Attualità, caro diario, sociale

Indignazione di pausa pranzo

Sono sempre meno brava con i titoli, ma perdonatemi questo ha qualcosa che mi piace, credo il suono. Lo ammetto un po’ sto impazzendo, ma non lo nascondo e abbraccio il mio destino, ma non sono probabilmente l’unica su questa via.

Non penso che sarà nulla di nuovo, rispetto a quello che siamo abituati a leggere ogni giorno riguardo la discriminazione qualsiasi essa sia, anche se in questa pillola di vita quotidiana si evince quanto sia facile imbattersi in un dialogo come questo, fatto senza pensare a chi potenzialmente potresti avere davanti, a chi potresti ferire principalmente.

Non vi dirò nulla dell’ uomo che stava intavolando con altre due signore questo discorso, dirò solo che è un esercente, e forse proprio il fatto che sia un esercente mi ha irritata, perché la stessa bestialità che hai detto a me con sguardo serafico, chissà a quante persone l’hai ripetuta oggi.

In questo dialogo l’esercente e le due signore annuenti convenivano sul fatto che la sola famiglia che concepiscono è la “famiglia tradizionale” con qualche pittoresco e offensivo commento, ho cercato di mordermi la lingua, ma raramente riesco a starmene zitta quindi faccio presente che la famiglia è un insieme di persone che si vogliono bene, ma con scarsi risultati, quindi ho pagato e me ne sono tornata in ufficio.

Sono incazzata (indignata che è più fine l’ho messo nel titolo) però, quanta ignoranza c’è dietro tutte quelle facce da perbenista che ci sono in giro? Fate dei commenti pessimi celati da false buone maniere così nessuno può dirvi che siete trogloditi.

E invece lo siete perché prima di tutto viene il rispetto per le persone, in quanto persona ed essere umano come te e come me.

Quindi cari amici prima di abbandonarvi a certe esternazioni accertatevi che nel vostro esercizio non siano presenti quelli che voi chiamate “quelli diversi” o “amici di quelli diversi” , perché potreste ferire, offendere o semplicemente rovinare la giornata di qualcuno solo per blaterare stereotipi a caso e far prendere aria alla bocca, e allora caro esercente, siccome non conosci chi hai davanti smettila di fare certe uscite davanti ai clienti.

Ovviamente questo è un banalissimo esempio di quello che siamo abituati a sentire ogni giorno stando a contatto con altre persone. Ma perché tutti quanti non proviamo a contare fino a 10 prima di parlare?

Prima ancora che tu sia certo di poter dire cosa è in modo assoluto giusto o sbagliato ricordati di aver rispetto per i tuoi interlocutori, tutti e sempre allo stesso modo.

Per chi se lo chiedesse, potevo farmi gli affari miei, anche sul momento, ma ho un brutto difetto: raramente riesco a contare fino a dieci e quando qualcosa non mi piace lo dico.

E sono sincera non sempre penso che sia un difetto.

In amore non c’è giusto o sbagliato, c’è solo amore.❤️🌈

social

Coalizziamoci #nofollowersfake

Prima di scrivere questo articolo, ho aspettato qualche mese dalla nascita del mio progetto, perché come tutte le cose specialmente all’inizio, vuoi non dare il beneficio del dubbio?

Sappiamo benissimo che per un nuovo brand che nasce è importantissimo sapersi vendere nella maniera corretta sui social, e non fidatevi di chi vi dice che è diventato famoso per caso o non ha usato alcun accorgimento per fare crescere il numero dei suoi followers sui propri social, sono baggianate, grandi e grosse.

Nel mondo dei social, la vetrina più importante e più gettonata è certamente Instagram, che ci permette di mostrare al mondo il nostro lavoro o hobby che sia e ci offre gli strumenti per intrattenere rapporti con le persone, per confrontarci o per acquisire nuovi clienti.

Quindi quando è nato il diariodiunascappatadicasa, ho creato un nuovo account di Instagram, Facebook e Twitter.

Oggi mi soffermerò a parlare proprio di Instagram, delle dinamiche che lo coinvolgono, delle persone poco oneste, del famoso logaritmo e dei followers fake.

Inizio con il dire che stamattina la mia pagina Instagram contava 233 iscritti, non mi lamento perché comunque queste 233 persone seguono proprio me e non sono comunque poche se le pensiamo tutte in una stanza, ma voglio aggiungere che se il fenomeno “follow to follow” o “fake followers” non esistesse io a oggi di iscritti nei avrei ben 647 che se permettete è un po’ diverso.

Per le piccole pagine, come la mia, crescere su Instagram è diventato quasi impossibile, perché a meno di sponsorizzazioni i nostri feed sono poco visibili grazie al nuovo algoritmo che sceglie per noi cosa mostrarci e quale rilevanza dare al contenuto.

La formula tiene conto di 3 fattori principali: interesse, tempestività e relazione – ed altri tre fattori ausiliari legati all’uso più o meno regolare dell’app – frequenza, seguito e utilizzo, shakerando otteniamo la formula magica che determina ciò che vediamo nelle nostre bacheche.

Ok, che Instagram non nasconde nessun contenuto perché andando sulla singola pagina di ciascuno, tutti i post sono perfettamente visibili (ovviamente parlo di pagine pubbliche), ma se il mio contenuto non ottiene un numero abbondante di like poco dopo la pubblicazione, potrebbe passare inosservato, anche se è originale e frutto del mio lavoro di giorni o ore.

Infatti l’algoritmo privilegia i post con un alto engagement quindi tutto dipenderà da quanti follower abbiamo, da quanto siamo attivi sulla piattaforma, da quante interazioni abbiamo, gli hashtag che utilizziamo e la qualità dei contenuti.

La spina nel fianco è però rappresentata da tutte le società nate per vendere followers illegalmente, cari utenti di Instagram abbiate una morale, l’immagine del vostro brand è importante, ed è importante mantenere un’integrità, se io fossi una grande azienda non vorrei collaborare con chi ha grandi numeri, ma finti.

La pubblicità è importante se raggiunge un bacino vero di clienti, quindi grandi aziende fate attenzione all’influencer a cui scegliere di affidarvi per rappresentare i vostri prodotti e il vostro brand.

La piaga principale sono comunque i cari followers fake, o follow to follow, persone che ti seguono in media per 4 giorni e poi ciaone, queste persone insultano i nostri contenuti e la nostra intelligenza, perché se un contenuto ti piaceva 4 giorni fa, ora perché ti cancelli?

Instagram è certamente a conoscenza di queste problematiche, ma non ha nessuna convenienza nel cercare di combatterle, in vista anche del nuovo programma di monetizzazione e dell’introduzione dei video fino a 1 ora, l’intento è soppiantare YouTube (che è uno schifo già da anni) non di certo permettere ai piccoli di diventare “bocche da sfamare”.

Forse per l’algoritmo non possiamo fare nulla, ma possiamo combattere le ingiustizie, anzi dobbiamo, siamo piccoli, ma siamo tanti, so che ormai le persone hanno perso la buona abitudine di far valere idee e diritti e che nessuno manifesta più nemmeno se il paese va a rotoli (e va a rotoli), non vi chiedo di scendere in piazza, vi chiedo di unirci e cercare di fare squadra sovvertiamo il sistema, rompiamo le palle, diamoci da soli la visibilità che meritiamo.

Compatti, dritti alla metà!

caro diario, motivazionale

Non mi sento e non sono una “cantante fallita”

Ci sono momenti della vita in cui, nonostante non sarebbe opportuno, sentiamo il bisogno di esporci, nel mio caso di togliere quel velo di mistero attorno ad un nickname.

Qualcosa tra un post e l’altro è emerso, è vero, ma nelle mie massime del giorno esorto le persone (e me stessa in primis) a reagire, combattere ma soprattutto a essere se stessi sempre, e che me stessa sono se non parlo un pò di me, tanto più che ne sento il bisogno?

Giorni fa una conoscente ha criticato, in modo gratuito e non richiesto, il fatto che io abbia abbandonato la mia “carriera di cantante”, lo metto tra virgolette perché non credo di aver mai avuto una carriera da cantante e perché cito le testuali parole di questa persona, ora non starò a dilungarmi sul fatto che le persone devono imparare a farsi gli affari propri e non elargire pareri da buoni samaritani, se non richiesti, ma voglio assolutamente spiegare perché non mi sento affatto una cantante fallita o una persona fallita.

Che per altro, quanto meno una persona che ha fallito in qualcosa evidentemente ci ha provato ed è già due spanne avanti a chi invece di prendere in mano la propria vita spara sentenze sulle vite altrui.

Questa persona comunque mi ha fornito degli spunti per una serie di riflessioni a riguardo, che voglio condividere, perché sono pronta a farlo.

Ho sempre amato la musica, canto dall’età di 5/6 anni, a quell’età addirittura mi dilettavo a inventare canzoni in una lingua che io chiamavo inglese (ma inglese non era), mi divertivo da matti, lo ricordo come fosse ieri, ricordo la sensazione di benessere che provavo nelle mie piccole esibizioni in giardino senza condizionamenti.

Nonostante la timidezza quel modo di comunicare mi è sempre piaciuto, perché per me la musica rappresenta un mezzo di comunicazione e lo è anche se uno è stonato, magari non sempre è arte, ma c’è sempre un messaggio dietro.

Nell’età adolescenziale, quando tutti cercano il loro tratto distintivo, quello che ti caratterizza, io avevo trovato il canto, che c’era sempre stato, ma avevo capito di essere brava, di avere delle doti, perché quando sei bambino non ha importanza se sei bravo o meno, lo fai perché ti piace, ma quando cresci è tutto diverso.

Cosi è iniziato quello che oggi definisco un incubo e quello che quella persona definisce “carriera di cantante”, quando tu stai cercando la tua strada e ti dicono che sei bravo in qualcosa, il rischio è quello di credere che quella determinata cosa sia la tua strada, questo è quello che mi è successo, quello che ho voluto io per dieci anni, quello che ho creduto di volere.

Voglio essere chiara e precisare che nessuno mi ha costretta con la forza a fare decine di centinaia di concorsi musicali, a esibirmi in locali beceri o eventi musicali discutibili per anni, e voglio essere altrettanto chiara dicendo che nel mentre pensavo di essere sempre quella bambina, anche se era un’ illusione.

Cosi ho smesso di esibirmi per me stessa e per la sensazione di pace e totalità che sentivo da bambina, a volte avevo anche 3 o 4 serate a settimana, correvo freneticamente dietro a iscrizioni, scelta dei brani più difficili per fare breccia nelle giurie e degli outfit giusti per la canzone e per l’occasione.Ho un intero armadio da 2 ante pieno di quelli che chiamo “abiti da esibizione” e che oggi sono diventati abiti da week end (perché comunque non si butta via nulla) per non parlare degli accessori e delle scarpe, da farci un mercatino in piena regola.

Parentesi a parte, in questa frenesia io cercavo me stessa, ma con il passare del tempo mi perdevo sempre di più, dietro a qualcosa che con la mia passione non centrava proprio nulla, oltretutto facendo lo sforzo sovrumano di vincere la mia ansia da palcoscenico, perché sono una persona tutt’altro che esibizionista a cui tremano le mani anche a cantare in un karaoke tra amici, perché le emozioni quelle vere ti fanno tremare anche le viscere.

In quel mondo a cui sentivo di dover appartenere a tutti i costi, ho incontrato persone come me, persone a cui sono tutt’ora legata e grata perché per anni sono stati una seconda famiglia, ma ho incontrato anche moltissime persone senza scrupoli ne cervello,    nelle giurie dei concorsi specialmente, uomini viscidi non degni di essere chiamati uomini che giudicavano le tue gambe o la tua scollatura altro che doti canore. Il fatto che il mondo della musica o dello spettacolo in generale sia pieno di questi personaggi è risaputo ora, perché finalmente qualcuno ha avuto il coraggio di denunciare questi abusi.

Abuso è anche farla pagare a qualcuno che non ci è stato, eh.

Ma non è nemmeno questo il motivo per cui la mia carriera è stata interrotta, perché mi sono accanita per dimostrare che avrei potuto farcela anche senza le raccomandazioni di questi bavosi e cosi sono passati gli anni, fino a quando, dopo una brutta delusione d’amore e una serie di problemi alla gola che mi hanno tenuta ferma per un pò, ho scoperto il piacere del silenzio.

La mia pausa con la musica è durata un anno (la prima) e non è stata forzata se non all’inizio, è stato semplicemente ammettere che forse non ero pronta, ma pronta per cosa? mi ero presa una pausa dalla smania di diventare qualcuno, ma la musica non l’ho mai abbandonata, nemmeno un singolo giorno proprio come da bambina.

Il mio sogno non è svanito perché non ce l’ho fatta a diventare qualcuno, io amerò sempre cantare, ma per esprimere me stessa non per compiacere qualcun altro o diventare famosa, semplicemente il mio sogno si è trasformato per fare spazio a me, a quella che sono oggi, una persona piena di interessi e passioni di cui nessuna esclude l’altra.

Io sono fiera di chi sono oggi, la mia “bella voce” è sprecata?  ma sprecata per cosa? Ho intrapreso una strada che non era per me, me ne sono accorta e ho aggiustato il tiro, tutto qui. Ho comunque una voce, questo blog è la mia voce, il mio progetto è la mia voce.

Le passioni si evolvono, proprio come dovrebbero fare le persone. Cambiare strada o percorso non significa aver fallito, significa prendere atto dei cambiamenti e non fossilizzarsi, ma cercare di migliorarsi.

2018-06-14 13.55.06

Attualità, Salute, sociale

Aborto = diritto – libertà di scegliere –

Giuro, oggi volevo parlare di temi leggeri, ero già al lavoro stamattina quando sul web mi sono imbattuta in questa immagine riprovevole che è assolutamente un insulto al gentile sesso, ecco ma io gentile non lo sono proprio.

Questa campagna pubblicitaria, se così si può chiamare, è ideata dalla fondazione CitizenGO di origine spagnola approdata poi anche in Italia. La loro pagina Facebook italiana recita: “fondazione nata dall’esperienza e dall’amicizia di un gruppo di persone desiderose di lavorare al servizio della società, per promuovere il rispetto in tutti i contesti della dignità umana e dei diritti che scaturiscono da essa…” scusate se non proseguo, ma potrebbe prendermi fuoco il cellulare.

Cavolo per fortuna che promuovono il rispetto dei diritti, ma di quali diritti, quale dignità e di quale rispetto parlano?

Roma si è svegliata ieri con questo slogan grottesco per le strade, e io mi chiedo chi ha dato il permesso di affissione per questa “puttanata”, eh si passatemi il termine, perché sono veramente inviperita. Si a Roma c’è il Vaticano, e sappiamo il pensiero della chiesa sull’aborto, ma strumentalizzare il femminicidio e la violenza sulle donne è davvero qualcosa di becero, per di più per negare un diritto fondamentale, il sacrosanto diritto di poter scegliere.

Questa gente pensa forse che per una donna abortire sia semplice o che sia felice di farlo, non ci sono motivazioni più o meno vincenti, si tratta di un diritto, della libertà di scelta, che d’accordo come tutti i diritti non va preso sotto gamba, ma è e rimane un fottuto diritto.

Probabilmente ad un tratto siamo tornati nel Medioevo e io non me ne sono accorta, ma esiste una legge da quasi 40 anni (194), e quello che va fatto e garantirne la corretta applicazione affinché nessuna donna debba ricorrere a metodi alternativi mettendo a rischio la propria vita.

Per non parlare del fatto che abbiamo ancora medici obiettori di coscienza, un medico deve fare il suo lavoro, ovvero il medico, lavoro per cui è stipendiato. Io che non sono un medico non mi posso rifiutare di fare il mio lavoro perché contro la mia morale o religione, cazzo. E appunto io non sono un medico.

Avete mai provato, prima della liberalizzazione, a farvi prescrivere la famosa “pillola del giorno dopo” che tra le altre cose viene considerata come metodo contraccettivo e non abortivo? E sentirvi dire da 4 medici “sono obiettore arrivederci e grazie” . Carissimo/a tu pensa alla tua di coscienza che alla mia ci penso io.

È questo il paese dove vogliamo vivere? Di retrogradi, bigotti e ignoranti? Quello che mi fa più rabbia è che le persone non si infiammano più per queste battaglie, ne per nessun tipo di battaglia.

Abbiamo tutti i mezzi per una rivoluzione, ma nessuno vuole scendere in campo. E non è il coraggio a mancare, ma l’interesse.

Svegliamoci, perché siamo già sull’orlo del precipizio.

Attualità, motivazionale

Siate unici e liberi – inno alla libertà –

Quello di oggi vuole essere un inno alla libertà, di scelta e di pensiero.

Quante volte ci siamo sentiti dire ” così non sta bene”, ma non sta bene per chi? È così importante il giudizio altrui?

So benissimo che siamo esseri sociali e che per forza di cose dobbiamo avere a che fare con i nostri simili, ma non per forza dobbiamo assecondare dei modi di vivere che non sono i nostri. Alla lunga ci si stanca e si sbrocca e siccome nemmeno sbroccare è ben visto dalla società, è un gatto che si morde la coda.

Viviamo di stereotipi tipo “trovati un posto in banca che ti sistemi” non ho mai sentito dire “investi su te stesso” e soprattutto “distinguiti dagli altri per la tua unicità”.

Questo è male, il futuro va in una direzione diversa, il vero modo per avere successo è reinventarsi, perché di persone che lavorano in banca, siamo pieni, siamo pieni anche di banche, per ora.

Quello che va insegnato, di base sono il rispetto e la gentilezza perché anche se non vogliamo omologarci, questi due valori sono indispensabili.

Dovremmo però aiutare a coltivare la fantasia, perché alcune idee sono geniali, ma non devono rimanere in un cassetto per paura di un rifiuto. E bisogna sapere imparare a gestire un insuccesso, semplicemente quell’idea non è pronta oppure non è il momento.

Ma nel momento in cui smetti di provarci, li hai perso davvero.

Personalmente ho provato più volte a convincermi che trovare un buon impiego con un contratto a tempo indeterminato, potesse bastarmi, ma la verità è che non è così, lo dimostra questo blog.

Non posso accontentarmi ” di portare a casa la pagnotta” senza metterci del mio, sono 14 anni che ci provo, magari la quiete dura sei mesi, ma non ambisco a sentirmi svuotata, perché è così che mi sento quando abbandono il mio posto sicuro, ma le mie idee non possono rimanere nel cassetto.

Ho deciso di non permetterlo più.

E il fatto che io creda fermamente che alcune delle mie idee possano essere geniali a tratti, non è un pensiero arrogante ( non dire queste cose che sembri arrogante e alle persone non piace la troppa sicurezza) tutt’altro è un pensiero coraggioso che ha trovato la forza di uscire dal gregge.

E se mi fosse importato il giudizio altrui, forse non avrei intrapreso la strada del blog, perché anche se mi nascondo dietro ad un Brand, il mio Brand sono io, ci sono solo io dietro allo schermo, che magari anche se non ci metto la faccia fisicamente, sto raccontando cose del mio vissuto che sono importanti per me, che mi hanno segnato e che mi hanno portata fino a qui.

Non sono nessuno di importante, ma sono qualcuno che dice la sua e questo va incentivato sempre, perché siamo tutti diversi e ognuno di noi ha qualcosa da dire anche se magari ancora non sa come farlo.

Fate sempre quello che vi piace fare, anche se non sta bene farlo, siate voi stessi e insegnatelo, ricordiamoci che siamo liberi.

Attualità

Categoria del giorno: “i genitori incivili”

So bene che probabilmente con questo articolo verrò maledetta dalla maggior parte dei genitori esistenti sul pianeta terra, ma sento comunque il bisogno di voler esporre il mio parere a riguardo.

Non mi piacciono gli incivili, non mi piacciono quei genitori che crescono i loro figli allo stato brado senza alcun tipo di regola, quelli che, se i loro figli disturbano altre persone se ne fregano perché non stanno disturbando loro.

Eh no, non sono isterica perchè sono stata svegliata all’alba ( e sono in vacanza ) da un bambino che ha bussato insistentemente alla porta della nostra camera in hotel, con tanto di mamma urlante in fondo al corridoio che non si è nemmeno scusata quando ho aperto la porta, per la cronaca erano le 7.02, e non solo, tu cara mamma dovresti tenere tuo figlio vicino a te e controllare che non disturbi gli altri ospiti, ma potresti anche evitare di urlare neanche fossi al mercato del pesce.

Sia ben chiaro, il bambino nella storia c’entra poco, non che poi, si pensi che io odi i bambini, no assolutamente, quelli delle mie amiche, li adoro e soprattutto le mie amiche non rientrano in questa categoria di genitori.

Ma come puoi insegnare il rispetto a tuo figlio se tu non sai cosa sia il rispetto?

Sempre questo week end ho assistito alla scena di un padre, fisso davanti al cellulare, mentre prendeva suo figlio per i capelli perché si stava avviando all’uscita dalla hall, tutto questo davanti ad altri ospiti, il bimbo giustamente piange e il padre cosa fa? in cerca di consensi dice “eh si, ti ho preso per i capelli, cosa dovevo fare?” , carissimo volevi un applauso? Forse era meglio che anziché fare figli, continuassi a stare su Fb o chissà dove.

Ma l’idea per questo orticolo l’ho avuta una volta arrivati in spiaggia.

Partendo dal presupposto che le spiagge in Emilia sono grandissime e sabbiose, nel giro di un’ora ci siamo trovati 20 adulti con una decina di bambini a mezzo metro da noi e posso assicurare che c’era molto più spazio pochi metri più in là, ma fin qui nulla di tragico.

I bambini vogliono giocare a pallone ma nessun adulto si preoccupa della porta, allestita con le infradito, a due metri da me che sto prendendo il sole, e per fortuna sono a pancia in sotto, perché nel giro di 2 massimo 3 minuti mi ritrovo con due bambini addosso intenti in un dribbling.

La cosa che mi ha turbata maggiormente è stata la totale mancanza di interesse degli adulti per questa vicenda, anzi al contrario, sul labiale di una delle donne, quando abbiamo deciso di andarcene, ho letto “menomale”.

Imperterriti hanno proseguito con i loro discorsi ridicoli (non ho ascoltato volutamente, ma se urli gli affari tuoi a mezzo metro da altre persone inevitabilmente le costringi ad ascoltarti).

Come si poteva anche immaginare visti gli esordi, la partita è finita in rissa, con due feriti (la sabbia in bocca e negli occhi non è piacevole) ma anche lì nessun adulto si è preoccupato, un po’ d’acqua e passa tutto, basta continuare a stare sdraiarti a parlare del nulla.

Inutile dire che dopo poco spazientiti dalla situazione ce ne siamo andati noi.

Quello che però voglio dire a riguardo è che, se decidi di avere un figlio te ne devi occupare, e se hai altre priorità forse è meglio non farne o rimandare.

So che la società ci impone tutta una serie di modelli, e che spesso ci si sente in obbligo di sposarsi, avere figli, ma nessuno ci obbliga, anche perché fare un figlio non è una cosa da niente, non è come comprare un pesce rosso, e soprattutto un figlio è per sempre è la persona che amerai più al mondo, quindi se si decide di avere dei figli va fatto con cognizione di causa e soprattutto poi bisogna badarci con impegno e dedizione e amore, tanto amore.

Ecco ho visto dei genitori senza amore. Ed è veramente triste.

Tutto questo per dire che non dobbiamo per forza accontentare la società, se non ce la sentiamo, e che non è assolutamente vero che una donna senza figli è incompleta, io personalmente non mi sento incompleta e nemmeno pronta per essere madre lo ammetto senza problemi e non lo ritengo grave, e sono un po’ stanca di tutti i giudizi impliciti della stragrande maggioranza, che ti giudica perché hai più di 30 anni, insomma di quelli che sentono il ticchettio del tuo orologio biologico.il Tuo.

O peggio ancora quelli che ti chiedono “ma allora quando fate un figlio?” Queste domande non si fanno, fa parte della buona educazione, soprattutto a persone che si conoscono poco, sempre per una questione di rispetto, delle idee altrui e anche del fatto che non puoi sapere se hai davanti persone che magari ci stanno provando e soffrono nel non riuscirci. Mi ci metto anche io in passato, quante persone possiamo aver ferito, senza saperlo, con questa domanda?

Ci vogliono delicatezza, nell’affrontare certi argomenti, e rispetto, e sono valori da trasmettere, perché solo così possiamo distinguerci dai nostri predecessori biologici: le scimmie.

Considerazioni sociali a parte, non ho mai trovato giusto ghettizzare le persone con locali, spiagge o hotel ad hoc, e soprattutto sul web ho visto persone infuriarsi sulla decisione di alcuni imprenditori di aprire locali “no kids”, per questa discriminazione. Ok, ci vuole buon senso, ma da parte di tutti. Perché, ecco, forse la prossima vacanza la ragiono “meglio” (per me).

Ovviamente non tutti i genitori sono uguali e il mio intento non è offendere, vorrei solo che ci fosse più rispetto, gentilezza ed educazione per tutti. Penserete, magari, che sia facile parlare non essendo genitrice, ma sono figlia fiera di genitori che mi hanno insegnato, per fortuna, educazione e rispetto, prima di iscrivermi a calcio e comprarmi magliette di Matuidi (che poi tra tutti i giocatori della Juve…).