Attualità, caro diario, sociale

Indignazione di pausa pranzo

Sono sempre meno brava con i titoli, ma perdonatemi questo ha qualcosa che mi piace, credo il suono. Lo ammetto un po’ sto impazzendo, ma non lo nascondo e abbraccio il mio destino, ma non sono probabilmente l’unica su questa via.

Non penso che sarà nulla di nuovo, rispetto a quello che siamo abituati a leggere ogni giorno riguardo la discriminazione qualsiasi essa sia, anche se in questa pillola di vita quotidiana si evince quanto sia facile imbattersi in un dialogo come questo, fatto senza pensare a chi potenzialmente potresti avere davanti, a chi potresti ferire principalmente.

Non vi dirò nulla dell’ uomo che stava intavolando con altre due signore questo discorso, dirò solo che è un esercente, e forse proprio il fatto che sia un esercente mi ha irritata, perché la stessa bestialità che hai detto a me con sguardo serafico, chissà a quante persone l’hai ripetuta oggi.

In questo dialogo l’esercente e le due signore annuenti convenivano sul fatto che la sola famiglia che concepiscono è la “famiglia tradizionale” con qualche pittoresco e offensivo commento, ho cercato di mordermi la lingua, ma raramente riesco a starmene zitta quindi faccio presente che la famiglia è un insieme di persone che si vogliono bene, ma con scarsi risultati, quindi ho pagato e me ne sono tornata in ufficio.

Sono incazzata (indignata che è più fine l’ho messo nel titolo) però, quanta ignoranza c’è dietro tutte quelle facce da perbenista che ci sono in giro? Fate dei commenti pessimi celati da false buone maniere così nessuno può dirvi che siete trogloditi.

E invece lo siete perché prima di tutto viene il rispetto per le persone, in quanto persona ed essere umano come te e come me.

Quindi cari amici prima di abbandonarvi a certe esternazioni accertatevi che nel vostro esercizio non siano presenti quelli che voi chiamate “quelli diversi” o “amici di quelli diversi” , perché potreste ferire, offendere o semplicemente rovinare la giornata di qualcuno solo per blaterare stereotipi a caso e far prendere aria alla bocca, e allora caro esercente, siccome non conosci chi hai davanti smettila di fare certe uscite davanti ai clienti.

Ovviamente questo è un banalissimo esempio di quello che siamo abituati a sentire ogni giorno stando a contatto con altre persone. Ma perché tutti quanti non proviamo a contare fino a 10 prima di parlare?

Prima ancora che tu sia certo di poter dire cosa è in modo assoluto giusto o sbagliato ricordati di aver rispetto per i tuoi interlocutori, tutti e sempre allo stesso modo.

Per chi se lo chiedesse, potevo farmi gli affari miei, anche sul momento, ma ho un brutto difetto: raramente riesco a contare fino a dieci e quando qualcosa non mi piace lo dico.

E sono sincera non sempre penso che sia un difetto.

In amore non c’è giusto o sbagliato, c’è solo amore.❤️🌈

Serie Tv del momento Rubrica

– Serie Tv del momento – capitolo 3 – 13 Reason Why

Bentornati, ed eccoci al capitolo 3 di questa saga, dedicata a una delle mie più grandi passioni, ovvero poltrire sul divano, mangiando schifezze e guardando serie Tv.

Il titolo della settimana è 13 reason why, serie statunitense (giuro che prima o poi vi parlo pure di una serie italiana, chi mi segue su Instagram forse si è già fatto un’ idea) basata sull’omonimo romanzo di Jay Asher, la storia narra il ritorno alla vita dopo il suicidio di Hanna Baker e la narrazione si basa su una serie flashback accompagnati dalla voce di Hanna che ha inciso 13 audiocassette dove descrive meticolosamente le 13 motivazioni che l’hanno spinta a questo gesto.

La prima stagione è stata pubblicata sulla piattaforma digitale Netflix (mio amore dopo il mio compagno e i miei mici) il 31 Marzo 2017 per un totale di 13 (appunto) puntate e la seconda sempre di 13 puntate è uscita, sempre su Netflix il 18 Maggio.

La serie affronta temi molto delicati e sempre d’attualità come il suicidio, il bullismo, la violenza sessuale e l’omosessualità.

Una piccola curiosità, prima di entrare nel vivo della serie, il ruolo di Hanna inizialmente doveva essere interpretato da Selena Gomez, che sarà invece poi una delle produttrici esecutive della serie e darà voce a tre song bellissime della colonna sonora della serie quali Back to you, Only you e kill em with kindness, se vi capita andate a sentirle.

13 (per abbreviare) è stata aspramente criticata da molti perché offre una rappresentazione realistica e a tratti romantica del suicidio, e la paura per queste persone è che possa essere oggetto di emulazione per molti adolescenti affascinati (passatemi il termine) dal fatto di immaginare cosa potrebbe accadere dopo la propria morte.

Specifico che la serie è vietata ai minori di 14 anni e contiene in ogni episodio specifici avvisi volti a spingere a chiedere aiuto nel caso qualcuno si trovi a vivere episodi come quelli descritti o comunque provi un disagio nei confronti della vita, addirittura rimando ad un sito https://13reasonwhy.info dove selezionando il proprio paese di provenienza si forniscono i recapiti adatti a gestire il problema.

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Credo appunto che proprio per le critiche ricevute dopo la prima stagione, la seconda sia stata rivista e studiata per cercare di rimediare, nella seconda stagione infatti (che non è più cosi realistica) vediamo il fantasma di Hanna che torna per un motivo, quello di portare i personaggi che hanno contribuito alla sua morte sulla via della redenzione, una sorta di riabilitazione.

Io non sto dalla parte delle persone che hanno criticato questa serie, chi mi conosce o ha letto qualche altro articolo del mio blog, sa che sono stata vittima di bullismo e che queste battaglie mi stanno a cuore più di molte altre, e vi assicuro che soprattutto nella prima stagione alcune scene, parole e azioni mi hanno profondamente rattristata, perché certe cose non si cancellano nemmeno dopo molti anni.

Nonostante possa turbare, io proporrei la visione di questa serie nelle scuole, ovviamente seguita da un percorso di “educazione a vivere” con psicologi ed esperti che aiutino sia le vittime che i carnefici ad amare se stessi, perché la chiave di tutto è l’amore per se stessi e per il prossimo.

Quindi non continuiamo a fare come gli struzzi e a nascondere la testa sotto la sabbia: genitori, educatori, persone di riferimento nella vita di un adolescente documentatevi, aiutate i vostri figli a crescere in modo sano e rispettare se stessi e gli altri, eh si guardatela insieme a loro questa serie perché può essere d’aiuto anche per gli adulti a riconoscere i segnali e a intervenire prima che non ci sia ritorno.

Per concludere quindi il mio voto è 8, tondo e pieno.

Ovviamente mi piacerebbe che mi lasciaste la vostra opinione.

Buon visione a lunedì

Salute

La mia rinascita – i soliti problemi con i titoli :)

Questo non è, e non vuole essere, un “pippone” sulla mia vita e nemmeno voglio dare dei consigli, perché ognuno di noi è diverso e perché non sono né un medico/nutrizionista né uno psicologo.

Lo preciso, perché nel mio percorso, ci sono cose di cui non vado proprio fierissima e sicuramente non sono un esempio da seguire, ma certamente dagli errori si impara, anche da quelli altrui.

Quando ero adolescente, sono stata vittima di bullismo, sono sempre stata diversa dalle altre ragazze, la mia vena artistica e la mia estrema sensibilità sono pregi di cui mi vanto ora, all’epoca mi facevano sentire diversa e poco capita, le mie compagne di classe amavano essere al centro dell’attenzione, farsi toccare il seno dai ragazzi ed erano magre, alcune proprio tanto magre.

Ecco, io non ero come loro, quindi nel passaggio tra le scuole elementari e le medie qualcosa è cambiato, improvvisamente, senza che me ne accorgessi, non ero più la bambina con cui giocare con le Barbie o cantare a squarciagola in giardino, ero diventata quella da evitare, sono stata isolata, derisa tutti i giorni a volte anche minacciata senza alcun tipo di motivo particolare, semplicemente io amavo scrivere e cantare, ma per loro ero la sfigata.

Dopo un primo periodo, ho cercato in ogni modo di omologarmi, forse anche solo per passare inosservata e fare in modo che tutto finisse.

Dovevo essere magra come loro, forse mi avrebbero accettato.

Il mio pranzo per 2/3 anni è finito in un tovagliolo che veniva poi prontamente buttato al rientro pomeridiano o la mattina dopo nel bidone della spazzatura sul tragitto per andare a scuola, arrivai a pesare 38 kg a 14 anni ed essendo alta 1.65 o giu di li, non era proprio il peso idoneo.

Più non mangiavo, più sentivo di avvicinarmi alla mie coetanee che comunque nel frattempo continuavano a tormentarmi, addirittura mi sono sentita dire da una coetanea che sarebbe stato un mondo migliore se io non fossi mai nata, quindi ad un certo punto il digiuno era diventato l’unico mio modo per punirmi, punirmi per essere diversa.

La famiglia è sempre stata la mia spalla, anche se forse alcuni retroscena li leggono solo ora, non ho mai voluto arrecare più dispiaceri, e non sono mai stata tanto brava a chiedere aiuto.

Finiti quei tre anni maledetti (eh si, permettetemelo) ho scoperto che alle persone piacevo per come ero e che potevo avere amici e semplicemente essere me stessa, a poco a poco ho ripreso a mangiare, a ridere, ho cominciato a divertirmi,  ho deciso che la bilancia (quella dove salivo 3 o 4 volte al giorno per vedere quanti grammi avevo perso) non doveva più esistere (non l’ho bruciata eh).

Quello che davvero mi ha aiutata in quegli anni, è stato iscrivermi ad un forum, di cui per altro sono poi diventata anche moderatrice, dove ho conosciuto persone con esperienze simili alla mia, con cui ho potuto confrontarmi senza vergogna, alcune di queste persone le porto veramente nel cuore, conoscerle se pur virtualmente mi ha resa una persona migliore.

Ora dalla preistoria, passiamo ai tempi moderni, perché proprio l’abolizione della bilancia mi ha portato ad accumulare qualche kg di troppo e rotolino di troppo, senza quasi accorgermene (tutta colpa di un paio di jeans nuovi che non entravano, comprati a memoria).

Ho deciso, quindi che ero abbastanza grande per comprare una bilancia e non esserne più schiava. E ho anche deciso che da quel giorno ogni mio spostamento sarebbe avvenuto a piedi (nei limiti del possibile).

Cominciando a camminare, ho ritrovato il contatto con la natura e con me stessa, ho trovato il mio momento speciale.

Per qualche mese, dopo essermi documentata, ho praticato il digiuno (fa figo dirlo, in sostanza non mangiavo nulla, solo liquidi per 24 ore 1 volta a settimana), ma a differenza del passato in modo consapevole e soprattutto allo scadere delle 24 ore, avevo una gran voglia di mangiare.

L’opinione pubblica è divisa a riguardo, molti credono che il digiuno sia la cosa più sbagliata del mondo, che sia dannoso per il fegato, che non produca alcun effetto positivo, altri credono che sia rimedio contro i tumori, che aiuti a depurare l’organismo e pulire i reni.

Io sto nel mezzo e so che per me ha funzionato, ha smosso il mio metabolismo, ma ovviamente non consiglio a nessuno di seguire il mio esempio, senza consultare un medico.( ok, io non l’ho fatto, era questo che intendevo quando dicevo che si impara anche dagli errori altrui)

Nel frattempo l’attività fisica è entrata a far parte della mia quotidianità e poco a poco, ho cominciato a perdere peso e anche, ma più lentamente, i centimetri di troppo, cosi ho eliminato il digiuno, non ne avevo più bisogno, dove solo rassodare e mantenere.

La scelta è ricaduta sul digiuno perché è più facile digiunare per me che mangiare insalata ( lo so che fa bene, ma ho qualche problema con la verdura), all’inizio ero scettica, pensavo che sarei stata stanca e affamata nel giorno di digiuno, ma mi sono ricreduta, la fame superato il primo momento passa e mi sentivo comunque piena di forze.(Ma ripeto questo non è esempio da seguire).

Il mio allenamento consiste in un’ora, almeno, di camminata al giorno, e non devo nemmeno sforzarmi perché è esattamente il tragitto casa – lavoro a passo svelto, quindi basta unire l’utile al dilettevole, in più non guidare per andare al lavoro mi rende meno nevrotica, la passeggiata mattutina mi sveglia, quella serale mi aiuta nella decompressione della giornata lavorativa, è il mio momento relax.

Da qualche mese ho introdotto il magico “alleato” : l’hula hoop (non c’è nulla da ridere sapete?), è da pilates e pesa 1,2 kg (il peso va in base al tipo di corporatura, se ne trovano di diversi materiali e prezzi) comprato da decathlon per un prezzo irrisorio di 14 euro, ma spesi da dio.Ecco qui il mio Hula ,

Per chi ha poco tempo e non ama le palestre è un attrezzo fantastico.

Non metterò fotografie del prima e dopo, perché lo scopo di questo post non è dimostrare che finalmente anche io posso fare la famosa “foto profilo in spiaggia in costume”, ma dirò semplicemente di come non sia più una persona sedentaria e di come questo mi ha cambiato la vita, tutte le mie idee migliori nascono camminando qua e là per la mia città e anche l’idea per questo blog è nata cosi.

E oggi finalmente posso dire, che amo mangiare e che il cibo non è più sopravvivenza.