e utilizzo, shakerando otteniamo la formula magica che determina ciò che vediamo nelle nostre bacheche.

Ok, che Instagram non nasconde nessun contenuto perché andando sulla singola pagina di ciascuno, tutti i post sono perfettamente visibili (ovviamente parlo di pagine pubbliche), ma se il mio contenuto non ottiene un numero abbondante di like poco dopo la pubblicazione, potrebbe passare inosservato, anche se è originale e frutto del mio lavoro di giorni o ore.

Infatti l’algoritmo privilegia i post con un alto engagement quindi tutto dipenderà da quanti follower abbiamo, da quanto siamo attivi sulla piattaforma, da quante interazioni abbiamo, gli hashtag che utilizziamo e la qualità dei contenuti.

La spina nel fianco è però rappresentata da tutte le società nate per vendere followers illegalmente, cari utenti di Instagram abbiate una morale, l’immagine del vostro brand è importante, ed è importante mantenere un’integrità, se io fossi una grande azienda non vorrei collaborare con chi ha grandi numeri, ma finti.

La pubblicità è importante se raggiunge un bacino vero di clienti, quindi grandi aziende fate attenzione all’influencer a cui scegliere di affidarvi per rappresentare i vostri prodotti e il vostro brand.

La piaga principale sono comunque i cari followers fake, o follow to follow, persone che ti seguono in media per 4 giorni e poi ciaone, queste persone insultano i nostri contenuti e la nostra intelligenza, perché se un contenuto ti piaceva 4 giorni fa, ora perché ti cancelli?

Instagram è certamente a conoscenza di queste problematiche, ma non ha nessuna convenienza nel cercare di combatterle, in vista anche del nuovo programma di monetizzazione e dell’introduzione dei video fino a 1 ora, l’intento è soppiantare YouTube (che è uno schifo già da anni) non di certo permettere ai piccoli di diventare “bocche da sfamare”.

Forse per l’algoritmo non possiamo fare nulla, ma possiamo combattere le ingiustizie, anzi dobbiamo, siamo piccoli, ma siamo tanti, so che ormai le persone hanno perso la buona abitudine di far valere idee e diritti e che nessuno manifesta più nemmeno se il paese va a rotoli (e va a rotoli), non vi chiedo di scendere in piazza, vi chiedo di unirci e cercare di fare squadra sovvertiamo il sistema, rompiamo le palle, diamoci da soli la visibilità che meritiamo.

Compatti, dritti alla metà!

Serie Tv del momento Rubrica

– Serie Tv del momento – capitolo 3 – 13 Reason Why

Bentornati, ed eccoci al capitolo 3 di questa saga, dedicata a una delle mie più grandi passioni, ovvero poltrire sul divano, mangiando schifezze e guardando serie Tv.

Il titolo della settimana è 13 reason why, serie statunitense (giuro che prima o poi vi parlo pure di una serie italiana, chi mi segue su Instagram forse si è già fatto un’ idea) basata sull’omonimo romanzo di Jay Asher, la storia narra il ritorno alla vita dopo il suicidio di Hanna Baker e la narrazione si basa su una serie flashback accompagnati dalla voce di Hanna che ha inciso 13 audiocassette dove descrive meticolosamente le 13 motivazioni che l’hanno spinta a questo gesto.

La prima stagione è stata pubblicata sulla piattaforma digitale Netflix (mio amore dopo il mio compagno e i miei mici) il 31 Marzo 2017 per un totale di 13 (appunto) puntate e la seconda sempre di 13 puntate è uscita, sempre su Netflix il 18 Maggio.

La serie affronta temi molto delicati e sempre d’attualità come il suicidio, il bullismo, la violenza sessuale e l’omosessualità.

Una piccola curiosità, prima di entrare nel vivo della serie, il ruolo di Hanna inizialmente doveva essere interpretato da Selena Gomez, che sarà invece poi una delle produttrici esecutive della serie e darà voce a tre song bellissime della colonna sonora della serie quali Back to you, Only you e kill em with kindness, se vi capita andate a sentirle.

13 (per abbreviare) è stata aspramente criticata da molti perché offre una rappresentazione realistica e a tratti romantica del suicidio, e la paura per queste persone è che possa essere oggetto di emulazione per molti adolescenti affascinati (passatemi il termine) dal fatto di immaginare cosa potrebbe accadere dopo la propria morte.

Specifico che la serie è vietata ai minori di 14 anni e contiene in ogni episodio specifici avvisi volti a spingere a chiedere aiuto nel caso qualcuno si trovi a vivere episodi come quelli descritti o comunque provi un disagio nei confronti della vita, addirittura rimando ad un sito https://13reasonwhy.info dove selezionando il proprio paese di provenienza si forniscono i recapiti adatti a gestire il problema.

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Credo appunto che proprio per le critiche ricevute dopo la prima stagione, la seconda sia stata rivista e studiata per cercare di rimediare, nella seconda stagione infatti (che non è più cosi realistica) vediamo il fantasma di Hanna che torna per un motivo, quello di portare i personaggi che hanno contribuito alla sua morte sulla via della redenzione, una sorta di riabilitazione.

Io non sto dalla parte delle persone che hanno criticato questa serie, chi mi conosce o ha letto qualche altro articolo del mio blog, sa che sono stata vittima di bullismo e che queste battaglie mi stanno a cuore più di molte altre, e vi assicuro che soprattutto nella prima stagione alcune scene, parole e azioni mi hanno profondamente rattristata, perché certe cose non si cancellano nemmeno dopo molti anni.

Nonostante possa turbare, io proporrei la visione di questa serie nelle scuole, ovviamente seguita da un percorso di “educazione a vivere” con psicologi ed esperti che aiutino sia le vittime che i carnefici ad amare se stessi, perché la chiave di tutto è l’amore per se stessi e per il prossimo.

Quindi non continuiamo a fare come gli struzzi e a nascondere la testa sotto la sabbia: genitori, educatori, persone di riferimento nella vita di un adolescente documentatevi, aiutate i vostri figli a crescere in modo sano e rispettare se stessi e gli altri, eh si guardatela insieme a loro questa serie perché può essere d’aiuto anche per gli adulti a riconoscere i segnali e a intervenire prima che non ci sia ritorno.

Per concludere quindi il mio voto è 8, tondo e pieno.

Ovviamente mi piacerebbe che mi lasciaste la vostra opinione.

Buon visione a lunedì

Attualità, Salute, sociale

Aborto = diritto – libertà di scegliere –

Giuro, oggi volevo parlare di temi leggeri, ero già al lavoro stamattina quando sul web mi sono imbattuta in questa immagine riprovevole che è assolutamente un insulto al gentile sesso, ecco ma io gentile non lo sono proprio.

Questa campagna pubblicitaria, se così si può chiamare, è ideata dalla fondazione CitizenGO di origine spagnola approdata poi anche in Italia. La loro pagina Facebook italiana recita: “fondazione nata dall’esperienza e dall’amicizia di un gruppo di persone desiderose di lavorare al servizio della società, per promuovere il rispetto in tutti i contesti della dignità umana e dei diritti che scaturiscono da essa…” scusate se non proseguo, ma potrebbe prendermi fuoco il cellulare.

Cavolo per fortuna che promuovono il rispetto dei diritti, ma di quali diritti, quale dignità e di quale rispetto parlano?

Roma si è svegliata ieri con questo slogan grottesco per le strade, e io mi chiedo chi ha dato il permesso di affissione per questa “puttanata”, eh si passatemi il termine, perché sono veramente inviperita. Si a Roma c’è il Vaticano, e sappiamo il pensiero della chiesa sull’aborto, ma strumentalizzare il femminicidio e la violenza sulle donne è davvero qualcosa di becero, per di più per negare un diritto fondamentale, il sacrosanto diritto di poter scegliere.

Questa gente pensa forse che per una donna abortire sia semplice o che sia felice di farlo, non ci sono motivazioni più o meno vincenti, si tratta di un diritto, della libertà di scelta, che d’accordo come tutti i diritti non va preso sotto gamba, ma è e rimane un fottuto diritto.

Probabilmente ad un tratto siamo tornati nel Medioevo e io non me ne sono accorta, ma esiste una legge da quasi 40 anni (194), e quello che va fatto e garantirne la corretta applicazione affinché nessuna donna debba ricorrere a metodi alternativi mettendo a rischio la propria vita.

Per non parlare del fatto che abbiamo ancora medici obiettori di coscienza, un medico deve fare il suo lavoro, ovvero il medico, lavoro per cui è stipendiato. Io che non sono un medico non mi posso rifiutare di fare il mio lavoro perché contro la mia morale o religione, cazzo. E appunto io non sono un medico.

Avete mai provato, prima della liberalizzazione, a farvi prescrivere la famosa “pillola del giorno dopo” che tra le altre cose viene considerata come metodo contraccettivo e non abortivo? E sentirvi dire da 4 medici “sono obiettore arrivederci e grazie” . Carissimo/a tu pensa alla tua di coscienza che alla mia ci penso io.

È questo il paese dove vogliamo vivere? Di retrogradi, bigotti e ignoranti? Quello che mi fa più rabbia è che le persone non si infiammano più per queste battaglie, ne per nessun tipo di battaglia.

Abbiamo tutti i mezzi per una rivoluzione, ma nessuno vuole scendere in campo. E non è il coraggio a mancare, ma l’interesse.

Svegliamoci, perché siamo già sull’orlo del precipizio.

Attualità, motivazionale

Siate unici e liberi – inno alla libertà –

Quello di oggi vuole essere un inno alla libertà, di scelta e di pensiero.

Quante volte ci siamo sentiti dire ” così non sta bene”, ma non sta bene per chi? È così importante il giudizio altrui?

So benissimo che siamo esseri sociali e che per forza di cose dobbiamo avere a che fare con i nostri simili, ma non per forza dobbiamo assecondare dei modi di vivere che non sono i nostri. Alla lunga ci si stanca e si sbrocca e siccome nemmeno sbroccare è ben visto dalla società, è un gatto che si morde la coda.

Viviamo di stereotipi tipo “trovati un posto in banca che ti sistemi” non ho mai sentito dire “investi su te stesso” e soprattutto “distinguiti dagli altri per la tua unicità”.

Questo è male, il futuro va in una direzione diversa, il vero modo per avere successo è reinventarsi, perché di persone che lavorano in banca, siamo pieni, siamo pieni anche di banche, per ora.

Quello che va insegnato, di base sono il rispetto e la gentilezza perché anche se non vogliamo omologarci, questi due valori sono indispensabili.

Dovremmo però aiutare a coltivare la fantasia, perché alcune idee sono geniali, ma non devono rimanere in un cassetto per paura di un rifiuto. E bisogna sapere imparare a gestire un insuccesso, semplicemente quell’idea non è pronta oppure non è il momento.

Ma nel momento in cui smetti di provarci, li hai perso davvero.

Personalmente ho provato più volte a convincermi che trovare un buon impiego con un contratto a tempo indeterminato, potesse bastarmi, ma la verità è che non è così, lo dimostra questo blog.

Non posso accontentarmi ” di portare a casa la pagnotta” senza metterci del mio, sono 14 anni che ci provo, magari la quiete dura sei mesi, ma non ambisco a sentirmi svuotata, perché è così che mi sento quando abbandono il mio posto sicuro, ma le mie idee non possono rimanere nel cassetto.

Ho deciso di non permetterlo più.

E il fatto che io creda fermamente che alcune delle mie idee possano essere geniali a tratti, non è un pensiero arrogante ( non dire queste cose che sembri arrogante e alle persone non piace la troppa sicurezza) tutt’altro è un pensiero coraggioso che ha trovato la forza di uscire dal gregge.

E se mi fosse importato il giudizio altrui, forse non avrei intrapreso la strada del blog, perché anche se mi nascondo dietro ad un Brand, il mio Brand sono io, ci sono solo io dietro allo schermo, che magari anche se non ci metto la faccia fisicamente, sto raccontando cose del mio vissuto che sono importanti per me, che mi hanno segnato e che mi hanno portata fino a qui.

Non sono nessuno di importante, ma sono qualcuno che dice la sua e questo va incentivato sempre, perché siamo tutti diversi e ognuno di noi ha qualcosa da dire anche se magari ancora non sa come farlo.

Fate sempre quello che vi piace fare, anche se non sta bene farlo, siate voi stessi e insegnatelo, ricordiamoci che siamo liberi.

Attualità

Categoria del giorno: “i genitori incivili”

So bene che probabilmente con questo articolo verrò maledetta dalla maggior parte dei genitori esistenti sul pianeta terra, ma sento comunque il bisogno di voler esporre il mio parere a riguardo.

Non mi piacciono gli incivili, non mi piacciono quei genitori che crescono i loro figli allo stato brado senza alcun tipo di regola, quelli che, se i loro figli disturbano altre persone se ne fregano perché non stanno disturbando loro.

Eh no, non sono isterica perchè sono stata svegliata all’alba ( e sono in vacanza ) da un bambino che ha bussato insistentemente alla porta della nostra camera in hotel, con tanto di mamma urlante in fondo al corridoio che non si è nemmeno scusata quando ho aperto la porta, per la cronaca erano le 7.02, e non solo, tu cara mamma dovresti tenere tuo figlio vicino a te e controllare che non disturbi gli altri ospiti, ma potresti anche evitare di urlare neanche fossi al mercato del pesce.

Sia ben chiaro, il bambino nella storia c’entra poco, non che poi, si pensi che io odi i bambini, no assolutamente, quelli delle mie amiche, li adoro e soprattutto le mie amiche non rientrano in questa categoria di genitori.

Ma come puoi insegnare il rispetto a tuo figlio se tu non sai cosa sia il rispetto?

Sempre questo week end ho assistito alla scena di un padre, fisso davanti al cellulare, mentre prendeva suo figlio per i capelli perché si stava avviando all’uscita dalla hall, tutto questo davanti ad altri ospiti, il bimbo giustamente piange e il padre cosa fa? in cerca di consensi dice “eh si, ti ho preso per i capelli, cosa dovevo fare?” , carissimo volevi un applauso? Forse era meglio che anziché fare figli, continuassi a stare su Fb o chissà dove.

Ma l’idea per questo orticolo l’ho avuta una volta arrivati in spiaggia.

Partendo dal presupposto che le spiagge in Emilia sono grandissime e sabbiose, nel giro di un’ora ci siamo trovati 20 adulti con una decina di bambini a mezzo metro da noi e posso assicurare che c’era molto più spazio pochi metri più in là, ma fin qui nulla di tragico.

I bambini vogliono giocare a pallone ma nessun adulto si preoccupa della porta, allestita con le infradito, a due metri da me che sto prendendo il sole, e per fortuna sono a pancia in sotto, perché nel giro di 2 massimo 3 minuti mi ritrovo con due bambini addosso intenti in un dribbling.

La cosa che mi ha turbata maggiormente è stata la totale mancanza di interesse degli adulti per questa vicenda, anzi al contrario, sul labiale di una delle donne, quando abbiamo deciso di andarcene, ho letto “menomale”.

Imperterriti hanno proseguito con i loro discorsi ridicoli (non ho ascoltato volutamente, ma se urli gli affari tuoi a mezzo metro da altre persone inevitabilmente le costringi ad ascoltarti).

Come si poteva anche immaginare visti gli esordi, la partita è finita in rissa, con due feriti (la sabbia in bocca e negli occhi non è piacevole) ma anche lì nessun adulto si è preoccupato, un po’ d’acqua e passa tutto, basta continuare a stare sdraiarti a parlare del nulla.

Inutile dire che dopo poco spazientiti dalla situazione ce ne siamo andati noi.

Quello che però voglio dire a riguardo è che, se decidi di avere un figlio te ne devi occupare, e se hai altre priorità forse è meglio non farne o rimandare.

So che la società ci impone tutta una serie di modelli, e che spesso ci si sente in obbligo di sposarsi, avere figli, ma nessuno ci obbliga, anche perché fare un figlio non è una cosa da niente, non è come comprare un pesce rosso, e soprattutto un figlio è per sempre è la persona che amerai più al mondo, quindi se si decide di avere dei figli va fatto con cognizione di causa e soprattutto poi bisogna badarci con impegno e dedizione e amore, tanto amore.

Ecco ho visto dei genitori senza amore. Ed è veramente triste.

Tutto questo per dire che non dobbiamo per forza accontentare la società, se non ce la sentiamo, e che non è assolutamente vero che una donna senza figli è incompleta, io personalmente non mi sento incompleta e nemmeno pronta per essere madre lo ammetto senza problemi e non lo ritengo grave, e sono un po’ stanca di tutti i giudizi impliciti della stragrande maggioranza, che ti giudica perché hai più di 30 anni, insomma di quelli che sentono il ticchettio del tuo orologio biologico.il Tuo.

O peggio ancora quelli che ti chiedono “ma allora quando fate un figlio?” Queste domande non si fanno, fa parte della buona educazione, soprattutto a persone che si conoscono poco, sempre per una questione di rispetto, delle idee altrui e anche del fatto che non puoi sapere se hai davanti persone che magari ci stanno provando e soffrono nel non riuscirci. Mi ci metto anche io in passato, quante persone possiamo aver ferito, senza saperlo, con questa domanda?

Ci vogliono delicatezza, nell’affrontare certi argomenti, e rispetto, e sono valori da trasmettere, perché solo così possiamo distinguerci dai nostri predecessori biologici: le scimmie.

Considerazioni sociali a parte, non ho mai trovato giusto ghettizzare le persone con locali, spiagge o hotel ad hoc, e soprattutto sul web ho visto persone infuriarsi sulla decisione di alcuni imprenditori di aprire locali “no kids”, per questa discriminazione. Ok, ci vuole buon senso, ma da parte di tutti. Perché, ecco, forse la prossima vacanza la ragiono “meglio” (per me).

Ovviamente non tutti i genitori sono uguali e il mio intento non è offendere, vorrei solo che ci fosse più rispetto, gentilezza ed educazione per tutti. Penserete, magari, che sia facile parlare non essendo genitrice, ma sono figlia fiera di genitori che mi hanno insegnato, per fortuna, educazione e rispetto, prima di iscrivermi a calcio e comprarmi magliette di Matuidi (che poi tra tutti i giocatori della Juve…).

Attualità

Usiamo il cervello, questo sconosciuto

Lo scandalo che ha coinvolto la società di Mark Zuckerberg a seguito del caso Cambridge Analytica, pone l’attenzione sul concetto di “libero arbitrio”, i fatti li conosciamo tutti, da settimane non si fa che parlare di questo, in tutte le salse; di come i dati sensibili di 87 milioni di persone siano stati acquisiti da società terze per influenzare le nostre abitudini ( che si tratti del partito politico da votare alle elezioni o della commercializzazione di prodotti miracolosi in fatto di cosmetica o perdita di peso).

Si perde di vista, però in tutto questo scalpore, un fattore importantissimo ovvero l’individualità delle persone, mi spiego meglio, il principio è lo stesso del ” se qualcuno ti dice di buttarti da un ponte, lo fai?” la risposta dovrebbe essere “certo che no” allo stesso modo se un’ inserzione presentata su Facebook non ti piace perché dovresti leggerla o in qualche modo sentirti influenzato?

Oltre modo, è una vita che società terze acquisiscono i nostri dati con una facilità terrificante, e non solo tramite social, avete mai letto le scritte in piccolo sui contratti relativi alla clausole del trattamento della privacy o dei dati sensibili ( i “famosi acconsento”)? queste clausole sono presenti in ogni tipologia di contratto (telefonici, utenze, assicurazioni) o nei casi più eclatanti le tessere di raccolta punti dei vari supermercati.

Da anni quindi regaliamo i nostri dati a qualsiasi tipo di società, un pò per disattenzione nella compilazione dei contratti o un pò perché comunque in Italia, almeno ci sono un sacco di società disoneste che vendono i loro pacchetti clienti al miglior offerente solo per guadagno.

In un epoca in cui, veniamo bombardati più volte nella stessa giornata dalla chiamate di call center ( che ormai non chiamano più a casa) che ci propongono qualunque tipo di servizio o prodotto e conoscono benissimo i nostri contatti, generalità e indirizzo di residenza; ecco, come facciamo a non chiederci il perché e cosa ci sta dietro?

Possiamo crocifiggere il sig. Zuckerberg per il caso Cambridge Analytica? (che è solo il più eclatante ma non sapete quanti altri casi analoghi sono stati insabbiati), quando una persona decide di iscriversi ad un qualsiasi social, ha a cuore la sua privacy?

Ma il punto focale del discorso è “siamo esseri pensanti o no?” a me pare che l’evoluzione delle specie ci sia stata, forse le elezioni negli USA e anche in Italia sono state condizionate, ma ciò a mio parere mette in risalto solo una cosa: chi sta sopra di noi ( non parlo di Dio anche se molti di questi personaggi credono a modo loro di essere al pari) crede, e forse a volte con una certa cognizione di causa, che siamo delle marionette influenzabili, e forse tutto ciò che dovremmo fare, è reagire e dimostrare che non è cosi.

Personalmente non aderirò alla campagna #deletefacebook a cui per altro nonostante tutta questa polemica ha aderito solo il 9% degli iscritti al social, credo invece che sia utile una sensibilizzazione che ci aiuti a dare il giusto valore alle cose e alle prospettive.

Dovremmo proporre come obbligatoria la materia alla stregua dell’educazione sessuale nelle scuole perché da li si deve cominciare. Va insegnato a pensare con il proprio cervello e valutare il giusto e sbagliato. 

Limitiamoci a pensare ai social come una piattaforma dove abbiamo ritrovato i nostri compagni di scuola che non vediamo da 20 anni o dove possiamo tenerci aggiornati con gli eventi della nostra zona, condividere notizie verificate, fotografie e ricordi; insomma usiamoli in modo costruttivo per fare in modo che non intacchino il nostro valore.

In conclusione Facebook non è il male, il male siamo noi se non decidiamo di usare il cervello.

L.