caro diario, motivazionale

Non mi sento e non sono una “cantante fallita”

Ci sono momenti della vita in cui, nonostante non sarebbe opportuno, sentiamo il bisogno di esporci, nel mio caso di togliere quel velo di mistero attorno ad un nickname.

Qualcosa tra un post e l’altro è emerso, è vero, ma nelle mie massime del giorno esorto le persone (e me stessa in primis) a reagire, combattere ma soprattutto a essere se stessi sempre, e che me stessa sono se non parlo un pò di me, tanto più che ne sento il bisogno?

Giorni fa una conoscente ha criticato, in modo gratuito e non richiesto, il fatto che io abbia abbandonato la mia “carriera di cantante”, lo metto tra virgolette perché non credo di aver mai avuto una carriera da cantante e perché cito le testuali parole di questa persona, ora non starò a dilungarmi sul fatto che le persone devono imparare a farsi gli affari propri e non elargire pareri da buoni samaritani, se non richiesti, ma voglio assolutamente spiegare perché non mi sento affatto una cantante fallita o una persona fallita.

Che per altro, quanto meno una persona che ha fallito in qualcosa evidentemente ci ha provato ed è già due spanne avanti a chi invece di prendere in mano la propria vita spara sentenze sulle vite altrui.

Questa persona comunque mi ha fornito degli spunti per una serie di riflessioni a riguardo, che voglio condividere, perché sono pronta a farlo.

Ho sempre amato la musica, canto dall’età di 5/6 anni, a quell’età addirittura mi dilettavo a inventare canzoni in una lingua che io chiamavo inglese (ma inglese non era), mi divertivo da matti, lo ricordo come fosse ieri, ricordo la sensazione di benessere che provavo nelle mie piccole esibizioni in giardino senza condizionamenti.

Nonostante la timidezza quel modo di comunicare mi è sempre piaciuto, perché per me la musica rappresenta un mezzo di comunicazione e lo è anche se uno è stonato, magari non sempre è arte, ma c’è sempre un messaggio dietro.

Nell’età adolescenziale, quando tutti cercano il loro tratto distintivo, quello che ti caratterizza, io avevo trovato il canto, che c’era sempre stato, ma avevo capito di essere brava, di avere delle doti, perché quando sei bambino non ha importanza se sei bravo o meno, lo fai perché ti piace, ma quando cresci è tutto diverso.

Cosi è iniziato quello che oggi definisco un incubo e quello che quella persona definisce “carriera di cantante”, quando tu stai cercando la tua strada e ti dicono che sei bravo in qualcosa, il rischio è quello di credere che quella determinata cosa sia la tua strada, questo è quello che mi è successo, quello che ho voluto io per dieci anni, quello che ho creduto di volere.

Voglio essere chiara e precisare che nessuno mi ha costretta con la forza a fare decine di centinaia di concorsi musicali, a esibirmi in locali beceri o eventi musicali discutibili per anni, e voglio essere altrettanto chiara dicendo che nel mentre pensavo di essere sempre quella bambina, anche se era un’ illusione.

Cosi ho smesso di esibirmi per me stessa e per la sensazione di pace e totalità che sentivo da bambina, a volte avevo anche 3 o 4 serate a settimana, correvo freneticamente dietro a iscrizioni, scelta dei brani più difficili per fare breccia nelle giurie e degli outfit giusti per la canzone e per l’occasione.Ho un intero armadio da 2 ante pieno di quelli che chiamo “abiti da esibizione” e che oggi sono diventati abiti da week end (perché comunque non si butta via nulla) per non parlare degli accessori e delle scarpe, da farci un mercatino in piena regola.

Parentesi a parte, in questa frenesia io cercavo me stessa, ma con il passare del tempo mi perdevo sempre di più, dietro a qualcosa che con la mia passione non centrava proprio nulla, oltretutto facendo lo sforzo sovrumano di vincere la mia ansia da palcoscenico, perché sono una persona tutt’altro che esibizionista a cui tremano le mani anche a cantare in un karaoke tra amici, perché le emozioni quelle vere ti fanno tremare anche le viscere.

In quel mondo a cui sentivo di dover appartenere a tutti i costi, ho incontrato persone come me, persone a cui sono tutt’ora legata e grata perché per anni sono stati una seconda famiglia, ma ho incontrato anche moltissime persone senza scrupoli ne cervello,    nelle giurie dei concorsi specialmente, uomini viscidi non degni di essere chiamati uomini che giudicavano le tue gambe o la tua scollatura altro che doti canore. Il fatto che il mondo della musica o dello spettacolo in generale sia pieno di questi personaggi è risaputo ora, perché finalmente qualcuno ha avuto il coraggio di denunciare questi abusi.

Abuso è anche farla pagare a qualcuno che non ci è stato, eh.

Ma non è nemmeno questo il motivo per cui la mia carriera è stata interrotta, perché mi sono accanita per dimostrare che avrei potuto farcela anche senza le raccomandazioni di questi bavosi e cosi sono passati gli anni, fino a quando, dopo una brutta delusione d’amore e una serie di problemi alla gola che mi hanno tenuta ferma per un pò, ho scoperto il piacere del silenzio.

La mia pausa con la musica è durata un anno (la prima) e non è stata forzata se non all’inizio, è stato semplicemente ammettere che forse non ero pronta, ma pronta per cosa? mi ero presa una pausa dalla smania di diventare qualcuno, ma la musica non l’ho mai abbandonata, nemmeno un singolo giorno proprio come da bambina.

Il mio sogno non è svanito perché non ce l’ho fatta a diventare qualcuno, io amerò sempre cantare, ma per esprimere me stessa non per compiacere qualcun altro o diventare famosa, semplicemente il mio sogno si è trasformato per fare spazio a me, a quella che sono oggi, una persona piena di interessi e passioni di cui nessuna esclude l’altra.

Io sono fiera di chi sono oggi, la mia “bella voce” è sprecata?  ma sprecata per cosa? Ho intrapreso una strada che non era per me, me ne sono accorta e ho aggiustato il tiro, tutto qui. Ho comunque una voce, questo blog è la mia voce, il mio progetto è la mia voce.

Le passioni si evolvono, proprio come dovrebbero fare le persone. Cambiare strada o percorso non significa aver fallito, significa prendere atto dei cambiamenti e non fossilizzarsi, ma cercare di migliorarsi.

2018-06-14 13.55.06

Serie Tv del momento Rubrica

Serie Tv del momento -capitolo 1- Westworld

Ho deciso di creare questa rubrica, dove proporrò una serie Tv del momento (in programmazione) a settimana, vorrei che fosse quanto più interattiva possibile, mi piacerebbe avere il vostro parere a riguardo o suggerimenti su cosa guardare che per quanto mi riguarda non sono mai troppi, sono una gran fan di Netflix e in generale una grande appassionata di Telefilm (detto all’italiana).

Il primo capitolo si incentra sulla serie statunitense ideata per HBO “Westworld- dove tutto è concesso” basata sul film del 1973 “il mondo dei Robot” di Michael Crichton.

La serie racconta la storia di un parco a tema un po’ particolare, Westworld appunto, popolato da androidi (robot con sembianze umane) e creato per consentire ai visitatori un’ esperienza western abbastanza cruenta e molto realistica, dove ogni peccato è concesso senza alcun tipo di conseguenza. Gli androidi detti “residenti” sono resi molto simili agli umani mediante aggiornamenti, chiamati “ricordanze”, installati dai loro creatori (non trascurabile la presenza di un ottimo Sir Anthony Hopkins nel ruolo del direttore creativo del parco il dottor Robert Ford), ma l’origine umana di questi input porterà ad una vera e propria rivoluzione dei residenti, che finalmente consapevoli della loro natura cercheranno di prendere il controllo del loro mondo e forse non solo.

Per il momento sono state girate due stagioni da 10 episodi ciascuna, attualmente in programmazione su Sky Atlantic con la seconda stagione in contemporanea Usa e sottotitolata.

La serie è assolutamente interessante per i molti spunti che offre sia in chiave psicologica che in chiave futurista, la trama infatti è basata sullo svolgimento di una varietà di enigmi su più livelli e linee temporali diverse, la stessa narrazione sovverte l’ordine logico e cronologico degli avvenimenti dando allo spettatore la sensazione di trovarsi in un labirinto (un po’ come i nostri androidi).

È bene sottolineare che proprio per questi aspetti forse viene meno l’appartenenza della serie alla categoria intrattenimento, perché è coinvolgente, ma non divertente. Ci pensa però la colonna sonora di Ramin Djawadi a intrattenere, ideata per portare un pizzico di divertimento e di contemporaneità, infatti sono stati ri arrangiati brani come “paint it back” dei Rolling Stones e altri successi, tutti rigorosamente suonati dal piano meccanico del Saloon.

Questo a ricordare l’aspetto ludico del tutto, lo spettatore infatti,intrigato dagli enigmi da risolvere, insieme a creatori e residenti, viene risvegliato dalla scelta delle canzoni, programmate come tutto il resto del parco, come a ricordare l’idea di base, ovvero che siamo in un parco a tema dove nulla è reale.

A mio parere questo simbolismo è geniale e considerato il grandissimo successo ottenuto, forse non solo per me.

Veniamo a noi, questa serie la consiglio assolutamente perché è unica nel suo genere, ma ricordo che non è di facile comprensione quindi non è adatta a chi vuole intrattenersi con qualcosa di leggero e poco impegnato, il mio voto considerato tutto è 8. Mica male!

Per questa settimana è tutto, fatemi sapere e buona visione!