caro diario

Il primo post del 2019 o il primo viaggio

Mi sono accorta solo ora di aver promesso un sacco di volte un articolo nel 2019, ma di non averlo mai scritto, quindi questo sarà il primo.

(Meglio tardi che mai è solo il 10 Febbraio 😂)

Come accennavo un paio di giorni fa sull’instagram non sono nemmeno stata in grado di definire la classica parola chiave dell’anno, un po’ per l’estrema mancanza di dono della sintesi e un po’ per una forte indecisione nella scelta tra due parole AMORE e VIAGGIO.

L’amore del resto è stata negli ultimi quattro anni (esattamente dal 15 febbraio) la parola d’ordine dei miei giorni, ma anche la FORTUNA ne è complice, perché si, per l’amore ci vuole anche un pizzico di fortuna. Ma quest’anno è comunque l’anno del coronamento, o almeno così si dice del matrimonio. Chi mi conosce, o ha imparato a farlo da queste righe, sa che non sono la classica ragazza che pianifica il proprio matrimonio fin da bambina, forse addirittura non ci avevo mai pensato, eppure ora mi sembra così giusto perché siamo noi, forse nel nostro caso inizi a pensarci nel momento giusto con la persona giusta.

Tutto questo sproloquio per dire che forse la parola dovrebbe essere AMORE, ma allo stesso tempo il 2019 è l’anno del viaggio e stavolta non metaforicamente per trovare una me stessa nascosta chissà dove (mi accontento delle mie “me” già ritrovate che fanno molta fatica a trovare accordo tra loro 😂), ma proprio del viaggio vero, con le valigie.

Mi piacerebbe dire valigie cariche di sogni (fa un sacco figo scrivere queste cose metafisiche), ma mentirei perché saranno cariche di vestiti che poi nemmeno indosserò, come sempre del resto 😂.

Saranno viaggi di sopralluoghi e di scoperte, alcuni unici e irripetibili e altri ricorrenti, ma sempre bellissimi, perché viaggiare riempie gli occhi e l’anima.

Dal primo viaggio sono rientrata da qualche giorno, dovevo raccogliere i pensieri e superare il rientro prima di scriverne, ma credo di essere pronta, ovviamente non sarà un resoconto del viaggio a tappe, perché non sono una travel blogger, io sono una di quelle sentimentali che parla dei luoghi in riferimento ai sentimenti e alle emozioni, insomma una romantica per farla breve.

In origine questo doveva essere un viaggio con le donne della mia famiglia, il viaggio che io, mia mamma e mia sorella non avevamo mai fatto insieme, non da adulte almeno. La meta ovviamente era stata scelta in base alla necessità (più mia) di tranquillizzarle in merito alla mie scelte di vita (ormai non troppo lontane) date da quella classica preoccupazione del “per lo meno vedono che andrò a stare bene” 😂

Purtroppo mia sorella non è potuta venire, lei ha una dedizione al lavoro invidiabile che non sono mai riuscita ad avere in nessuno dei posti lavoro che ho cambiato in questi 15 anni, ho sempre invidiato chi ha trovato la propria strada e giustamente quando l’hai trovata i sacrifici li fai, senza che ti sembrino tali. (Ma questo è un altro discorso e io divago troppo)

Quindi io e mia mamma siamo partite per Tenerife, io con qualche ansia e qualche valigia (piena di vestiti mai indossati 😂). Parlo di un’ ansia da prestazione dovuta al fatto di dovermela cavare senza aiuti, l’idea di guidare una macchina non mia in un paese straniero (chi mi conosce sa che io guido sempre, ma mai le macchine degli “altri”), di dovermi arrangiare con uno spagnolo arrabattato e organizzare una sorta di itinerario.

Tutte le mie ansie sono state vinte per merito di motivazioni più profonde, e ne vado piuttosto fiera, perché ho superato le mie paure per cercare di regalare a mia mamma un viaggio da ricordare, il primo insieme su quest’isola, volevo che avesse una buona impressione e degli ottimi ricordi.

Questo viaggio mi ha insegnato più di quanto sperassi, sia nel conoscere e superare i miei limiti, sia nel rapporto con mia mamma, un rapporto che è sicuramente migliorato in questi anni, da quando non siamo costrette a stare insieme, ma scegliamo il tempo da dedicarci.

E la mia futura “casa” si è dimostrata bella e accogliente, calda e confortevole e il fatto di averla condivisa me l’ha fatta amare ancora di più. Un po’ come avessi bisogno dell’approvazione 😂.

Insomma alla fine in un viaggio per me sono importanti i sentimenti e quindi torniamo ancora all’amore.

Ecco perché alla fine non sceglierò tra AMORE e VIAGGIO, ma li abbraccerò entrambi.

❤️

Attualità, caro diario, sociale

Indignazione di pausa pranzo

Sono sempre meno brava con i titoli, ma perdonatemi questo ha qualcosa che mi piace, credo il suono. Lo ammetto un po’ sto impazzendo, ma non lo nascondo e abbraccio il mio destino, ma non sono probabilmente l’unica su questa via.

Non penso che sarà nulla di nuovo, rispetto a quello che siamo abituati a leggere ogni giorno riguardo la discriminazione qualsiasi essa sia, anche se in questa pillola di vita quotidiana si evince quanto sia facile imbattersi in un dialogo come questo, fatto senza pensare a chi potenzialmente potresti avere davanti, a chi potresti ferire principalmente.

Non vi dirò nulla dell’ uomo che stava intavolando con altre due signore questo discorso, dirò solo che è un esercente, e forse proprio il fatto che sia un esercente mi ha irritata, perché la stessa bestialità che hai detto a me con sguardo serafico, chissà a quante persone l’hai ripetuta oggi.

In questo dialogo l’esercente e le due signore annuenti convenivano sul fatto che la sola famiglia che concepiscono è la “famiglia tradizionale” con qualche pittoresco e offensivo commento, ho cercato di mordermi la lingua, ma raramente riesco a starmene zitta quindi faccio presente che la famiglia è un insieme di persone che si vogliono bene, ma con scarsi risultati, quindi ho pagato e me ne sono tornata in ufficio.

Sono incazzata (indignata che è più fine l’ho messo nel titolo) però, quanta ignoranza c’è dietro tutte quelle facce da perbenista che ci sono in giro? Fate dei commenti pessimi celati da false buone maniere così nessuno può dirvi che siete trogloditi.

E invece lo siete perché prima di tutto viene il rispetto per le persone, in quanto persona ed essere umano come te e come me.

Quindi cari amici prima di abbandonarvi a certe esternazioni accertatevi che nel vostro esercizio non siano presenti quelli che voi chiamate “quelli diversi” o “amici di quelli diversi” , perché potreste ferire, offendere o semplicemente rovinare la giornata di qualcuno solo per blaterare stereotipi a caso e far prendere aria alla bocca, e allora caro esercente, siccome non conosci chi hai davanti smettila di fare certe uscite davanti ai clienti.

Ovviamente questo è un banalissimo esempio di quello che siamo abituati a sentire ogni giorno stando a contatto con altre persone. Ma perché tutti quanti non proviamo a contare fino a 10 prima di parlare?

Prima ancora che tu sia certo di poter dire cosa è in modo assoluto giusto o sbagliato ricordati di aver rispetto per i tuoi interlocutori, tutti e sempre allo stesso modo.

Per chi se lo chiedesse, potevo farmi gli affari miei, anche sul momento, ma ho un brutto difetto: raramente riesco a contare fino a dieci e quando qualcosa non mi piace lo dico.

E sono sincera non sempre penso che sia un difetto.

In amore non c’è giusto o sbagliato, c’è solo amore.❤️🌈

social

Coalizziamoci #nofollowersfake

Prima di scrivere questo articolo, ho aspettato qualche mese dalla nascita del mio progetto, perché come tutte le cose specialmente all’inizio, vuoi non dare il beneficio del dubbio?

Sappiamo benissimo che per un nuovo brand che nasce è importantissimo sapersi vendere nella maniera corretta sui social, e non fidatevi di chi vi dice che è diventato famoso per caso o non ha usato alcun accorgimento per fare crescere il numero dei suoi followers sui propri social, sono baggianate, grandi e grosse.

Nel mondo dei social, la vetrina più importante e più gettonata è certamente Instagram, che ci permette di mostrare al mondo il nostro lavoro o hobby che sia e ci offre gli strumenti per intrattenere rapporti con le persone, per confrontarci o per acquisire nuovi clienti.

Quindi quando è nato il diariodiunascappatadicasa, ho creato un nuovo account di Instagram, Facebook e Twitter.

Oggi mi soffermerò a parlare proprio di Instagram, delle dinamiche che lo coinvolgono, delle persone poco oneste, del famoso logaritmo e dei followers fake.

Inizio con il dire che stamattina la mia pagina Instagram contava 233 iscritti, non mi lamento perché comunque queste 233 persone seguono proprio me e non sono comunque poche se le pensiamo tutte in una stanza, ma voglio aggiungere che se il fenomeno “follow to follow” o “fake followers” non esistesse io a oggi di iscritti nei avrei ben 647 che se permettete è un po’ diverso.

Per le piccole pagine, come la mia, crescere su Instagram è diventato quasi impossibile, perché a meno di sponsorizzazioni i nostri feed sono poco visibili grazie al nuovo algoritmo che sceglie per noi cosa mostrarci e quale rilevanza dare al contenuto.

La formula tiene conto di 3 fattori principali: interesse, tempestività e relazione – ed altri tre fattori ausiliari legati all’uso più o meno regolare dell’app – frequenza, seguito e utilizzo, shakerando otteniamo la formula magica che determina ciò che vediamo nelle nostre bacheche.

Ok, che Instagram non nasconde nessun contenuto perché andando sulla singola pagina di ciascuno, tutti i post sono perfettamente visibili (ovviamente parlo di pagine pubbliche), ma se il mio contenuto non ottiene un numero abbondante di like poco dopo la pubblicazione, potrebbe passare inosservato, anche se è originale e frutto del mio lavoro di giorni o ore.

Infatti l’algoritmo privilegia i post con un alto engagement quindi tutto dipenderà da quanti follower abbiamo, da quanto siamo attivi sulla piattaforma, da quante interazioni abbiamo, gli hashtag che utilizziamo e la qualità dei contenuti.

La spina nel fianco è però rappresentata da tutte le società nate per vendere followers illegalmente, cari utenti di Instagram abbiate una morale, l’immagine del vostro brand è importante, ed è importante mantenere un’integrità, se io fossi una grande azienda non vorrei collaborare con chi ha grandi numeri, ma finti.

La pubblicità è importante se raggiunge un bacino vero di clienti, quindi grandi aziende fate attenzione all’influencer a cui scegliere di affidarvi per rappresentare i vostri prodotti e il vostro brand.

La piaga principale sono comunque i cari followers fake, o follow to follow, persone che ti seguono in media per 4 giorni e poi ciaone, queste persone insultano i nostri contenuti e la nostra intelligenza, perché se un contenuto ti piaceva 4 giorni fa, ora perché ti cancelli?

Instagram è certamente a conoscenza di queste problematiche, ma non ha nessuna convenienza nel cercare di combatterle, in vista anche del nuovo programma di monetizzazione e dell’introduzione dei video fino a 1 ora, l’intento è soppiantare YouTube (che è uno schifo già da anni) non di certo permettere ai piccoli di diventare “bocche da sfamare”.

Forse per l’algoritmo non possiamo fare nulla, ma possiamo combattere le ingiustizie, anzi dobbiamo, siamo piccoli, ma siamo tanti, so che ormai le persone hanno perso la buona abitudine di far valere idee e diritti e che nessuno manifesta più nemmeno se il paese va a rotoli (e va a rotoli), non vi chiedo di scendere in piazza, vi chiedo di unirci e cercare di fare squadra sovvertiamo il sistema, rompiamo le palle, diamoci da soli la visibilità che meritiamo.

Compatti, dritti alla metà!