Attualità, lavoro, sociale

Jobs act e articolo 18

L’articolo 18 fa parte di quello che viene comunemente denominato Statuto dei lavoratori, legge del 20 maggio 1970 che contiene l’ insieme delle norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, volte a regolamentare tutti gli illeciti e le ingiustizie legate al mondo del lavoro in Italia.

Attualmente l’articolo 18, dopo la revisione della riforma Fornero nel 2012, indica quali sono i diritti e i limiti per chi viene licenziato in modo illegittimo e vuole fare un ricorso per essere reintegrato sul posto di lavoro o per avere un risarcimento economico commisurato al danno subito.

Per definire l’illegittimità di un licenziamento lo statuto dei lavoratori fa riferimento alla discriminazione, alla mancanza di giusta causa o giustificato motivo.

Il motivo più diffuso ormai è diventato “esubero di personale” o “ridimensionamento dell’ organico”, quello vero di motivo invece noi lavoratori l’abbiamo intuito eccome, soprattutto noi lavorati assunti con la genialata del secolo (sono ampiamente ironica) il “jobs act”.

E spesso le motivazioni sono del tutto arbitrarie e fuori dall’ ottica della salvaguardia dei diritti dei lavoratori, sono sicura che ognuno di noi conosce almeno una persona che ha perso la propria occupazione con la scusa dell’esubero del personale e il malcapitato non ci può fare nulla perché molte aziende stanno utilizzando il contratto a tutele crescenti varato dal jobs act per truffare non solo i propri lavoratori, ma lo stato in primis.

Accennavo prima alla riforma del diritto del lavoro in Italia, promossa e attuata dal governo Renzi attraverso l’ emanazione di diversi provvedimenti legislativi varati tra il 2014 e il 2015, insomma il “jobs act”, il termine deriva dall’ acronimo “jumpstart out business startups act” in riferimento a una legge statunitense promulgata durante la presidenza di Barack Obama nel 2011 a favore delle piccole imprese.

Ma perché questo insieme di riforme è il male per i lavoratori assunti dal 2014/15? I diritti dei lavoratori assunti dopo tale data sono gli stessi regolamentati dall’ articolo 18?

In parole povere, perché non sono un giurista,la nuova riforma prevede sicuramente un’ iniziale diminuzione del tasso di disoccupazione, ma un altissimo tasso di licenziamenti razionalmente immotivati trascorsi i 3 anni dalla data di assunzione.

I frutti si cominciano a vedere proprio ora, proprio per la questione temporale di cui parlavamo prima, ma perché dopo 3 anni?

Facciamo una premessa, se cercate su google “contratto a tutele crescenti” leggerete sicuramente questa descrizione:

“Il contratto a tutele crescenti è stato introdotto con il Jobs Act e con la sua entrata in vigore si è rivista la disciplina sui licenziamenti illegittimi che si applica ai nuovi contratti a tempo indeterminato dal 7 marzo 2015.

Tra le principali novità della riforma del lavoro 2015, il contratto a tutele crescenti non consiste in una nuova forma contrattuale, ma ha l’obiettivo di rendere il contratto a tempo indeterminato il principale canale d’ingresso nel mondo del lavoro. Le maggiori novità che introduce riguardano i licenziamenti: in caso di licenziamento illegittimo, infatti, è previsto un indennizzo economico certo e crescente all’aumentare dell’anzianità di servizio del lavoratore. Mentre il reintegro è previsto in un ristretto e specifico numero di ipotesi.”

Tutto sembra quindi essere a favore del lavoratore, che finalmente non si barcamena più in agenzie per il lavoro per anni prima di essere assunto, ma attenzione perché i disonesti sono sempre dietro l’angolo.

Il contratto a tutele crescenti prevede infatti degli incentivi e sgravi fiscali per i datori di lavoro che vi assumono, ma solo per i primi tre anni.

Trascorsi i tre anni il datore di lavoro disonesto, e credetemi ce ne sono molti, non ha più interesse a mantenere la vostra posizione in azienda e potrebbe presentarvi una lettera di licenziamento con la banale motivazione “ridimensionamento del personale” e un accordo economico che vi impedisce di fargli causa.

In primis vi voglio dire che la firma di tale accordo non vi impedisce di fare causa al vostro ex datore di lavoro, il problema è che non troverete molti appigli perché purtroppo questi stronzi, si muovono nella legalità anche se oltre a voi, stanno truffando lo stato applicando la normativa a loro piacimento.

Quello che potete fare è raccogliere prove sufficienti a testimonianza del fatto che dopo il vostro licenziamento, qualcuno ha preso il vostro posto e la vostra mansione, in questi casi per rimpiazzarvi il vostro ex datore di lavoro userà un’ agenzia di somministrazione del lavoro in modo da scamparla e riproporre il giochetto al nuovo malcapitato.

Se poi la vostra azienda non è sindacalizzata (vorrei aprire una parentesi sui vari sindacati, ma non siamo nella sede adatta e sono già troppo prolissa) in bocca al lupo, perché nessuno vi aiuterà a sbrogliare la matassa.

Ora non voglio fare del terrorismo psicologico perché non tutte le aziende sono uguali, ma è necessario tenere gli occhi ben aperti e sapere che il vostro tempo indeterminato potrebbe valere quando un contratto di somministrazione.

caro diario

Momenti no.

Ci sono, non sono in vacanza, non sono scappata su un’isola deserta a fare l’eremita (anche se lo vorrei tanto) è solo un periodo difficile da affrontare.

Vorrei dire anche di essere piena di idee e di progetti, ma mentirei oggi come oggi, nonostante questo ho pensato di scrivere, forse questo senso di pesantezza sparirà condividendolo con qualcuno.

Ho qualche problema con il lavoro, quello che faccio per vivere, ma non ho nessuna intenzione di entrare nello specifico o di dare troppa importanza a chi non ne merita affatto, mi ritrovo però in una situazione, non nuova per me, di giramenti di coglioni e nervoso costante.

Dico non nuova perché mia madre, lo sottolineerebbe, e lo fa puntualmente, riassumendo il tutto con un “dopo un po’ ti stufi”, ma posso giurare che non è così, ci sono sempre altre dinamiche dettate dal rapporto con le persone e spesso io non piaccio alle persone. (Si sono calimero e sono giustificata dal pre-ciclo)

Il tutto correlato da una sfumatura d’ ansia che riesco poco a controllare.

Ai problemi lavorativi aggiungo il problema al polso destro, che mi sono auto creata per uno scatto d’ira (Si, lo so non va bene, ma sono quel poco stressata), dopo 15 giorni non sono ancora in grado di prendere una penna in mano e scrivere, il che mi manca da morire, perché sono una da “ispirazione con la penna in mano”.

E sono anche un po’ preoccupata di conseguenza.

Allo stesso tempo mi sento in colpa perché sto così, perché tolti questi due aspetti la mia vita va benissimo, sono super fortunata, ho al mio fianco un uomo stupendo che mi sopporta 😉 e che vuole condividere la sua vita con me, ma sono umana e a volte la tristezza mi schiaccia.

Forse sto scrivendo questo post solo per fare pace con il mio cervello.

Comunque domani vado a farmi ri-vedere la mano e tornerò con nuova grinta, sono fatta così.

Nel frattempo ho fatto qualche scatto per tirami un po’ su.

musica

Recensione Musicale – Christina Aguilera – Liberation

Christina Aguilera è uno dei miei idoli musicali indiscussi da sempre, a partire dai suoi esordi con “genie in a Bottle” nel 1999, quindi questo album l’ho bramato, ma ho preferito comunque prendermi del tempo per dedicare più ascolti e individuare una linea, i brani top e i generi musicali coinvolti.

Definirla come una pop star, mi risulta riduttivo perché la Aguilera ha inventato un genere, un genere tutto suo, si è reinventata per anni, album dopo album, sperimentando anche l’esperienza del flop con Lotus e Bionic.

Sono passati sei anni dall’esperienza fallimentare di Lotus, disco poco convincente nato più per esigenza discografica (cercare di rimediare a Bionic) che per affermare la sua supremazia tra le Queen della musica.

Ma i progressi si vedono, eccome, Liberation è il disco che qualunque fan vorrebbe sentire, forse non ci sono delle super hit come “Beautiful” o “Fighter”, ma è sicuramente un album vero, sentito e senza la pretesa di voler piacere a tutti, Liberation piace a Christina e si percepisce sin dalle prime note dell’intro, è un album che censisce la libertà  artistica e il ritrovato amore per la sua professione, è quello che volevo sentire, finalmente dopo anni.

La produzione è molto curata, nulla è lasciato al caso, sembra raccontare una storia, che parte con l’intro “Liberation” che ricorda la solennità di una colonna sonora, unita a poche parole pronunciate da Christina alla ricerca di se stessa, della bambina nascosta dentro di lei, il tutto suscita, per lo meno in me, un’ emozione forte e improvvisa.

Abbiamo poi una seconda intro “Searching for Maria” che introduce proprio il primo vero brano dell’album “Maria” dove Christina sceglie proprio il suo secondo nome per introdurre il proprio lato personale e introspettivo, Maria è una canzone R&B in perfetto stile Aguilera, rappresenta un’ invocazione, una sorta di redenzione, nel testo troviamo una serie di domande senza risposta, ma il senso generale è proprio quello, forse l’importante non è avere delle risposte, ma porsi le giuste domande.

Un brano trascinante sicuramente è rappresentato da “Sick of Sittin'” che evidenzia un lato rock ribelle della cantante e la sua grande musicalità nel giocare sulla musica, un inno al ritorno:

“I’m sick of sittin’, I’m sick of sittin’
I’m sick of sittin’, I been workin’ too hard to not be livin’
I’m sick of sittin’, I don’t need it no more
I’m sick of sittin’, I’m sick of sittin’
I’m sick of sittin’, I been workin’ too hard to not be livin’
I’m sick of sittin’, I don’t need you no more”

L’interlude “Dreamers” raccoglie desideri e speranze per un mondo migliore.

“Fall in line” in duetto con Demi Lovato è una sorta di inno femminista alla libertà a non essere schiava di nessuna, sicuramente una delle song più riuscite di questo album, che meriterebbe certamente più riscontro a livello discografico.

Abbiamo poi in successione “Right Moves” feat. Shenseea e Keida, song sexy e ammiccante in stile reggae, equiparabile per genere “Pipe” feat. Xnda che per i più pettegoli del web potrebbe essere il nome d’arte di Lewis Hamilton.

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Tra le varie collaborazioni spiccano quella con GoldLink per “Like I do” e “Accelerate” con Ty Della Sign e 2 Chainz, song con ritmi da club e carica da vendere.

“Deserve” è per me una delle più belle ballad dell’album insieme a “Twice”, canzoni molto intimiste dedicate all’amore che fa perdere la testa e al perdono, in twice addirittura c’è un tributo alla musica Gospel nell’apertura, proprio a sottolineare il mix di generi che caratterizza Christina.

“I don’t need it Anymore” è l’ennesimo interlude che ricorda Christina ai tempi del film “Burlesque”, se non l’avete visto guardatelo, merita, nello stesso film Christina e Cher sono una prelibatezza 😉

“Masochist” parla di un amore sbagliato che ti distrugge, con un sound un pò anni 80, che però si sposa bene con l’intento del brano.

E in ultimo forse il mio brano preferito “Unless it’s with you” una meravigliosa ballad che rende bene il mio mood di questi giorni, visto che ho ricevuto dalla mia dolce metà “la proposta”:

“Yeah, I’m in over my head feeling confused
I’m losing my mind, don’t know what to do
‘Cause I don’t want to get married
Unless it’s with you, unless it’s with you”

Riassumendo i brani migliori : “Fall in Line”, “Deserve”, “Twice”, “Accelerate” e “Unless it’s with you”.

Voto generale un bel 7, grazie Christina, avevo paura, ma non mi hai delusa.

 

social

Coalizziamoci #nofollowersfake

Prima di scrivere questo articolo, ho aspettato qualche mese dalla nascita del mio progetto, perché come tutte le cose specialmente all’inizio, vuoi non dare il beneficio del dubbio?

Sappiamo benissimo che per un nuovo brand che nasce è importantissimo sapersi vendere nella maniera corretta sui social, e non fidatevi di chi vi dice che è diventato famoso per caso o non ha usato alcun accorgimento per fare crescere il numero dei suoi followers sui propri social, sono baggianate, grandi e grosse.

Nel mondo dei social, la vetrina più importante e più gettonata è certamente Instagram, che ci permette di mostrare al mondo il nostro lavoro o hobby che sia e ci offre gli strumenti per intrattenere rapporti con le persone, per confrontarci o per acquisire nuovi clienti.

Quindi quando è nato il diariodiunascappatadicasa, ho creato un nuovo account di Instagram, Facebook e Twitter.

Oggi mi soffermerò a parlare proprio di Instagram, delle dinamiche che lo coinvolgono, delle persone poco oneste, del famoso logaritmo e dei followers fake.

Inizio con il dire che stamattina la mia pagina Instagram contava 233 iscritti, non mi lamento perché comunque queste 233 persone seguono proprio me e non sono comunque poche se le pensiamo tutte in una stanza, ma voglio aggiungere che se il fenomeno “follow to follow” o “fake followers” non esistesse io a oggi di iscritti nei avrei ben 647 che se permettete è un po’ diverso.

Per le piccole pagine, come la mia, crescere su Instagram è diventato quasi impossibile, perché a meno di sponsorizzazioni i nostri feed sono poco visibili grazie al nuovo algoritmo che sceglie per noi cosa mostrarci e quale rilevanza dare al contenuto.

La formula tiene conto di 3 fattori principali: interesse, tempestività e relazione – ed altri tre fattori ausiliari legati all’uso più o meno regolare dell’app – frequenza, seguito e utilizzo, shakerando otteniamo la formula magica che determina ciò che vediamo nelle nostre bacheche.

Ok, che Instagram non nasconde nessun contenuto perché andando sulla singola pagina di ciascuno, tutti i post sono perfettamente visibili (ovviamente parlo di pagine pubbliche), ma se il mio contenuto non ottiene un numero abbondante di like poco dopo la pubblicazione, potrebbe passare inosservato, anche se è originale e frutto del mio lavoro di giorni o ore.

Infatti l’algoritmo privilegia i post con un alto engagement quindi tutto dipenderà da quanti follower abbiamo, da quanto siamo attivi sulla piattaforma, da quante interazioni abbiamo, gli hashtag che utilizziamo e la qualità dei contenuti.

La spina nel fianco è però rappresentata da tutte le società nate per vendere followers illegalmente, cari utenti di Instagram abbiate una morale, l’immagine del vostro brand è importante, ed è importante mantenere un’integrità, se io fossi una grande azienda non vorrei collaborare con chi ha grandi numeri, ma finti.

La pubblicità è importante se raggiunge un bacino vero di clienti, quindi grandi aziende fate attenzione all’influencer a cui scegliere di affidarvi per rappresentare i vostri prodotti e il vostro brand.

La piaga principale sono comunque i cari followers fake, o follow to follow, persone che ti seguono in media per 4 giorni e poi ciaone, queste persone insultano i nostri contenuti e la nostra intelligenza, perché se un contenuto ti piaceva 4 giorni fa, ora perché ti cancelli?

Instagram è certamente a conoscenza di queste problematiche, ma non ha nessuna convenienza nel cercare di combatterle, in vista anche del nuovo programma di monetizzazione e dell’introduzione dei video fino a 1 ora, l’intento è soppiantare YouTube (che è uno schifo già da anni) non di certo permettere ai piccoli di diventare “bocche da sfamare”.

Forse per l’algoritmo non possiamo fare nulla, ma possiamo combattere le ingiustizie, anzi dobbiamo, siamo piccoli, ma siamo tanti, so che ormai le persone hanno perso la buona abitudine di far valere idee e diritti e che nessuno manifesta più nemmeno se il paese va a rotoli (e va a rotoli), non vi chiedo di scendere in piazza, vi chiedo di unirci e cercare di fare squadra sovvertiamo il sistema, rompiamo le palle, diamoci da soli la visibilità che meritiamo.

Compatti, dritti alla metà!

caro diario, motivazionale

Non mi sento e non sono una “cantante fallita”

Ci sono momenti della vita in cui, nonostante non sarebbe opportuno, sentiamo il bisogno di esporci, nel mio caso di togliere quel velo di mistero attorno ad un nickname.

Qualcosa tra un post e l’altro è emerso, è vero, ma nelle mie massime del giorno esorto le persone (e me stessa in primis) a reagire, combattere ma soprattutto a essere se stessi sempre, e che me stessa sono se non parlo un pò di me, tanto più che ne sento il bisogno?

Giorni fa una conoscente ha criticato, in modo gratuito e non richiesto, il fatto che io abbia abbandonato la mia “carriera di cantante”, lo metto tra virgolette perché non credo di aver mai avuto una carriera da cantante e perché cito le testuali parole di questa persona, ora non starò a dilungarmi sul fatto che le persone devono imparare a farsi gli affari propri e non elargire pareri da buoni samaritani, se non richiesti, ma voglio assolutamente spiegare perché non mi sento affatto una cantante fallita o una persona fallita.

Che per altro, quanto meno una persona che ha fallito in qualcosa evidentemente ci ha provato ed è già due spanne avanti a chi invece di prendere in mano la propria vita spara sentenze sulle vite altrui.

Questa persona comunque mi ha fornito degli spunti per una serie di riflessioni a riguardo, che voglio condividere, perché sono pronta a farlo.

Ho sempre amato la musica, canto dall’età di 5/6 anni, a quell’età addirittura mi dilettavo a inventare canzoni in una lingua che io chiamavo inglese (ma inglese non era), mi divertivo da matti, lo ricordo come fosse ieri, ricordo la sensazione di benessere che provavo nelle mie piccole esibizioni in giardino senza condizionamenti.

Nonostante la timidezza quel modo di comunicare mi è sempre piaciuto, perché per me la musica rappresenta un mezzo di comunicazione e lo è anche se uno è stonato, magari non sempre è arte, ma c’è sempre un messaggio dietro.

Nell’età adolescenziale, quando tutti cercano il loro tratto distintivo, quello che ti caratterizza, io avevo trovato il canto, che c’era sempre stato, ma avevo capito di essere brava, di avere delle doti, perché quando sei bambino non ha importanza se sei bravo o meno, lo fai perché ti piace, ma quando cresci è tutto diverso.

Cosi è iniziato quello che oggi definisco un incubo e quello che quella persona definisce “carriera di cantante”, quando tu stai cercando la tua strada e ti dicono che sei bravo in qualcosa, il rischio è quello di credere che quella determinata cosa sia la tua strada, questo è quello che mi è successo, quello che ho voluto io per dieci anni, quello che ho creduto di volere.

Voglio essere chiara e precisare che nessuno mi ha costretta con la forza a fare decine di centinaia di concorsi musicali, a esibirmi in locali beceri o eventi musicali discutibili per anni, e voglio essere altrettanto chiara dicendo che nel mentre pensavo di essere sempre quella bambina, anche se era un’ illusione.

Cosi ho smesso di esibirmi per me stessa e per la sensazione di pace e totalità che sentivo da bambina, a volte avevo anche 3 o 4 serate a settimana, correvo freneticamente dietro a iscrizioni, scelta dei brani più difficili per fare breccia nelle giurie e degli outfit giusti per la canzone e per l’occasione.Ho un intero armadio da 2 ante pieno di quelli che chiamo “abiti da esibizione” e che oggi sono diventati abiti da week end (perché comunque non si butta via nulla) per non parlare degli accessori e delle scarpe, da farci un mercatino in piena regola.

Parentesi a parte, in questa frenesia io cercavo me stessa, ma con il passare del tempo mi perdevo sempre di più, dietro a qualcosa che con la mia passione non centrava proprio nulla, oltretutto facendo lo sforzo sovrumano di vincere la mia ansia da palcoscenico, perché sono una persona tutt’altro che esibizionista a cui tremano le mani anche a cantare in un karaoke tra amici, perché le emozioni quelle vere ti fanno tremare anche le viscere.

In quel mondo a cui sentivo di dover appartenere a tutti i costi, ho incontrato persone come me, persone a cui sono tutt’ora legata e grata perché per anni sono stati una seconda famiglia, ma ho incontrato anche moltissime persone senza scrupoli ne cervello,    nelle giurie dei concorsi specialmente, uomini viscidi non degni di essere chiamati uomini che giudicavano le tue gambe o la tua scollatura altro che doti canore. Il fatto che il mondo della musica o dello spettacolo in generale sia pieno di questi personaggi è risaputo ora, perché finalmente qualcuno ha avuto il coraggio di denunciare questi abusi.

Abuso è anche farla pagare a qualcuno che non ci è stato, eh.

Ma non è nemmeno questo il motivo per cui la mia carriera è stata interrotta, perché mi sono accanita per dimostrare che avrei potuto farcela anche senza le raccomandazioni di questi bavosi e cosi sono passati gli anni, fino a quando, dopo una brutta delusione d’amore e una serie di problemi alla gola che mi hanno tenuta ferma per un pò, ho scoperto il piacere del silenzio.

La mia pausa con la musica è durata un anno (la prima) e non è stata forzata se non all’inizio, è stato semplicemente ammettere che forse non ero pronta, ma pronta per cosa? mi ero presa una pausa dalla smania di diventare qualcuno, ma la musica non l’ho mai abbandonata, nemmeno un singolo giorno proprio come da bambina.

Il mio sogno non è svanito perché non ce l’ho fatta a diventare qualcuno, io amerò sempre cantare, ma per esprimere me stessa non per compiacere qualcun altro o diventare famosa, semplicemente il mio sogno si è trasformato per fare spazio a me, a quella che sono oggi, una persona piena di interessi e passioni di cui nessuna esclude l’altra.

Io sono fiera di chi sono oggi, la mia “bella voce” è sprecata?  ma sprecata per cosa? Ho intrapreso una strada che non era per me, me ne sono accorta e ho aggiustato il tiro, tutto qui. Ho comunque una voce, questo blog è la mia voce, il mio progetto è la mia voce.

Le passioni si evolvono, proprio come dovrebbero fare le persone. Cambiare strada o percorso non significa aver fallito, significa prendere atto dei cambiamenti e non fossilizzarsi, ma cercare di migliorarsi.

2018-06-14 13.55.06

Serie Tv del momento Rubrica

– Serie Tv del momento – capitolo 5 – Il miracolo

E come tutte le settimane, eccoci al Lunedì della rubrica “serie Tv”, oggi come già accennato a chi mi segue su Instagram e Facebook, parliamo della serie drammatica italiana ” Il miracolo”, ideata e diretta dallo scrittore italiano Niccolò Ammaniti. La serie è stata trasmessa per la prima volta l’8 maggio 2018 sul canale satellitare Sky Atlantic, ed è composta di 8 episodi della durata media di 50 minuti.

Io lo definirei drammatico spirituale, lo scrittore infatti, al suo debutto come regista, incentra la serie sulla fede, sul potere,su i dilemmi della scelta e le speranze a cui le persone si aggrappano per restare a galla.

Nell’irruzione nel covo di un boss della ‘Ndrangheta, viene ritrovata una statua in plastica raffigurante la Madonna che piange sangue (litri e litri) questo evento, che nel corso della serie rimarrà inspiegabile (ovviamente), avrà delle ripercussioni sulle vite di chi entrerà a contatto con questa statua.

Le vicende si susseguono in uno scontro ideologico sacro e profano, tra fede e scienza, tra reale e irreale.

I personaggi, dal primo ministro Pietromarchi a Padre Marcello, risultano tormentati da forze opposte, la Madonna cambierà le loro vite per sempre in modo irreversibile.

Anche le donne di questa serie non sono da meno (tormentate), la first lady è una donna irrequieta (infelice) che cerca la sua valvola di sfogo rifugiandosi in comportanti sconsiderati, una madre che ha problemi a comunicare con i suoi figli, anch’essi tormentati, con comportamenti a dir poco inquietanti.

Ci sono poi Sandra la biologa, che rappresenta la “fazione” della scienza, che si ritrova ad affrontare il dubbio causato dall’inspiegabile, e Clelia, innamorata da sempre di Marcello, che lo ama incondizionatamente anche se conosce tutti i suoi eccessi e intrallazzi da truffatore.

La colonna sonora è stata curata dal compositore messicano Murcof, grande impatto ha la sigla “il mondo” cantata da Jimmy fontana, canzone cara ad Ammaniti e che era già stata scelta in fase di stesura della sceneggiatura, affiancata a immagini sacre, ovuli e spermatozoi al microscopio e il dettaglio di una bocca candida che abbozza un sorriso di una statua raffigurante la Madonna (non quella lacrimante della serie) che nello spettatore provocano uno shock, una spaccatura, uno stato di crisi che scatena la ricerca della soluzione. (Che però non c’è)

L’andamento è tipico dei suoi romanzi: un evento scatenante che ti conduce oltre e l’intera idea si avvicina a quella del romanzo; La Madonna si presenta come il miracolo, ma il suo impatto è pari a quello di qualunque cosa violi le leggi ordinarie dell’universo che conosciamo, vedremo quindi delinearsi diverse reazioni da parte dei diversi personaggi coinvolti, proprio come nei telespettatori.

Le storie dei personaggi sono indipendenti e hanno senso compiuto di per se, anche se a volte le vicende si intrecciano intorno al miracolo.

Sicuramente va riconosciuta a Ammaniti la forte caratterizzazione dei personaggi, nelle mille sfaccettature che li delineano come unici, senza tralasciare gli aspetti meno positivi, mettendo a fuoco forza e debolezza, sempre a sottolineare lo scontro ideologico alla base della serie.

Ho trovato però una certa confusione nelle vicende, che ammetto, potrebbe essere dovuto proprio all’idea dell’incomprensibile che vuole essere rappresentata, ma che per gusto personale ho trovato un pò troppo accentuata, ovviamente si tratta di gusto personale.

Ho deciso di guardare questa serie, spinta dalla forte pubblicità di Sky che la promuoveva come “serie dell’anno” e pensando alle produzioni Sky come Gomorra, ecco se la guardate con questi presupposti forse rimarrete delusi perché Gomorra è Gomorra. Ho riflettuto per giorni prima di scrivere questa recensione perché a primo impatto direi che non mi è piaciuta, ma c’è comunque un filo che mi teneva incollata allo schermo, come succede con i romanzi.

Ancora oggi resto a tratti basita, ma se dovesse esserci una seconda stagione la guarderei, quindi per ora il mio voto è “rimandato a settembre“.

Su questa serie più che mai vorrei confrontarmi con chi l’ha seguita, per capire se forse mi è sfuggito qualcosa, quindi se vi va lasciatemi un commento con la vostra opinione 🙂

Io intanto vi ringrazio e saluto! per questa settimana è tutto, a lunedì prossimo!

Buona visione!

Serie Tv del momento Rubrica

– Serie tv del momento – capitolo 4 – The originals

Buon lunedì a tutti, bentornato a chi mi legge ogni lunedì e benvenuto a chi incappa nelle mie parole per la prima volta.

Questa settimana è la volta di “The originals” la serie fantasy statunitense, nata come spin off di The Vampire diaries, che debutta ad Ottobre 2013 sull’emittente televisiva The CW.

La serie è per lo più ambientata nel quartiere Francese di New Orleans e si incentra sulle vicende di Klaus ibrido originale e della sua famiglia.

Il suo personaggio è eternamente diviso tra la malvagità e la follia, nonostante sia un assassino metodico e paziente è un grande elaboratore di piani efficaci volti a liberarsi dei suoi nemici. Trattandosi di un originale appunto, può essere ucciso solo da un paletto di legno di frassino bianco, come narra la leggenda.

Di lui si sa che ha combattuto nell’esercito di Carlo Magno e nella guerra di Troia e che dopo la caduta dell’impero romano si stabilì in Germania.

La serie si sviluppa in 5 stagioni dove Klaus e la sua famiglia affronteranno nemici sempre diversi, consanguinei compresi e solo l’amore per la figlia avuta con Hayley terrà tutti saldamente uniti per salvaguardare il bene comune: la sua felicità.

New Orleans offre una cornice perfetta al folklore che questa serie dipinge, la magia delle streghe, la musica per le strade, le parate e i riti Pagani.

Tutto ciò non toglie che la serie sia lenta a tratti noiosa, in molte puntate non succede quasi nulla e sicuramente è un cast meno “attraente” di The Vampire Diaries.

Tirando le somme, anche se nel corso delle ultime stagioni Klaus e la sua famiglia mi sono “quasi” simpatici il mio voto è 5,5, questa serie doveva finire con la morte del padre di Klaus il primo nemico.

Premetto che per questo motivo mi manca ancora qualche puntata alla fine, ma ovviamente c’erano serie tv più allettanti che avevano la precedenza.

Lo finirò, quando avrò finito il resto!

Come al solito vi chiedo di condividere la vostra opinione se vi va, buona visione e a Lunedì prossimo per la prossima serie.

Salute, sport, Tecnologia

Camminata e conta passi – la palestra non è per tutti

Per la serie, non sono solo le abitudini alimentari a influenzare lo stile di vita, oggi vi presento il mio alleato n. 1, il mio Apple Watch serie 1, ovviamente non trattandosi di una sponsorizzazione Apple, faccio presente che esistono milioni di dispositivi, per tutte le tasche, che svolgono le funzioni di cui parleremo oggi.

La cosa importante per la buona riuscita di un percorso di dimagrimento o di mantenimento è monitorare costantemente la propria attività, quindi il dispositivo adatto dovrà avere le seguenti funzioni per esserci d’aiuto:

– conta passi

– monitoraggio dell’attività fisica

– monitoraggio del battito cardiaco

– monitoraggio del sonno

Nel mio post “la mia rinascita” ( https://diariodiunascappatadi.casa/2018/05/04/la-mia-rinascita-i-soliti-problemi-con-i-titoli/) ho parlato del mio allenamento quotidiano e di quanto sia stato fondamentale nel mio percorso di rimessa in forma camminare.

Camminare è un esercizio adatto a tutti, ma non tutti i tipi di camminata sono uguali, per essere efficace si deve mantenere un certo ritmo, sostenuto e un certo numero di pulsazioni al minuto.

Come tutte le attività aerobiche, la camminata a passo sostenuto regala numerosi benefici:

– riduce la pressione arteriosa e il rischio di malattie cardiovascolari.

– diminuisce l’incidenza di tumori

– rinforza i muscoli toracici con un miglioramento della ventilazione a livello polmonare (assolutamente consigliata a chi soffre d’asma o bronchiti croniche)

– regola il metabolismo soprattutto nell’elaborazione degli zuccheri (fondamentale nei soggetti diabetici)

– aiuta a mantenere la regolarità dell’apparato gastrointestinale

– contrasta l’osteoporosi

– aiuta a perdere i famosi kg di troppo

– ha notevoli benefici anche sul sistema nervoso, le endorfine rilasciate dal nostro corpo durante la camminata aiutano a combattere stress, stati d’ansia e depressione

Gli esperti consigliano di stare intorno alla soglia dei 10000 passi quotidiani ed è proprio per questo motivo che abbiamo bisogno di un dispositivo atto a monitorare la nostra attività quodiana, perché solo la consapevolezza delle nostre abitudini ci può aiutare a modificarle in meglio.

Per chi è alle prime armi e non vuole fare un grosso investimento il miglior dispositivo è Mi band di Xiomi in vendita su Amazon Mi band 2 a circa 25 €.

È compatibile sia con IOS che con Android, leggero, subacqueo, con una durata eccezionale della batteria fino a 28 gg.

Per chi invece vuole porsi degli obiettivi sempre più sfidanti consiglio Apple Watch, in quanto oltre alle funzioni che abbiamo accennato precedentemente offre delle challenge (i famosi anelli di movimento, esercizio e in piedi)

Si tratta nello specifico di 3 anelli quotidiani da completare che concorrono al raggiungimento di obiettivi giornalieri,settimanali, mensili e annuali.

A volte abbiamo anche delle sfide dedicate a giorni particolari come il giorno della terra o San Valentino.

Pensate che Apple investe molto su queste challenge infatti organizzano corsi gratuiti proprio per fidelizzare le persone a questo tipo di sfide.

Il mio consiglio è di ricordarsi che si tratta di un gioco, un gioco che puoi aiutarci a stare meglio, sempre se usato con buon senso senza sviluppare delle dipendenze.

E credetemi ci sono persone che ne sono dipendenti!

Detto questo buona camminata a tutti!

Serie Tv del momento Rubrica

– Serie Tv del momento – capitolo 3 – 13 Reason Why

Bentornati, ed eccoci al capitolo 3 di questa saga, dedicata a una delle mie più grandi passioni, ovvero poltrire sul divano, mangiando schifezze e guardando serie Tv.

Il titolo della settimana è 13 reason why, serie statunitense (giuro che prima o poi vi parlo pure di una serie italiana, chi mi segue su Instagram forse si è già fatto un’ idea) basata sull’omonimo romanzo di Jay Asher, la storia narra il ritorno alla vita dopo il suicidio di Hanna Baker e la narrazione si basa su una serie flashback accompagnati dalla voce di Hanna che ha inciso 13 audiocassette dove descrive meticolosamente le 13 motivazioni che l’hanno spinta a questo gesto.

La prima stagione è stata pubblicata sulla piattaforma digitale Netflix (mio amore dopo il mio compagno e i miei mici) il 31 Marzo 2017 per un totale di 13 (appunto) puntate e la seconda sempre di 13 puntate è uscita, sempre su Netflix il 18 Maggio.

La serie affronta temi molto delicati e sempre d’attualità come il suicidio, il bullismo, la violenza sessuale e l’omosessualità.

Una piccola curiosità, prima di entrare nel vivo della serie, il ruolo di Hanna inizialmente doveva essere interpretato da Selena Gomez, che sarà invece poi una delle produttrici esecutive della serie e darà voce a tre song bellissime della colonna sonora della serie quali Back to you, Only you e kill em with kindness, se vi capita andate a sentirle.

13 (per abbreviare) è stata aspramente criticata da molti perché offre una rappresentazione realistica e a tratti romantica del suicidio, e la paura per queste persone è che possa essere oggetto di emulazione per molti adolescenti affascinati (passatemi il termine) dal fatto di immaginare cosa potrebbe accadere dopo la propria morte.

Specifico che la serie è vietata ai minori di 14 anni e contiene in ogni episodio specifici avvisi volti a spingere a chiedere aiuto nel caso qualcuno si trovi a vivere episodi come quelli descritti o comunque provi un disagio nei confronti della vita, addirittura rimando ad un sito https://13reasonwhy.info dove selezionando il proprio paese di provenienza si forniscono i recapiti adatti a gestire il problema.

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Credo appunto che proprio per le critiche ricevute dopo la prima stagione, la seconda sia stata rivista e studiata per cercare di rimediare, nella seconda stagione infatti (che non è più cosi realistica) vediamo il fantasma di Hanna che torna per un motivo, quello di portare i personaggi che hanno contribuito alla sua morte sulla via della redenzione, una sorta di riabilitazione.

Io non sto dalla parte delle persone che hanno criticato questa serie, chi mi conosce o ha letto qualche altro articolo del mio blog, sa che sono stata vittima di bullismo e che queste battaglie mi stanno a cuore più di molte altre, e vi assicuro che soprattutto nella prima stagione alcune scene, parole e azioni mi hanno profondamente rattristata, perché certe cose non si cancellano nemmeno dopo molti anni.

Nonostante possa turbare, io proporrei la visione di questa serie nelle scuole, ovviamente seguita da un percorso di “educazione a vivere” con psicologi ed esperti che aiutino sia le vittime che i carnefici ad amare se stessi, perché la chiave di tutto è l’amore per se stessi e per il prossimo.

Quindi non continuiamo a fare come gli struzzi e a nascondere la testa sotto la sabbia: genitori, educatori, persone di riferimento nella vita di un adolescente documentatevi, aiutate i vostri figli a crescere in modo sano e rispettare se stessi e gli altri, eh si guardatela insieme a loro questa serie perché può essere d’aiuto anche per gli adulti a riconoscere i segnali e a intervenire prima che non ci sia ritorno.

Per concludere quindi il mio voto è 8, tondo e pieno.

Ovviamente mi piacerebbe che mi lasciaste la vostra opinione.

Buon visione a lunedì

Bellezza, Salute

Pulizia del viso, skin care e dintorni.

Per la prima volta qualche mese fa a 32 anni suonati mi sono decisa a prenotare la mia prima pulizia del viso, dico mi sono decisa perché sono sempre stata terrorizzata dai racconti di persone che raccontavano di aver subito torture atroci sottoponendosi a questo trattamento.

Del resto, si sa che se belle vogliamo apparir dobbiamo soffrir, ma a tutto c’è un limite, anche alla cavolate, mi rivolgo alle persone che mi hanno terrorizzata per anni, forse avete sbagliato estetista o forse abbiamo una soglia del dolore diversa, sta di fatto che la mia esperienza è stata, si in alcuni momenti un pò fastidiosa, ma decisamente rilassante ed efficace nel complesso.

Ovviamente vuoi non chiedere consiglio, già che ci sei, sulla skin care adatta alla tua tipologia di pelle? è un bene farlo assolutamente perché quello che ho scoperto nel mio caso, è che ho sempre sbagliato tutto, modalità e prodotti. Bene ma non benissimo.

Comincerò con il dire che la pulizia del viso almeno una volta ogni 2 mesi è entrata nei famosi “mai più senza” perché come del resto era ovvio, la mia pelle ne ha tratto un enorme giovamento, è decisamente più luminosa e la visibilità dei pori si è di molto ridotta. (ho una pelle con tendenza grassa)

Ma torniamo alla skin care sbagliata, quella di sempre, su suggerimento della mia estetista ho sostituito l’acqua micellare e il detergente per pelli miste impure con un olio precisamente il Confort Supreme Huile Dèmaquillante di Galénic, questo olio di media densità è stata una vera scoperta, è uno struccante ma anche un semplice detergente, non ci avrei onestamente mai pensato, uno non crede che una sostanza oleosa possa rendere meno oleosa una pelle grassa, e invece tutto l’opposto oltre ad avere un profumo buonissimo floreale, lascia la pelle pulita, molto liscia e morbida.

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Composizione.:Ricinus communis (castor) seed oil (ricinus communis seed oil), caprylic/capric triglyceride, PEG-40 sorbitan peroleate, polyamide-3, octyldodecanol, argania spinosa kernel oil, benzyl salicylate, beta-sitosterol, BHT, citronellol, fragrance (parfum), hexyl cinnamal, limonene, linalool, pentaerythrityl tetra-di-T-butyl, hydroxyhydrocinnamate, tocopherol, tocopheryl acetate.

Ho anche abbandonato la mia amata crema viso di Erbolario rosmarino e bardana per pelli grasse e impure, al momento quindi, sempre su consiglio dell’estetista, sto testando il siero sempre di Galénic Pureté Sublime, un siero viso matificante dalla consistenza impalpabile che si assorbe molto velocemente e ritarda il famoso ” effetto lucido” di molte ore rispetto ad una normale crema per pelli impure, ottimo sia come siero viso che come base per il make up.

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Composizione.: Aqua, Propylene Glycole Dicaprylate/Dicaprate, Cauterets Spring Water (Cauterets Aqua), Hamamelis Virginiana (Witch Hazel) Water (Hamamelis Virginiana Water), Aluminium Starch Octenylsuccinate, Polymethyl Mathacrylate, Glycerin, Hydroxyethyl Acrylate/Sodium Acryloyldimethyl Taurate Copolymer, Glycolic Acid, Citric Acid, Disodium Edta, Parfum (Fragrance), Glyceryl Stearate, Glycine, Green 3 (Ci 42053), Lactic Acid, Linalool, Myristyl Alcohol, Myristyl Glucoside, Panthenol, Peg-100 Stearate, Phenoxyethanol, Polysorbate 60, Propylene Glycol, Silica, Dosium Benzoate, Sodium Hydroxide, Sorbitane Isostarate, Xanthen Gum, Yellow 5 (Ci 19140), Zinc Glycinate.

Li sto utilizzando da un paio di mesi e devo dire che mi sto trovando benissimo, la mia pelle è assolutamente rinata, ovviamente il mio consiglio di base è fare un’ analisi della propria pelle, molte farmacie organizzano giornate dedicate alla cura della pelle con analisi gratuite senza obbligo di acquisto, conoscere la propria pelle ci aiuterà sempre con l’aiuto di consigli degli esperti a scegliere i prodotti più adatti a noi.

Le varie linee di Galénic le trovate in tutte le farmacie.

Se questo tipo di post vi piace, lasciatemi un commentino perché sto testando altri prodotti di cui mi piacerebbe parlare da profana. E soprattutto mi piacerebbe sentire anche altre opinioni, le vostre.