caro diario, motivazionale

Non mi sento e non sono una “cantante fallita”

Ci sono momenti della vita in cui, nonostante non sarebbe opportuno, sentiamo il bisogno di esporci, nel mio caso di togliere quel velo di mistero attorno ad un nickname.

Qualcosa tra un post e l’altro è emerso, è vero, ma nelle mie massime del giorno esorto le persone (e me stessa in primis) a reagire, combattere ma soprattutto a essere se stessi sempre, e che me stessa sono se non parlo un pò di me, tanto più che ne sento il bisogno?

Giorni fa una conoscente ha criticato, in modo gratuito e non richiesto, il fatto che io abbia abbandonato la mia “carriera di cantante”, lo metto tra virgolette perché non credo di aver mai avuto una carriera da cantante e perché cito le testuali parole di questa persona, ora non starò a dilungarmi sul fatto che le persone devono imparare a farsi gli affari propri e non elargire pareri da buoni samaritani, se non richiesti, ma voglio assolutamente spiegare perché non mi sento affatto una cantante fallita o una persona fallita.

Che per altro, quanto meno una persona che ha fallito in qualcosa evidentemente ci ha provato ed è già due spanne avanti a chi invece di prendere in mano la propria vita spara sentenze sulle vite altrui.

Questa persona comunque mi ha fornito degli spunti per una serie di riflessioni a riguardo, che voglio condividere, perché sono pronta a farlo.

Ho sempre amato la musica, canto dall’età di 5/6 anni, a quell’età addirittura mi dilettavo a inventare canzoni in una lingua che io chiamavo inglese (ma inglese non era), mi divertivo da matti, lo ricordo come fosse ieri, ricordo la sensazione di benessere che provavo nelle mie piccole esibizioni in giardino senza condizionamenti.

Nonostante la timidezza quel modo di comunicare mi è sempre piaciuto, perché per me la musica rappresenta un mezzo di comunicazione e lo è anche se uno è stonato, magari non sempre è arte, ma c’è sempre un messaggio dietro.

Nell’età adolescenziale, quando tutti cercano il loro tratto distintivo, quello che ti caratterizza, io avevo trovato il canto, che c’era sempre stato, ma avevo capito di essere brava, di avere delle doti, perché quando sei bambino non ha importanza se sei bravo o meno, lo fai perché ti piace, ma quando cresci è tutto diverso.

Cosi è iniziato quello che oggi definisco un incubo e quello che quella persona definisce “carriera di cantante”, quando tu stai cercando la tua strada e ti dicono che sei bravo in qualcosa, il rischio è quello di credere che quella determinata cosa sia la tua strada, questo è quello che mi è successo, quello che ho voluto io per dieci anni, quello che ho creduto di volere.

Voglio essere chiara e precisare che nessuno mi ha costretta con la forza a fare decine di centinaia di concorsi musicali, a esibirmi in locali beceri o eventi musicali discutibili per anni, e voglio essere altrettanto chiara dicendo che nel mentre pensavo di essere sempre quella bambina, anche se era un’ illusione.

Cosi ho smesso di esibirmi per me stessa e per la sensazione di pace e totalità che sentivo da bambina, a volte avevo anche 3 o 4 serate a settimana, correvo freneticamente dietro a iscrizioni, scelta dei brani più difficili per fare breccia nelle giurie e degli outfit giusti per la canzone e per l’occasione.Ho un intero armadio da 2 ante pieno di quelli che chiamo “abiti da esibizione” e che oggi sono diventati abiti da week end (perché comunque non si butta via nulla) per non parlare degli accessori e delle scarpe, da farci un mercatino in piena regola.

Parentesi a parte, in questa frenesia io cercavo me stessa, ma con il passare del tempo mi perdevo sempre di più, dietro a qualcosa che con la mia passione non centrava proprio nulla, oltretutto facendo lo sforzo sovrumano di vincere la mia ansia da palcoscenico, perché sono una persona tutt’altro che esibizionista a cui tremano le mani anche a cantare in un karaoke tra amici, perché le emozioni quelle vere ti fanno tremare anche le viscere.

In quel mondo a cui sentivo di dover appartenere a tutti i costi, ho incontrato persone come me, persone a cui sono tutt’ora legata e grata perché per anni sono stati una seconda famiglia, ma ho incontrato anche moltissime persone senza scrupoli ne cervello,    nelle giurie dei concorsi specialmente, uomini viscidi non degni di essere chiamati uomini che giudicavano le tue gambe o la tua scollatura altro che doti canore. Il fatto che il mondo della musica o dello spettacolo in generale sia pieno di questi personaggi è risaputo ora, perché finalmente qualcuno ha avuto il coraggio di denunciare questi abusi.

Abuso è anche farla pagare a qualcuno che non ci è stato, eh.

Ma non è nemmeno questo il motivo per cui la mia carriera è stata interrotta, perché mi sono accanita per dimostrare che avrei potuto farcela anche senza le raccomandazioni di questi bavosi e cosi sono passati gli anni, fino a quando, dopo una brutta delusione d’amore e una serie di problemi alla gola che mi hanno tenuta ferma per un pò, ho scoperto il piacere del silenzio.

La mia pausa con la musica è durata un anno (la prima) e non è stata forzata se non all’inizio, è stato semplicemente ammettere che forse non ero pronta, ma pronta per cosa? mi ero presa una pausa dalla smania di diventare qualcuno, ma la musica non l’ho mai abbandonata, nemmeno un singolo giorno proprio come da bambina.

Il mio sogno non è svanito perché non ce l’ho fatta a diventare qualcuno, io amerò sempre cantare, ma per esprimere me stessa non per compiacere qualcun altro o diventare famosa, semplicemente il mio sogno si è trasformato per fare spazio a me, a quella che sono oggi, una persona piena di interessi e passioni di cui nessuna esclude l’altra.

Io sono fiera di chi sono oggi, la mia “bella voce” è sprecata?  ma sprecata per cosa? Ho intrapreso una strada che non era per me, me ne sono accorta e ho aggiustato il tiro, tutto qui. Ho comunque una voce, questo blog è la mia voce, il mio progetto è la mia voce.

Le passioni si evolvono, proprio come dovrebbero fare le persone. Cambiare strada o percorso non significa aver fallito, significa prendere atto dei cambiamenti e non fossilizzarsi, ma cercare di migliorarsi.

2018-06-14 13.55.06

Serie Tv del momento Rubrica

– Serie tv del momento – capitolo 4 – The originals

Buon lunedì a tutti, bentornato a chi mi legge ogni lunedì e benvenuto a chi incappa nelle mie parole per la prima volta.

Questa settimana è la volta di “The originals” la serie fantasy statunitense, nata come spin off di The Vampire diaries, che debutta ad Ottobre 2013 sull’emittente televisiva The CW.

La serie è per lo più ambientata nel quartiere Francese di New Orleans e si incentra sulle vicende di Klaus ibrido originale e della sua famiglia.

Il suo personaggio è eternamente diviso tra la malvagità e la follia, nonostante sia un assassino metodico e paziente è un grande elaboratore di piani efficaci volti a liberarsi dei suoi nemici. Trattandosi di un originale appunto, può essere ucciso solo da un paletto di legno di frassino bianco, come narra la leggenda.

Di lui si sa che ha combattuto nell’esercito di Carlo Magno e nella guerra di Troia e che dopo la caduta dell’impero romano si stabilì in Germania.

La serie si sviluppa in 5 stagioni dove Klaus e la sua famiglia affronteranno nemici sempre diversi, consanguinei compresi e solo l’amore per la figlia avuta con Hayley terrà tutti saldamente uniti per salvaguardare il bene comune: la sua felicità.

New Orleans offre una cornice perfetta al folklore che questa serie dipinge, la magia delle streghe, la musica per le strade, le parate e i riti Pagani.

Tutto ciò non toglie che la serie sia lenta a tratti noiosa, in molte puntate non succede quasi nulla e sicuramente è un cast meno “attraente” di The Vampire Diaries.

Tirando le somme, anche se nel corso delle ultime stagioni Klaus e la sua famiglia mi sono “quasi” simpatici il mio voto è 5,5, questa serie doveva finire con la morte del padre di Klaus il primo nemico.

Premetto che per questo motivo mi manca ancora qualche puntata alla fine, ma ovviamente c’erano serie tv più allettanti che avevano la precedenza.

Lo finirò, quando avrò finito il resto!

Come al solito vi chiedo di condividere la vostra opinione se vi va, buona visione e a Lunedì prossimo per la prossima serie.

Salute, sport, Tecnologia

Camminata e conta passi – la palestra non è per tutti

Per la serie, non sono solo le abitudini alimentari a influenzare lo stile di vita, oggi vi presento il mio alleato n. 1, il mio Apple Watch serie 1, ovviamente non trattandosi di una sponsorizzazione Apple, faccio presente che esistono milioni di dispositivi, per tutte le tasche, che svolgono le funzioni di cui parleremo oggi.

La cosa importante per la buona riuscita di un percorso di dimagrimento o di mantenimento è monitorare costantemente la propria attività, quindi il dispositivo adatto dovrà avere le seguenti funzioni per esserci d’aiuto:

– conta passi

– monitoraggio dell’attività fisica

– monitoraggio del battito cardiaco

– monitoraggio del sonno

Nel mio post “la mia rinascita” ( https://diariodiunascappatadi.casa/2018/05/04/la-mia-rinascita-i-soliti-problemi-con-i-titoli/) ho parlato del mio allenamento quotidiano e di quanto sia stato fondamentale nel mio percorso di rimessa in forma camminare.

Camminare è un esercizio adatto a tutti, ma non tutti i tipi di camminata sono uguali, per essere efficace si deve mantenere un certo ritmo, sostenuto e un certo numero di pulsazioni al minuto.

Come tutte le attività aerobiche, la camminata a passo sostenuto regala numerosi benefici:

– riduce la pressione arteriosa e il rischio di malattie cardiovascolari.

– diminuisce l’incidenza di tumori

– rinforza i muscoli toracici con un miglioramento della ventilazione a livello polmonare (assolutamente consigliata a chi soffre d’asma o bronchiti croniche)

– regola il metabolismo soprattutto nell’elaborazione degli zuccheri (fondamentale nei soggetti diabetici)

– aiuta a mantenere la regolarità dell’apparato gastrointestinale

– contrasta l’osteoporosi

– aiuta a perdere i famosi kg di troppo

– ha notevoli benefici anche sul sistema nervoso, le endorfine rilasciate dal nostro corpo durante la camminata aiutano a combattere stress, stati d’ansia e depressione

Gli esperti consigliano di stare intorno alla soglia dei 10000 passi quotidiani ed è proprio per questo motivo che abbiamo bisogno di un dispositivo atto a monitorare la nostra attività quodiana, perché solo la consapevolezza delle nostre abitudini ci può aiutare a modificarle in meglio.

Per chi è alle prime armi e non vuole fare un grosso investimento il miglior dispositivo è Mi band di Xiomi in vendita su Amazon Mi band 2 a circa 25 €.

È compatibile sia con IOS che con Android, leggero, subacqueo, con una durata eccezionale della batteria fino a 28 gg.

Per chi invece vuole porsi degli obiettivi sempre più sfidanti consiglio Apple Watch, in quanto oltre alle funzioni che abbiamo accennato precedentemente offre delle challenge (i famosi anelli di movimento, esercizio e in piedi)

Si tratta nello specifico di 3 anelli quotidiani da completare che concorrono al raggiungimento di obiettivi giornalieri,settimanali, mensili e annuali.

A volte abbiamo anche delle sfide dedicate a giorni particolari come il giorno della terra o San Valentino.

Pensate che Apple investe molto su queste challenge infatti organizzano corsi gratuiti proprio per fidelizzare le persone a questo tipo di sfide.

Il mio consiglio è di ricordarsi che si tratta di un gioco, un gioco che puoi aiutarci a stare meglio, sempre se usato con buon senso senza sviluppare delle dipendenze.

E credetemi ci sono persone che ne sono dipendenti!

Detto questo buona camminata a tutti!

Serie Tv del momento Rubrica

Serie Tv del momento -capitolo 2- Once upon a time

Bentornati al nostro appuntamento settimanale con la rubrica serie tv, la scelta della settimana è ricaduta sulla tanto discussa serie “Once upon a time” giunta ormai alla settima e ultima stagione; Pensate che la prima puntata della serie fantasy statunitense è andata in onda su ABC nell’ottobre 2011.

La serie é ispirata a leggende, classici fantasy, ma soprattutto alle fiabe, per citarne alcune Biancaneve, Pinocchio, La bella addormentata, Peter pan, il mago di OZ, Cenerentola e la bella e la bestia. Tutto ovviamente traslato ai giorni nostri, con personaggi delle fiabe che vivono vite comuni negli anni 2000.

La prima stagione inizia con Henry, ragazzino di 10 anni che scappa dalla madre adottiva Regina Mills, sindaco della “ridente” cittadina del Maine Storybrooke, per andare a cercare sua madre biologica, spinto nella ricerca dalla lettura di un libro di fiabe “once upon a time” appunto.

Leggendo il libro Henry si convince che “Storybrooke” sia sotto un incantesimo oscuro per cui le persone che lui frequenta abitualmente altro non sono che i personaggi del libro che provengono dalla “foresta incantata”, immemori però del loro passato, e che solo la “salvatrice” Emma Swan, sua madre biologica, potrà spezzare il sortilegio.

Il ragazzo riesce a trovare Emma e a portarla a Storybrooke, scatenando però, l’ira di Regina, la madre adottiva responsabile, tra le molte malefatte, di aver lanciato questo incantesimo per distruggere la sua nemica storica Biancaneve, madre di Emma, nonna di Henry (Si decisamente più incasinato di Beautiful).

A rendere tutto ancor più avvincente è proprio il fatto che i personaggi, che al pubblico visibilmente suggeriscono la loro vera identità fiabesca, sono assolutamente ignari della loro vita passata e ignari anche di quella dei loro cari, le loro vite si sfiorano e intrecciano naturalmente guidati dai legami di “sangue” senza però una piena consapevolezza.

Già dall’inizio si comprende che l’indiscussa protagonista, l’eroina della fiaba, è Emma Swan, che per 6 stagioni affronterà avventure e difficoltà di ogni tipo pur di proteggere la sua famiglia da nemici sempre nuovi.

Proprio come nelle fiabe vedremo che l’amore vince sempre su tutto, lo diceva anche Virgilio, ma è proprio la costante, personaggi come Regina, il Signore Oscuro e Uncino trovano la via della redenzione e passano a combattere al fianco dei “buoni” per amore, abbracciando il bene.

Il vero Amore. (insomma la morale)

La settima stagione interrompe un ciclo, si assiste a un passaggio di consegne nel ruolo dell’eroe, da madre a figlio, ma c’è un ripetersi della storia come richiamo ad un passato che ritorna, sarà infatti la figlia di Henry, Lucy a cercarlo convinta che possa aiutarla a spezzare un nuovo sortilegio lanciato da altri cattivi e in un’ altra città.

Forse quest’ultima stagione ha perso un pò di mordente, avendo perso comunque gran parte dei personaggi storici che ci hanno accompagnato per le prima sei, e comunque  non presenta grandi novità a livello di trama, insomma forse la giusta conclusione della serie sarebbe dovuta essere con la sesta stagione.

Passando alle mie valutazioni personali, ho divorato la serie, amo il genere e ho trovato geniale l’idea della trasposizione dei personaggi delle fiabe ai giorni nostri, ho avuto però un tentennamento alla terza stagione (e il mio consiglio è di non mollare) quella dove il cattivo è Peter Pan, banalmente perché mi hanno distrutto il mito del mio amato “Peter”.

Il mio voto finale è 7, lo consiglio soprattutto a chi dopo una giornata stressante di lavoro vuole immergersi in un mondo incantato fatto di fiabe, magia e avventure.

E vissero felici e contenti!

Buona Visione! A lunedì per la prossima puntata!

Attualità, Salute, sociale

Aborto = diritto – libertà di scegliere –

Giuro, oggi volevo parlare di temi leggeri, ero già al lavoro stamattina quando sul web mi sono imbattuta in questa immagine riprovevole che è assolutamente un insulto al gentile sesso, ecco ma io gentile non lo sono proprio.

Questa campagna pubblicitaria, se così si può chiamare, è ideata dalla fondazione CitizenGO di origine spagnola approdata poi anche in Italia. La loro pagina Facebook italiana recita: “fondazione nata dall’esperienza e dall’amicizia di un gruppo di persone desiderose di lavorare al servizio della società, per promuovere il rispetto in tutti i contesti della dignità umana e dei diritti che scaturiscono da essa…” scusate se non proseguo, ma potrebbe prendermi fuoco il cellulare.

Cavolo per fortuna che promuovono il rispetto dei diritti, ma di quali diritti, quale dignità e di quale rispetto parlano?

Roma si è svegliata ieri con questo slogan grottesco per le strade, e io mi chiedo chi ha dato il permesso di affissione per questa “puttanata”, eh si passatemi il termine, perché sono veramente inviperita. Si a Roma c’è il Vaticano, e sappiamo il pensiero della chiesa sull’aborto, ma strumentalizzare il femminicidio e la violenza sulle donne è davvero qualcosa di becero, per di più per negare un diritto fondamentale, il sacrosanto diritto di poter scegliere.

Questa gente pensa forse che per una donna abortire sia semplice o che sia felice di farlo, non ci sono motivazioni più o meno vincenti, si tratta di un diritto, della libertà di scelta, che d’accordo come tutti i diritti non va preso sotto gamba, ma è e rimane un fottuto diritto.

Probabilmente ad un tratto siamo tornati nel Medioevo e io non me ne sono accorta, ma esiste una legge da quasi 40 anni (194), e quello che va fatto e garantirne la corretta applicazione affinché nessuna donna debba ricorrere a metodi alternativi mettendo a rischio la propria vita.

Per non parlare del fatto che abbiamo ancora medici obiettori di coscienza, un medico deve fare il suo lavoro, ovvero il medico, lavoro per cui è stipendiato. Io che non sono un medico non mi posso rifiutare di fare il mio lavoro perché contro la mia morale o religione, cazzo. E appunto io non sono un medico.

Avete mai provato, prima della liberalizzazione, a farvi prescrivere la famosa “pillola del giorno dopo” che tra le altre cose viene considerata come metodo contraccettivo e non abortivo? E sentirvi dire da 4 medici “sono obiettore arrivederci e grazie” . Carissimo/a tu pensa alla tua di coscienza che alla mia ci penso io.

È questo il paese dove vogliamo vivere? Di retrogradi, bigotti e ignoranti? Quello che mi fa più rabbia è che le persone non si infiammano più per queste battaglie, ne per nessun tipo di battaglia.

Abbiamo tutti i mezzi per una rivoluzione, ma nessuno vuole scendere in campo. E non è il coraggio a mancare, ma l’interesse.

Svegliamoci, perché siamo già sull’orlo del precipizio.

Serie Tv del momento Rubrica

Serie Tv del momento -capitolo 1- Westworld

Ho deciso di creare questa rubrica, dove proporrò una serie Tv del momento (in programmazione) a settimana, vorrei che fosse quanto più interattiva possibile, mi piacerebbe avere il vostro parere a riguardo o suggerimenti su cosa guardare che per quanto mi riguarda non sono mai troppi, sono una gran fan di Netflix e in generale una grande appassionata di Telefilm (detto all’italiana).

Il primo capitolo si incentra sulla serie statunitense ideata per HBO “Westworld- dove tutto è concesso” basata sul film del 1973 “il mondo dei Robot” di Michael Crichton.

La serie racconta la storia di un parco a tema un po’ particolare, Westworld appunto, popolato da androidi (robot con sembianze umane) e creato per consentire ai visitatori un’ esperienza western abbastanza cruenta e molto realistica, dove ogni peccato è concesso senza alcun tipo di conseguenza. Gli androidi detti “residenti” sono resi molto simili agli umani mediante aggiornamenti, chiamati “ricordanze”, installati dai loro creatori (non trascurabile la presenza di un ottimo Sir Anthony Hopkins nel ruolo del direttore creativo del parco il dottor Robert Ford), ma l’origine umana di questi input porterà ad una vera e propria rivoluzione dei residenti, che finalmente consapevoli della loro natura cercheranno di prendere il controllo del loro mondo e forse non solo.

Per il momento sono state girate due stagioni da 10 episodi ciascuna, attualmente in programmazione su Sky Atlantic con la seconda stagione in contemporanea Usa e sottotitolata.

La serie è assolutamente interessante per i molti spunti che offre sia in chiave psicologica che in chiave futurista, la trama infatti è basata sullo svolgimento di una varietà di enigmi su più livelli e linee temporali diverse, la stessa narrazione sovverte l’ordine logico e cronologico degli avvenimenti dando allo spettatore la sensazione di trovarsi in un labirinto (un po’ come i nostri androidi).

È bene sottolineare che proprio per questi aspetti forse viene meno l’appartenenza della serie alla categoria intrattenimento, perché è coinvolgente, ma non divertente. Ci pensa però la colonna sonora di Ramin Djawadi a intrattenere, ideata per portare un pizzico di divertimento e di contemporaneità, infatti sono stati ri arrangiati brani come “paint it back” dei Rolling Stones e altri successi, tutti rigorosamente suonati dal piano meccanico del Saloon.

Questo a ricordare l’aspetto ludico del tutto, lo spettatore infatti,intrigato dagli enigmi da risolvere, insieme a creatori e residenti, viene risvegliato dalla scelta delle canzoni, programmate come tutto il resto del parco, come a ricordare l’idea di base, ovvero che siamo in un parco a tema dove nulla è reale.

A mio parere questo simbolismo è geniale e considerato il grandissimo successo ottenuto, forse non solo per me.

Veniamo a noi, questa serie la consiglio assolutamente perché è unica nel suo genere, ma ricordo che non è di facile comprensione quindi non è adatta a chi vuole intrattenersi con qualcosa di leggero e poco impegnato, il mio voto considerato tutto è 8. Mica male!

Per questa settimana è tutto, fatemi sapere e buona visione!

Attualità, motivazionale

Siate unici e liberi – inno alla libertà –

Quello di oggi vuole essere un inno alla libertà, di scelta e di pensiero.

Quante volte ci siamo sentiti dire ” così non sta bene”, ma non sta bene per chi? È così importante il giudizio altrui?

So benissimo che siamo esseri sociali e che per forza di cose dobbiamo avere a che fare con i nostri simili, ma non per forza dobbiamo assecondare dei modi di vivere che non sono i nostri. Alla lunga ci si stanca e si sbrocca e siccome nemmeno sbroccare è ben visto dalla società, è un gatto che si morde la coda.

Viviamo di stereotipi tipo “trovati un posto in banca che ti sistemi” non ho mai sentito dire “investi su te stesso” e soprattutto “distinguiti dagli altri per la tua unicità”.

Questo è male, il futuro va in una direzione diversa, il vero modo per avere successo è reinventarsi, perché di persone che lavorano in banca, siamo pieni, siamo pieni anche di banche, per ora.

Quello che va insegnato, di base sono il rispetto e la gentilezza perché anche se non vogliamo omologarci, questi due valori sono indispensabili.

Dovremmo però aiutare a coltivare la fantasia, perché alcune idee sono geniali, ma non devono rimanere in un cassetto per paura di un rifiuto. E bisogna sapere imparare a gestire un insuccesso, semplicemente quell’idea non è pronta oppure non è il momento.

Ma nel momento in cui smetti di provarci, li hai perso davvero.

Personalmente ho provato più volte a convincermi che trovare un buon impiego con un contratto a tempo indeterminato, potesse bastarmi, ma la verità è che non è così, lo dimostra questo blog.

Non posso accontentarmi ” di portare a casa la pagnotta” senza metterci del mio, sono 14 anni che ci provo, magari la quiete dura sei mesi, ma non ambisco a sentirmi svuotata, perché è così che mi sento quando abbandono il mio posto sicuro, ma le mie idee non possono rimanere nel cassetto.

Ho deciso di non permetterlo più.

E il fatto che io creda fermamente che alcune delle mie idee possano essere geniali a tratti, non è un pensiero arrogante ( non dire queste cose che sembri arrogante e alle persone non piace la troppa sicurezza) tutt’altro è un pensiero coraggioso che ha trovato la forza di uscire dal gregge.

E se mi fosse importato il giudizio altrui, forse non avrei intrapreso la strada del blog, perché anche se mi nascondo dietro ad un Brand, il mio Brand sono io, ci sono solo io dietro allo schermo, che magari anche se non ci metto la faccia fisicamente, sto raccontando cose del mio vissuto che sono importanti per me, che mi hanno segnato e che mi hanno portata fino a qui.

Non sono nessuno di importante, ma sono qualcuno che dice la sua e questo va incentivato sempre, perché siamo tutti diversi e ognuno di noi ha qualcosa da dire anche se magari ancora non sa come farlo.

Fate sempre quello che vi piace fare, anche se non sta bene farlo, siate voi stessi e insegnatelo, ricordiamoci che siamo liberi.

Salute

La mia rinascita – i soliti problemi con i titoli :)

Questo non è, e non vuole essere, un “pippone” sulla mia vita e nemmeno voglio dare dei consigli, perché ognuno di noi è diverso e perché non sono né un medico/nutrizionista né uno psicologo.

Lo preciso, perché nel mio percorso, ci sono cose di cui non vado proprio fierissima e sicuramente non sono un esempio da seguire, ma certamente dagli errori si impara, anche da quelli altrui.

Quando ero adolescente, sono stata vittima di bullismo, sono sempre stata diversa dalle altre ragazze, la mia vena artistica e la mia estrema sensibilità sono pregi di cui mi vanto ora, all’epoca mi facevano sentire diversa e poco capita, le mie compagne di classe amavano essere al centro dell’attenzione, farsi toccare il seno dai ragazzi ed erano magre, alcune proprio tanto magre.

Ecco, io non ero come loro, quindi nel passaggio tra le scuole elementari e le medie qualcosa è cambiato, improvvisamente, senza che me ne accorgessi, non ero più la bambina con cui giocare con le Barbie o cantare a squarciagola in giardino, ero diventata quella da evitare, sono stata isolata, derisa tutti i giorni a volte anche minacciata senza alcun tipo di motivo particolare, semplicemente io amavo scrivere e cantare, ma per loro ero la sfigata.

Dopo un primo periodo, ho cercato in ogni modo di omologarmi, forse anche solo per passare inosservata e fare in modo che tutto finisse.

Dovevo essere magra come loro, forse mi avrebbero accettato.

Il mio pranzo per 2/3 anni è finito in un tovagliolo che veniva poi prontamente buttato al rientro pomeridiano o la mattina dopo nel bidone della spazzatura sul tragitto per andare a scuola, arrivai a pesare 38 kg a 14 anni ed essendo alta 1.65 o giu di li, non era proprio il peso idoneo.

Più non mangiavo, più sentivo di avvicinarmi alla mie coetanee che comunque nel frattempo continuavano a tormentarmi, addirittura mi sono sentita dire da una coetanea che sarebbe stato un mondo migliore se io non fossi mai nata, quindi ad un certo punto il digiuno era diventato l’unico mio modo per punirmi, punirmi per essere diversa.

La famiglia è sempre stata la mia spalla, anche se forse alcuni retroscena li leggono solo ora, non ho mai voluto arrecare più dispiaceri, e non sono mai stata tanto brava a chiedere aiuto.

Finiti quei tre anni maledetti (eh si, permettetemelo) ho scoperto che alle persone piacevo per come ero e che potevo avere amici e semplicemente essere me stessa, a poco a poco ho ripreso a mangiare, a ridere, ho cominciato a divertirmi,  ho deciso che la bilancia (quella dove salivo 3 o 4 volte al giorno per vedere quanti grammi avevo perso) non doveva più esistere (non l’ho bruciata eh).

Quello che davvero mi ha aiutata in quegli anni, è stato iscrivermi ad un forum, di cui per altro sono poi diventata anche moderatrice, dove ho conosciuto persone con esperienze simili alla mia, con cui ho potuto confrontarmi senza vergogna, alcune di queste persone le porto veramente nel cuore, conoscerle se pur virtualmente mi ha resa una persona migliore.

Ora dalla preistoria, passiamo ai tempi moderni, perché proprio l’abolizione della bilancia mi ha portato ad accumulare qualche kg di troppo e rotolino di troppo, senza quasi accorgermene (tutta colpa di un paio di jeans nuovi che non entravano, comprati a memoria).

Ho deciso, quindi che ero abbastanza grande per comprare una bilancia e non esserne più schiava. E ho anche deciso che da quel giorno ogni mio spostamento sarebbe avvenuto a piedi (nei limiti del possibile).

Cominciando a camminare, ho ritrovato il contatto con la natura e con me stessa, ho trovato il mio momento speciale.

Per qualche mese, dopo essermi documentata, ho praticato il digiuno (fa figo dirlo, in sostanza non mangiavo nulla, solo liquidi per 24 ore 1 volta a settimana), ma a differenza del passato in modo consapevole e soprattutto allo scadere delle 24 ore, avevo una gran voglia di mangiare.

L’opinione pubblica è divisa a riguardo, molti credono che il digiuno sia la cosa più sbagliata del mondo, che sia dannoso per il fegato, che non produca alcun effetto positivo, altri credono che sia rimedio contro i tumori, che aiuti a depurare l’organismo e pulire i reni.

Io sto nel mezzo e so che per me ha funzionato, ha smosso il mio metabolismo, ma ovviamente non consiglio a nessuno di seguire il mio esempio, senza consultare un medico.( ok, io non l’ho fatto, era questo che intendevo quando dicevo che si impara anche dagli errori altrui)

Nel frattempo l’attività fisica è entrata a far parte della mia quotidianità e poco a poco, ho cominciato a perdere peso e anche, ma più lentamente, i centimetri di troppo, cosi ho eliminato il digiuno, non ne avevo più bisogno, dove solo rassodare e mantenere.

La scelta è ricaduta sul digiuno perché è più facile digiunare per me che mangiare insalata ( lo so che fa bene, ma ho qualche problema con la verdura), all’inizio ero scettica, pensavo che sarei stata stanca e affamata nel giorno di digiuno, ma mi sono ricreduta, la fame superato il primo momento passa e mi sentivo comunque piena di forze.(Ma ripeto questo non è esempio da seguire).

Il mio allenamento consiste in un’ora, almeno, di camminata al giorno, e non devo nemmeno sforzarmi perché è esattamente il tragitto casa – lavoro a passo svelto, quindi basta unire l’utile al dilettevole, in più non guidare per andare al lavoro mi rende meno nevrotica, la passeggiata mattutina mi sveglia, quella serale mi aiuta nella decompressione della giornata lavorativa, è il mio momento relax.

Da qualche mese ho introdotto il magico “alleato” : l’hula hoop (non c’è nulla da ridere sapete?), è da pilates e pesa 1,2 kg (il peso va in base al tipo di corporatura, se ne trovano di diversi materiali e prezzi) comprato da decathlon per un prezzo irrisorio di 14 euro, ma spesi da dio.Ecco qui il mio Hula ,

Per chi ha poco tempo e non ama le palestre è un attrezzo fantastico.

Non metterò fotografie del prima e dopo, perché lo scopo di questo post non è dimostrare che finalmente anche io posso fare la famosa “foto profilo in spiaggia in costume”, ma dirò semplicemente di come non sia più una persona sedentaria e di come questo mi ha cambiato la vita, tutte le mie idee migliori nascono camminando qua e là per la mia città e anche l’idea per questo blog è nata cosi.

E oggi finalmente posso dire, che amo mangiare e che il cibo non è più sopravvivenza.

Attualità

Categoria del giorno: “i genitori incivili”

So bene che probabilmente con questo articolo verrò maledetta dalla maggior parte dei genitori esistenti sul pianeta terra, ma sento comunque il bisogno di voler esporre il mio parere a riguardo.

Non mi piacciono gli incivili, non mi piacciono quei genitori che crescono i loro figli allo stato brado senza alcun tipo di regola, quelli che, se i loro figli disturbano altre persone se ne fregano perché non stanno disturbando loro.

Eh no, non sono isterica perchè sono stata svegliata all’alba ( e sono in vacanza ) da un bambino che ha bussato insistentemente alla porta della nostra camera in hotel, con tanto di mamma urlante in fondo al corridoio che non si è nemmeno scusata quando ho aperto la porta, per la cronaca erano le 7.02, e non solo, tu cara mamma dovresti tenere tuo figlio vicino a te e controllare che non disturbi gli altri ospiti, ma potresti anche evitare di urlare neanche fossi al mercato del pesce.

Sia ben chiaro, il bambino nella storia c’entra poco, non che poi, si pensi che io odi i bambini, no assolutamente, quelli delle mie amiche, li adoro e soprattutto le mie amiche non rientrano in questa categoria di genitori.

Ma come puoi insegnare il rispetto a tuo figlio se tu non sai cosa sia il rispetto?

Sempre questo week end ho assistito alla scena di un padre, fisso davanti al cellulare, mentre prendeva suo figlio per i capelli perché si stava avviando all’uscita dalla hall, tutto questo davanti ad altri ospiti, il bimbo giustamente piange e il padre cosa fa? in cerca di consensi dice “eh si, ti ho preso per i capelli, cosa dovevo fare?” , carissimo volevi un applauso? Forse era meglio che anziché fare figli, continuassi a stare su Fb o chissà dove.

Ma l’idea per questo orticolo l’ho avuta una volta arrivati in spiaggia.

Partendo dal presupposto che le spiagge in Emilia sono grandissime e sabbiose, nel giro di un’ora ci siamo trovati 20 adulti con una decina di bambini a mezzo metro da noi e posso assicurare che c’era molto più spazio pochi metri più in là, ma fin qui nulla di tragico.

I bambini vogliono giocare a pallone ma nessun adulto si preoccupa della porta, allestita con le infradito, a due metri da me che sto prendendo il sole, e per fortuna sono a pancia in sotto, perché nel giro di 2 massimo 3 minuti mi ritrovo con due bambini addosso intenti in un dribbling.

La cosa che mi ha turbata maggiormente è stata la totale mancanza di interesse degli adulti per questa vicenda, anzi al contrario, sul labiale di una delle donne, quando abbiamo deciso di andarcene, ho letto “menomale”.

Imperterriti hanno proseguito con i loro discorsi ridicoli (non ho ascoltato volutamente, ma se urli gli affari tuoi a mezzo metro da altre persone inevitabilmente le costringi ad ascoltarti).

Come si poteva anche immaginare visti gli esordi, la partita è finita in rissa, con due feriti (la sabbia in bocca e negli occhi non è piacevole) ma anche lì nessun adulto si è preoccupato, un po’ d’acqua e passa tutto, basta continuare a stare sdraiarti a parlare del nulla.

Inutile dire che dopo poco spazientiti dalla situazione ce ne siamo andati noi.

Quello che però voglio dire a riguardo è che, se decidi di avere un figlio te ne devi occupare, e se hai altre priorità forse è meglio non farne o rimandare.

So che la società ci impone tutta una serie di modelli, e che spesso ci si sente in obbligo di sposarsi, avere figli, ma nessuno ci obbliga, anche perché fare un figlio non è una cosa da niente, non è come comprare un pesce rosso, e soprattutto un figlio è per sempre è la persona che amerai più al mondo, quindi se si decide di avere dei figli va fatto con cognizione di causa e soprattutto poi bisogna badarci con impegno e dedizione e amore, tanto amore.

Ecco ho visto dei genitori senza amore. Ed è veramente triste.

Tutto questo per dire che non dobbiamo per forza accontentare la società, se non ce la sentiamo, e che non è assolutamente vero che una donna senza figli è incompleta, io personalmente non mi sento incompleta e nemmeno pronta per essere madre lo ammetto senza problemi e non lo ritengo grave, e sono un po’ stanca di tutti i giudizi impliciti della stragrande maggioranza, che ti giudica perché hai più di 30 anni, insomma di quelli che sentono il ticchettio del tuo orologio biologico.il Tuo.

O peggio ancora quelli che ti chiedono “ma allora quando fate un figlio?” Queste domande non si fanno, fa parte della buona educazione, soprattutto a persone che si conoscono poco, sempre per una questione di rispetto, delle idee altrui e anche del fatto che non puoi sapere se hai davanti persone che magari ci stanno provando e soffrono nel non riuscirci. Mi ci metto anche io in passato, quante persone possiamo aver ferito, senza saperlo, con questa domanda?

Ci vogliono delicatezza, nell’affrontare certi argomenti, e rispetto, e sono valori da trasmettere, perché solo così possiamo distinguerci dai nostri predecessori biologici: le scimmie.

Considerazioni sociali a parte, non ho mai trovato giusto ghettizzare le persone con locali, spiagge o hotel ad hoc, e soprattutto sul web ho visto persone infuriarsi sulla decisione di alcuni imprenditori di aprire locali “no kids”, per questa discriminazione. Ok, ci vuole buon senso, ma da parte di tutti. Perché, ecco, forse la prossima vacanza la ragiono “meglio” (per me).

Ovviamente non tutti i genitori sono uguali e il mio intento non è offendere, vorrei solo che ci fosse più rispetto, gentilezza ed educazione per tutti. Penserete, magari, che sia facile parlare non essendo genitrice, ma sono figlia fiera di genitori che mi hanno insegnato, per fortuna, educazione e rispetto, prima di iscrivermi a calcio e comprarmi magliette di Matuidi (che poi tra tutti i giocatori della Juve…).

Tecnologia

Lunga vita al mio iPhone 6s

Come anticipato, oggi parlo della mia esperienza con il problema di batteria del mio dispositivo (scusatemi ho sempre sognato di scriverlo, fa figo😂).

Premetto che il mio iPhone è trattato come una reliquia e nei suoi 2 anni e mezzo di “vita” non ha mai fatto un solo giorno senza la sua cover, questo per rendere l’idea della cura che ho per i miei oggetti personali.

Sappiamo, però, che il problema alla batteria da iPhone 6 in avanti non è certo imputabile alla negligenza degli utenti o alla mancanza di cura del singolo, deriva da aggiornamenti rilasciati direttamente da Apple a partire da IOS 10.2 ad oggi, con qualche aggiustamento temporaneo qua e là.

Infatti a tal proposito posso dire che i miei problemi sono iniziati circa 1 anno e mezzo fa a mesi alterni fino ad esplodere definitivamente con iOS 11.3.1, è possibile tra le altre cose verificare, con quest’ultimo aggiornamento, lo stato di capacità massima di ricarica della nostra batteria (Apple consiglia il cambio della stessa quando questo indicatore scende sotto l’80%).

Tengo a precisare in tutto questo che in questo anno e mezzo le indicazioni di Apple a riguardo sono state vaghe e imprecise, fino a Gennaio di quest’anno quando finalmente Apple ha rilasciato pubblicamente le scuse, ammettendo che il rallentamento delle prestazioni è causato dall’invecchiamento della batteria nel tempo.

Si perché poi iniziano i problemi con i rallentamenti e il Wi-Fi ed è tutto collegato.

Apple dichiarava infatti:“Tutte le batterie al litio diventano meno efficaci quando invecchiano, è una cosa naturale.Una batteria vecchia chimicamente diventa anche meno capace di erogare carichi di picco, specialmente quando la batteria è quasi scarica, risultando cosi un aspetto negativo in molte situazioni.

Le scuse e i chiarimenti arrivano molti mesi dopo il nascere del problema vissuto in una totale mancanza di informazione. In concomitanza Apple riduce il costo previsto per la sostituzione batteria da € 89 a € 29, mossa obbligata, e comunque parzialmente non gradita, infatti a mio parere la sostituzione per i casi in cui la batteria ti molla al 50% di carica doveva essere gratuita. (quello che è successo a più riprese a me).

 Comunque due settimane fa esce questo aggiornamento, lo faccio, come tutti gli aggiornamenti sperando che stavolta il problema si risolva (soprattutto quello di connettività Wi-Fi dei giorni precedenti il rilascio), nulla si risolve, ma scopro che il livello di capacità di ricarica della mia batteria è al 76%.

 L’apoteosi si raggiunge in concomitanza della mancanza di segnale 4g, la carica dira circa 2 ore senza toccarlo. Esasperata vado in Apple store e prenoto il cambio batteria (avendo questo problema coinvolto molti modelli e molte persone bisogna aspettare qualche giorno) e passo la seguente settimana con power bank (3) sempre in borsa.

Arriva il sabato, e mi reco al Genius Bar, 2 ore dopo il mio telefono ha una nuova batteria al costo di € 29, una nuova batteria scarica 😅, mi informano che la batteria infatti deve fare un primo ciclo di carica completo.

Noto fin da subito che il tempo di ricarica è decisamente più lungo rispetto a prima, ovviamente dovuto al fatto che ha giusto quel 24% in più da ricaricare a disposizione ora, e anche lo stesso consumo è molto più lento, e finalmente la velocità di funzionamento è stata ripristinata.

Anche il Wi-Fi sembra andare meglio, anche se ho ancora qualche problemino, ovviamente sto ancora testando il cambio e tutti i vari tipi di utilizzo, 4 giorni sono un po’ pochi per dare un giudizio, quindi probabilmente, più avanti seguirà un aggiornamento a questo post.

Nel frattempo lunga vita al mio iPhone 6s, che finisco di pagare questo mese 🤣😉.