caro diario

Quando l’articolo che devi scrivere è un altro.

È tutto il giorno che temporeggio, ho due/tre articoli scritti su carta straccia con una pessima calligrafia da pubblicare, ma non ero e non sono in vena per nessuno di loro.

Questo periodo è molto strano per me, alterno momenti di massima euforia ed emozione a momenti di stanchezza e massimo sconforto. Sento che dovrebbe essere tutto facile, ma sembra sempre più difficile, come se mi imbattessi continuamente in ostacoli, sbattimenti e delusioni.

Mi sono convinta che deve essere così, che il mio ultimo anno in Italia debba fare in modo che io non ne senta affatto la mancanza, che poi non sarà mai così.

Si, mi piace lanciare delle bombe con noncuranza e proseguire il discorso, ma credo sia doveroso spiegare a voi che leggete queste righe questo progetto di vita, perché questo blog è nato principalmente per questo, per accompagnare il viaggio, per documentare la strada e non perdere il segno.

Qualche mese fa, non senza preoccupazioni e molti dubbi, io e il mio compagno abbiamo deciso di provare a costruirci una nuova vita in un’ isola a 4000 km dove è primavera (quella calda) tutto l’anno, dove c’è pure l’oceano e un vulcano.

A gennaio 2020 ci trasferiremo a Tenerife, probabilmente a Santa Cruz, ma per i dettagli abbiamo tempo, anche se organizzare un matrimonio, un trasferimento, avviare un’ idea di business, imparare una nuova lingua e lavorare è molto impegnativo, ecco perché ogni tanto sono latitante.

La nuova direzione per questo blog è affrontare questo cammino con me, oltre a parlare delle solite cose, vorrei portarvi con me e condividere questo viaggio, anche per vivermelo più a fondo, con più consapevolezza. Nulla è facile da affrontare, i cambiamenti spaventano, ma mettere tutto nero su bianco aiuta anche a focalizzare.

Il motivo? I motivi? Sono svariati partendo da quello più scontato e più ovvio ovvero che ho sempre sognato di vivere al mare, ma so che detta così sembra banale, in realtà abbiamo voglia di provare a vivere una vita diversa, lontana da questi ritmi, lontana da curriculum vincolanti, lontana dal portarsi il lavoro a casa, ma lavorando da casa, lavorando per noi stessi e per il nostro futuro, prendendoci il nostro tempo, godendo del nostro tempo.

Anche questo sembra forse un po’ riduttivo, cosa ci può essere di riduttivo nell’ ammettere che siamo molto felici, ma forse saremmo molto più felici a provare a realizzare dei sogni, pur avendo sempre i piedi per terra?

Diariodiunascappatadicasa è molto più che un blog per me, è una scommessa su me stessa, è la mia idea di futuro e il futuro al tempo stesso, è nata per accompagnare ed essere questo viaggio, per conoscermi e per creare un mondo tutto mio e invitarci delle persone.

Ci sono moltissime idee, tantissimi progetti, che da domani voglio iniziare a raccontare, stasera è tardi e ho sganciato la bomba più grossa, una delle più grosse.

Ora che ho svelato questo segreto, sarà tutto più semplice, perché parlarne lo fa sentire più vero e più vicino ma anche più doloroso da un certo punto di vista, non è facile lasciare la propria famiglia, la proprie amicizie e la propria città, perché non smetteranno mai di mancarci, ma so che forse certi legami si rafforzeranno e capiremo cosa è davvero importante e chi.

Tutto questo è una sfida e io voglio giocare a credere in me stessa, perché si inizia giocando e poi forse ci si crede davvero.

Ho altri articoli da pubblicare, ma quello che davvero volevo dire era questo, in tutta la sua semplicità, senza pensare troppo e alla rinfusa, spero non siate delusi, ho pensato molto a come dare la notizia, ci ho pensato talmente tanto che alla fine ho pensato di farlo così come veniva. E sono già un po’ più felice.

Buonanotte

caro diario

Momenti no.

Ci sono, non sono in vacanza, non sono scappata su un’isola deserta a fare l’eremita (anche se lo vorrei tanto) è solo un periodo difficile da affrontare.

Vorrei dire anche di essere piena di idee e di progetti, ma mentirei oggi come oggi, nonostante questo ho pensato di scrivere, forse questo senso di pesantezza sparirà condividendolo con qualcuno.

Ho qualche problema con il lavoro, quello che faccio per vivere, ma non ho nessuna intenzione di entrare nello specifico o di dare troppa importanza a chi non ne merita affatto, mi ritrovo però in una situazione, non nuova per me, di giramenti di coglioni e nervoso costante.

Dico non nuova perché mia madre, lo sottolineerebbe, e lo fa puntualmente, riassumendo il tutto con un “dopo un po’ ti stufi”, ma posso giurare che non è così, ci sono sempre altre dinamiche dettate dal rapporto con le persone e spesso io non piaccio alle persone. (Si sono calimero e sono giustificata dal pre-ciclo)

Il tutto correlato da una sfumatura d’ ansia che riesco poco a controllare.

Ai problemi lavorativi aggiungo il problema al polso destro, che mi sono auto creata per uno scatto d’ira (Si, lo so non va bene, ma sono quel poco stressata), dopo 15 giorni non sono ancora in grado di prendere una penna in mano e scrivere, il che mi manca da morire, perché sono una da “ispirazione con la penna in mano”.

E sono anche un po’ preoccupata di conseguenza.

Allo stesso tempo mi sento in colpa perché sto così, perché tolti questi due aspetti la mia vita va benissimo, sono super fortunata, ho al mio fianco un uomo stupendo che mi sopporta 😉 e che vuole condividere la sua vita con me, ma sono umana e a volte la tristezza mi schiaccia.

Forse sto scrivendo questo post solo per fare pace con il mio cervello.

Comunque domani vado a farmi ri-vedere la mano e tornerò con nuova grinta, sono fatta così.

Nel frattempo ho fatto qualche scatto per tirami un po’ su.

Attualità, motivazionale

Siate unici e liberi – inno alla libertà –

Quello di oggi vuole essere un inno alla libertà, di scelta e di pensiero.

Quante volte ci siamo sentiti dire ” così non sta bene”, ma non sta bene per chi? È così importante il giudizio altrui?

So benissimo che siamo esseri sociali e che per forza di cose dobbiamo avere a che fare con i nostri simili, ma non per forza dobbiamo assecondare dei modi di vivere che non sono i nostri. Alla lunga ci si stanca e si sbrocca e siccome nemmeno sbroccare è ben visto dalla società, è un gatto che si morde la coda.

Viviamo di stereotipi tipo “trovati un posto in banca che ti sistemi” non ho mai sentito dire “investi su te stesso” e soprattutto “distinguiti dagli altri per la tua unicità”.

Questo è male, il futuro va in una direzione diversa, il vero modo per avere successo è reinventarsi, perché di persone che lavorano in banca, siamo pieni, siamo pieni anche di banche, per ora.

Quello che va insegnato, di base sono il rispetto e la gentilezza perché anche se non vogliamo omologarci, questi due valori sono indispensabili.

Dovremmo però aiutare a coltivare la fantasia, perché alcune idee sono geniali, ma non devono rimanere in un cassetto per paura di un rifiuto. E bisogna sapere imparare a gestire un insuccesso, semplicemente quell’idea non è pronta oppure non è il momento.

Ma nel momento in cui smetti di provarci, li hai perso davvero.

Personalmente ho provato più volte a convincermi che trovare un buon impiego con un contratto a tempo indeterminato, potesse bastarmi, ma la verità è che non è così, lo dimostra questo blog.

Non posso accontentarmi ” di portare a casa la pagnotta” senza metterci del mio, sono 14 anni che ci provo, magari la quiete dura sei mesi, ma non ambisco a sentirmi svuotata, perché è così che mi sento quando abbandono il mio posto sicuro, ma le mie idee non possono rimanere nel cassetto.

Ho deciso di non permetterlo più.

E il fatto che io creda fermamente che alcune delle mie idee possano essere geniali a tratti, non è un pensiero arrogante ( non dire queste cose che sembri arrogante e alle persone non piace la troppa sicurezza) tutt’altro è un pensiero coraggioso che ha trovato la forza di uscire dal gregge.

E se mi fosse importato il giudizio altrui, forse non avrei intrapreso la strada del blog, perché anche se mi nascondo dietro ad un Brand, il mio Brand sono io, ci sono solo io dietro allo schermo, che magari anche se non ci metto la faccia fisicamente, sto raccontando cose del mio vissuto che sono importanti per me, che mi hanno segnato e che mi hanno portata fino a qui.

Non sono nessuno di importante, ma sono qualcuno che dice la sua e questo va incentivato sempre, perché siamo tutti diversi e ognuno di noi ha qualcosa da dire anche se magari ancora non sa come farlo.

Fate sempre quello che vi piace fare, anche se non sta bene farlo, siate voi stessi e insegnatelo, ricordiamoci che siamo liberi.

Salute

La mia rinascita – i soliti problemi con i titoli :)

Questo non è, e non vuole essere, un “pippone” sulla mia vita e nemmeno voglio dare dei consigli, perché ognuno di noi è diverso e perché non sono né un medico/nutrizionista né uno psicologo.

Lo preciso, perché nel mio percorso, ci sono cose di cui non vado proprio fierissima e sicuramente non sono un esempio da seguire, ma certamente dagli errori si impara, anche da quelli altrui.

Quando ero adolescente, sono stata vittima di bullismo, sono sempre stata diversa dalle altre ragazze, la mia vena artistica e la mia estrema sensibilità sono pregi di cui mi vanto ora, all’epoca mi facevano sentire diversa e poco capita, le mie compagne di classe amavano essere al centro dell’attenzione, farsi toccare il seno dai ragazzi ed erano magre, alcune proprio tanto magre.

Ecco, io non ero come loro, quindi nel passaggio tra le scuole elementari e le medie qualcosa è cambiato, improvvisamente, senza che me ne accorgessi, non ero più la bambina con cui giocare con le Barbie o cantare a squarciagola in giardino, ero diventata quella da evitare, sono stata isolata, derisa tutti i giorni a volte anche minacciata senza alcun tipo di motivo particolare, semplicemente io amavo scrivere e cantare, ma per loro ero la sfigata.

Dopo un primo periodo, ho cercato in ogni modo di omologarmi, forse anche solo per passare inosservata e fare in modo che tutto finisse.

Dovevo essere magra come loro, forse mi avrebbero accettato.

Il mio pranzo per 2/3 anni è finito in un tovagliolo che veniva poi prontamente buttato al rientro pomeridiano o la mattina dopo nel bidone della spazzatura sul tragitto per andare a scuola, arrivai a pesare 38 kg a 14 anni ed essendo alta 1.65 o giu di li, non era proprio il peso idoneo.

Più non mangiavo, più sentivo di avvicinarmi alla mie coetanee che comunque nel frattempo continuavano a tormentarmi, addirittura mi sono sentita dire da una coetanea che sarebbe stato un mondo migliore se io non fossi mai nata, quindi ad un certo punto il digiuno era diventato l’unico mio modo per punirmi, punirmi per essere diversa.

La famiglia è sempre stata la mia spalla, anche se forse alcuni retroscena li leggono solo ora, non ho mai voluto arrecare più dispiaceri, e non sono mai stata tanto brava a chiedere aiuto.

Finiti quei tre anni maledetti (eh si, permettetemelo) ho scoperto che alle persone piacevo per come ero e che potevo avere amici e semplicemente essere me stessa, a poco a poco ho ripreso a mangiare, a ridere, ho cominciato a divertirmi,  ho deciso che la bilancia (quella dove salivo 3 o 4 volte al giorno per vedere quanti grammi avevo perso) non doveva più esistere (non l’ho bruciata eh).

Quello che davvero mi ha aiutata in quegli anni, è stato iscrivermi ad un forum, di cui per altro sono poi diventata anche moderatrice, dove ho conosciuto persone con esperienze simili alla mia, con cui ho potuto confrontarmi senza vergogna, alcune di queste persone le porto veramente nel cuore, conoscerle se pur virtualmente mi ha resa una persona migliore.

Ora dalla preistoria, passiamo ai tempi moderni, perché proprio l’abolizione della bilancia mi ha portato ad accumulare qualche kg di troppo e rotolino di troppo, senza quasi accorgermene (tutta colpa di un paio di jeans nuovi che non entravano, comprati a memoria).

Ho deciso, quindi che ero abbastanza grande per comprare una bilancia e non esserne più schiava. E ho anche deciso che da quel giorno ogni mio spostamento sarebbe avvenuto a piedi (nei limiti del possibile).

Cominciando a camminare, ho ritrovato il contatto con la natura e con me stessa, ho trovato il mio momento speciale.

Per qualche mese, dopo essermi documentata, ho praticato il digiuno (fa figo dirlo, in sostanza non mangiavo nulla, solo liquidi per 24 ore 1 volta a settimana), ma a differenza del passato in modo consapevole e soprattutto allo scadere delle 24 ore, avevo una gran voglia di mangiare.

L’opinione pubblica è divisa a riguardo, molti credono che il digiuno sia la cosa più sbagliata del mondo, che sia dannoso per il fegato, che non produca alcun effetto positivo, altri credono che sia rimedio contro i tumori, che aiuti a depurare l’organismo e pulire i reni.

Io sto nel mezzo e so che per me ha funzionato, ha smosso il mio metabolismo, ma ovviamente non consiglio a nessuno di seguire il mio esempio, senza consultare un medico.( ok, io non l’ho fatto, era questo che intendevo quando dicevo che si impara anche dagli errori altrui)

Nel frattempo l’attività fisica è entrata a far parte della mia quotidianità e poco a poco, ho cominciato a perdere peso e anche, ma più lentamente, i centimetri di troppo, cosi ho eliminato il digiuno, non ne avevo più bisogno, dove solo rassodare e mantenere.

La scelta è ricaduta sul digiuno perché è più facile digiunare per me che mangiare insalata ( lo so che fa bene, ma ho qualche problema con la verdura), all’inizio ero scettica, pensavo che sarei stata stanca e affamata nel giorno di digiuno, ma mi sono ricreduta, la fame superato il primo momento passa e mi sentivo comunque piena di forze.(Ma ripeto questo non è esempio da seguire).

Il mio allenamento consiste in un’ora, almeno, di camminata al giorno, e non devo nemmeno sforzarmi perché è esattamente il tragitto casa – lavoro a passo svelto, quindi basta unire l’utile al dilettevole, in più non guidare per andare al lavoro mi rende meno nevrotica, la passeggiata mattutina mi sveglia, quella serale mi aiuta nella decompressione della giornata lavorativa, è il mio momento relax.

Da qualche mese ho introdotto il magico “alleato” : l’hula hoop (non c’è nulla da ridere sapete?), è da pilates e pesa 1,2 kg (il peso va in base al tipo di corporatura, se ne trovano di diversi materiali e prezzi) comprato da decathlon per un prezzo irrisorio di 14 euro, ma spesi da dio.Ecco qui il mio Hula ,

Per chi ha poco tempo e non ama le palestre è un attrezzo fantastico.

Non metterò fotografie del prima e dopo, perché lo scopo di questo post non è dimostrare che finalmente anche io posso fare la famosa “foto profilo in spiaggia in costume”, ma dirò semplicemente di come non sia più una persona sedentaria e di come questo mi ha cambiato la vita, tutte le mie idee migliori nascono camminando qua e là per la mia città e anche l’idea per questo blog è nata cosi.

E oggi finalmente posso dire, che amo mangiare e che il cibo non è più sopravvivenza.