caro diario

Il primo post del 2019 o il primo viaggio

Mi sono accorta solo ora di aver promesso un sacco di volte un articolo nel 2019, ma di non averlo mai scritto, quindi questo sarà il primo.

(Meglio tardi che mai è solo il 10 Febbraio 😂)

Come accennavo un paio di giorni fa sull’instagram non sono nemmeno stata in grado di definire la classica parola chiave dell’anno, un po’ per l’estrema mancanza di dono della sintesi e un po’ per una forte indecisione nella scelta tra due parole AMORE e VIAGGIO.

L’amore del resto è stata negli ultimi quattro anni (esattamente dal 15 febbraio) la parola d’ordine dei miei giorni, ma anche la FORTUNA ne è complice, perché si, per l’amore ci vuole anche un pizzico di fortuna. Ma quest’anno è comunque l’anno del coronamento, o almeno così si dice del matrimonio. Chi mi conosce, o ha imparato a farlo da queste righe, sa che non sono la classica ragazza che pianifica il proprio matrimonio fin da bambina, forse addirittura non ci avevo mai pensato, eppure ora mi sembra così giusto perché siamo noi, forse nel nostro caso inizi a pensarci nel momento giusto con la persona giusta.

Tutto questo sproloquio per dire che forse la parola dovrebbe essere AMORE, ma allo stesso tempo il 2019 è l’anno del viaggio e stavolta non metaforicamente per trovare una me stessa nascosta chissà dove (mi accontento delle mie “me” già ritrovate che fanno molta fatica a trovare accordo tra loro 😂), ma proprio del viaggio vero, con le valigie.

Mi piacerebbe dire valigie cariche di sogni (fa un sacco figo scrivere queste cose metafisiche), ma mentirei perché saranno cariche di vestiti che poi nemmeno indosserò, come sempre del resto 😂.

Saranno viaggi di sopralluoghi e di scoperte, alcuni unici e irripetibili e altri ricorrenti, ma sempre bellissimi, perché viaggiare riempie gli occhi e l’anima.

Dal primo viaggio sono rientrata da qualche giorno, dovevo raccogliere i pensieri e superare il rientro prima di scriverne, ma credo di essere pronta, ovviamente non sarà un resoconto del viaggio a tappe, perché non sono una travel blogger, io sono una di quelle sentimentali che parla dei luoghi in riferimento ai sentimenti e alle emozioni, insomma una romantica per farla breve.

In origine questo doveva essere un viaggio con le donne della mia famiglia, il viaggio che io, mia mamma e mia sorella non avevamo mai fatto insieme, non da adulte almeno. La meta ovviamente era stata scelta in base alla necessità (più mia) di tranquillizzarle in merito alla mie scelte di vita (ormai non troppo lontane) date da quella classica preoccupazione del “per lo meno vedono che andrò a stare bene” 😂

Purtroppo mia sorella non è potuta venire, lei ha una dedizione al lavoro invidiabile che non sono mai riuscita ad avere in nessuno dei posti lavoro che ho cambiato in questi 15 anni, ho sempre invidiato chi ha trovato la propria strada e giustamente quando l’hai trovata i sacrifici li fai, senza che ti sembrino tali. (Ma questo è un altro discorso e io divago troppo)

Quindi io e mia mamma siamo partite per Tenerife, io con qualche ansia e qualche valigia (piena di vestiti mai indossati 😂). Parlo di un’ ansia da prestazione dovuta al fatto di dovermela cavare senza aiuti, l’idea di guidare una macchina non mia in un paese straniero (chi mi conosce sa che io guido sempre, ma mai le macchine degli “altri”), di dovermi arrangiare con uno spagnolo arrabattato e organizzare una sorta di itinerario.

Tutte le mie ansie sono state vinte per merito di motivazioni più profonde, e ne vado piuttosto fiera, perché ho superato le mie paure per cercare di regalare a mia mamma un viaggio da ricordare, il primo insieme su quest’isola, volevo che avesse una buona impressione e degli ottimi ricordi.

Questo viaggio mi ha insegnato più di quanto sperassi, sia nel conoscere e superare i miei limiti, sia nel rapporto con mia mamma, un rapporto che è sicuramente migliorato in questi anni, da quando non siamo costrette a stare insieme, ma scegliamo il tempo da dedicarci.

E la mia futura “casa” si è dimostrata bella e accogliente, calda e confortevole e il fatto di averla condivisa me l’ha fatta amare ancora di più. Un po’ come avessi bisogno dell’approvazione 😂.

Insomma alla fine in un viaggio per me sono importanti i sentimenti e quindi torniamo ancora all’amore.

Ecco perché alla fine non sceglierò tra AMORE e VIAGGIO, ma li abbraccerò entrambi.

❤️

caro diario

… non per tutto questo tempo…

Oggi mi sono detta che era ora di scrivere qualcosa quaggiù, nei meandri di WordPress, perché manco da troppo, mi manco da troppo.

Chi mi conosce sa che ci sono periodi in cui mi isolo da me stessa, mi spengo perché conosco i comandi per disinnescarmi, è tendenzialmente lo faccio per il mio bene.

Non so quanto tutto questo sia un modo sano per affrontare la vita, ma mi aiuta a stare a galla e a non darmi troppa importanza in quei momenti dove vorrei solo urlare e andarmene il più lontano possibile da quasi tutto.

Non è mai stato facile essere me perché non ho mai saputo vivere con leggerezza, che in fondo è una delle cose che mi fa sentire profondamente fiera di me stessa, ma mi toglie così tante energie.

Non sono capace di lasciarmi scivolare i fatti, i giudizi e le decisioni altrui, la frase “fregatene” con me non hai mai funzionato, anzi mi fa incazzare.

E allora ho imparato a far tacere me stessa, quando è troppo e sclererei, ma ora non si può, stacco la spina, smetto semplicemente di essere consapevole e attacco la modalità “navigatore automatico-funzionalità base”.

Solo chi mi conosce sa che non sono del tutto io e aspetta che io possa tornare a sopportare e sopportarmi, perché non sono indulgente tanto meno con me stessa, chi mi conosce attende che passi.

Mi sento in attesa del mio vero futuro e bloccata allo stesso tempo in quella che so di non essere la mia vita, vivo già di mancanze e di sindromi da distacco precoce, perché ci sono persone che mi mancheranno da togliere il fiato e altre che ho già perso qui, anche se può non sembrare.

Mi ripeto che devo ritrovare la pazienza, ma non fa parte di me ultimamente, perciò ho deciso che vivrò tutto come Luisa senza spegnere nulla, perché forse il fatto di spegnersi giova più agli altri che a me e nel 2018 ho imparato che non sono fatta per compiacere gli altri.

Si avvicina l’anno più importante della mia vita e io sarò presente con vigore.

E prometto di non censurarmi più o per lo meno non per tutto questo tempo.

caro diario

Quando l’articolo che devi scrivere è un altro.

È tutto il giorno che temporeggio, ho due/tre articoli scritti su carta straccia con una pessima calligrafia da pubblicare, ma non ero e non sono in vena per nessuno di loro.

Questo periodo è molto strano per me, alterno momenti di massima euforia ed emozione a momenti di stanchezza e massimo sconforto. Sento che dovrebbe essere tutto facile, ma sembra sempre più difficile, come se mi imbattessi continuamente in ostacoli, sbattimenti e delusioni.

Mi sono convinta che deve essere così, che il mio ultimo anno in Italia debba fare in modo che io non ne senta affatto la mancanza, che poi non sarà mai così.

Si, mi piace lanciare delle bombe con noncuranza e proseguire il discorso, ma credo sia doveroso spiegare a voi che leggete queste righe questo progetto di vita, perché questo blog è nato principalmente per questo, per accompagnare il viaggio, per documentare la strada e non perdere il segno.

Qualche mese fa, non senza preoccupazioni e molti dubbi, io e il mio compagno abbiamo deciso di provare a costruirci una nuova vita in un’ isola a 4000 km dove è primavera (quella calda) tutto l’anno, dove c’è pure l’oceano e un vulcano.

A gennaio 2020 ci trasferiremo a Tenerife, probabilmente a Santa Cruz, ma per i dettagli abbiamo tempo, anche se organizzare un matrimonio, un trasferimento, avviare un’ idea di business, imparare una nuova lingua e lavorare è molto impegnativo, ecco perché ogni tanto sono latitante.

La nuova direzione per questo blog è affrontare questo cammino con me, oltre a parlare delle solite cose, vorrei portarvi con me e condividere questo viaggio, anche per vivermelo più a fondo, con più consapevolezza. Nulla è facile da affrontare, i cambiamenti spaventano, ma mettere tutto nero su bianco aiuta anche a focalizzare.

Il motivo? I motivi? Sono svariati partendo da quello più scontato e più ovvio ovvero che ho sempre sognato di vivere al mare, ma so che detta così sembra banale, in realtà abbiamo voglia di provare a vivere una vita diversa, lontana da questi ritmi, lontana da curriculum vincolanti, lontana dal portarsi il lavoro a casa, ma lavorando da casa, lavorando per noi stessi e per il nostro futuro, prendendoci il nostro tempo, godendo del nostro tempo.

Anche questo sembra forse un po’ riduttivo, cosa ci può essere di riduttivo nell’ ammettere che siamo molto felici, ma forse saremmo molto più felici a provare a realizzare dei sogni, pur avendo sempre i piedi per terra?

Diariodiunascappatadicasa è molto più che un blog per me, è una scommessa su me stessa, è la mia idea di futuro e il futuro al tempo stesso, è nata per accompagnare ed essere questo viaggio, per conoscermi e per creare un mondo tutto mio e invitarci delle persone.

Ci sono moltissime idee, tantissimi progetti, che da domani voglio iniziare a raccontare, stasera è tardi e ho sganciato la bomba più grossa, una delle più grosse.

Ora che ho svelato questo segreto, sarà tutto più semplice, perché parlarne lo fa sentire più vero e più vicino ma anche più doloroso da un certo punto di vista, non è facile lasciare la propria famiglia, la proprie amicizie e la propria città, perché non smetteranno mai di mancarci, ma so che forse certi legami si rafforzeranno e capiremo cosa è davvero importante e chi.

Tutto questo è una sfida e io voglio giocare a credere in me stessa, perché si inizia giocando e poi forse ci si crede davvero.

Ho altri articoli da pubblicare, ma quello che davvero volevo dire era questo, in tutta la sua semplicità, senza pensare troppo e alla rinfusa, spero non siate delusi, ho pensato molto a come dare la notizia, ci ho pensato talmente tanto che alla fine ho pensato di farlo così come veniva. E sono già un po’ più felice.

Buonanotte

Serie Tv del momento Rubrica

– Serie tv del momento – capitolo 6 – Orange is the new black

Ben ritrovatati, possiamo saltare la parte dove mi scuso per essere latitante da una vita e passare subito all’oggetto di oggi? fatelo per me perché mi sento già abbastanza in colpa 😉

Come da titolo (strano ma vero) oggi narrò di Orange is the new black, una serie televisiva statunitense trasmessa in streaming su Netflix e ideata da Jenjy Kohan che tra le altre cose è autrice di Weeds (altra serie di cui vi parlerò), coautrice di Sex and the city, una mamma per amica e di Will & Grace.

La serie deve la sua ispirazione alle memorie di Piper Kerman, scrittrice statunitense condannata per riciclaggio di denaro sporco che racconta la sua esperienza in un carcere femminile nel suo libro “Orange is the new black: My year in a Women’s prison.

Prima di entrare nel vivo della serie però (ovviamente senza alcuno spoiler, perché mi indispongono parecchio le recensioni dove si svela tutto) vorrei fare un elogio personale alla sua sigla “You’ve Got Time” scritta e composta appositamente per la serie da Regina Spektor.

La Spektor è stata contattata direttamente dall’ideatrice che durante la stesura della serie  ha ascoltato i suoi album in loop infinito e con cui aveva già collaborato per una cover di “Little Boxes” in Weeds.

La canzone parte con un ritmo serrato quasi aggressivo per poi “rilassarsi” nel bridge, il suo testo parla letteralmente di una prigione, ma da anche un senso di speranza, redenzione e perdono, io l’ho amata dal primo attimo e non a caso “You’ve Got Time” è valsa alla Spektor la prima nomination ai 56° Grammy Awards nella categoria “best song written for Visual media”.

In tutto la serie si compone di sei stagioni per 13 episodi ciascuna e mi piace pensare che non rimarranno sei, parebbe infatti che Netflix abbia rinnovato per una settima.

Il tutto comincia con Piper Chapman, una giovane donna che viene condannata a scontare una pena di quindici mesi nel carcere femminile di Litchfield per un fatto avvenuto dieci anni prima, quando aveva trasportato denaro dalla provenienza illecita per conto della trafficante internazionale di droga Alex Vause di cui era amante.

Ovviamente la sua vita in carcere si intreccia con quella di molte altre detenute, tra le quali la stessa Alex, provenienti da realtà diverse e disparate, a volte in netto contrasto con la sua immagine di donna precisa appartenente all’alta borghesia newyorkese.

Ma questa serie non racconta solo la storia di Piper, diciamo che Piper è il veicolo per raccontare la vita di donne afroamericane, sudamericane e anziane in prigione, per affrontare dei temi “spinosi” come il razzismo, l’omofobia, il sesso, la violenza ma anche la speranza.

Personalmente ho amato Orange is the black proprio per il potere che ha di “non indorare la pillola” perché la verità è nuda e cruda, cosi come le speranze delle persone che hanno fede nel poter cambiare con tutta la difficoltà che comporta avere la fedina penale sporca.

Lo spettatore si ritrova ad affezionarsi alle detenute, alle loro battaglie, alle loro gioie e dolori perché le scopre umane, forti e fragili allo stesso tempo e soprattutto perché il messaggio che passa è che nella vita può capitare a chiunque di commettere un errore, ma che non per questo si debba continuare a perseverare. Ovviamente ci sono anche personaggi negativi che non avranno la possibilità di redimersi, sia tra le guardie carcerarie che tra le detenute, ma è ben chiaro che la loro è una scelta in alcuni casi consapevole in altri legata a vere e proprie malattie mentali.

Eccomi al momento “maestra dalla penna rossa” il mio voto è un 8 pieno, la super consiglio soprattutto per chi ha il “pregiudizio facile” rispetto al diverso.

Per oggi è tutto, prometto che non sparirò nuovamente, buona visione e alla settimana prossima per un nuovo capitolo.

 

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caro diario

Pensieri e parole

Scusate per il solito titolo incerto e a casaccio, quando finirò il mio romanzo avrò certamente bisogno di qualcuno che mi aiuti con i titoletti dei capitoli, ma non credo proprio sarà a breve.

Si, ho un manoscritto che tengo gelosamente chiuso nella mia auto da 4 anni, è lì nel vano del cruscotto incompiuto, prima o poi verrà il momento di dargli un finale, quello merita.

Non so se sarà un capolavoro o se lo leggeranno 2 persone, parenti esclusi, e penseranno che fa schifo, sicuramente però la storia è vera e sentita.

Quando ho comprato quel quadernino di hello kitty, in una vecchia edicola a Pietra Ligure durante una delle mie vacanze in solitaria, sapevo già che non avrei scritto i soliti pensieri disordinati di una persona reduce da una dolorosa fine di rapporto amoroso.

Il tempo di arrivare a casa a piedi e l’incipit c’era già come se fosse stato scritto direttamente da un flusso di coscienza, senza che me ne rendessi conto, e poi sono nati i primi capitoli, sulla carta scritti a zampa di gallina come piace a me.

È stato facile trovare le parole, è facile quando parli di te stesso, è facile quando la storia è tua, ma allo stesso tempo doloroso e terapeutico, scrivendo su quel quadernino mi sono liberata del passato e reagito nel presente.

Ora credo di dover trovare un finale e mi sento in dovere di garantire un futuro a quelle parole, quelle mi hanno salvata, resa forte e grande.

Stavolta i progetti sono così grandi e così belli in prospettiva che non mi fanno più paura, non mi sento più la ragazza impaurita davanti al mare, il mare lo porto dentro e presto sarà intorno a me.

E continuerò a scriverne ❤️

Forse su un altro quadernino, comprato sulla Isla.

Attualità, caro diario, sociale

Indignazione di pausa pranzo

Sono sempre meno brava con i titoli, ma perdonatemi questo ha qualcosa che mi piace, credo il suono. Lo ammetto un po’ sto impazzendo, ma non lo nascondo e abbraccio il mio destino, ma non sono probabilmente l’unica su questa via.

Non penso che sarà nulla di nuovo, rispetto a quello che siamo abituati a leggere ogni giorno riguardo la discriminazione qualsiasi essa sia, anche se in questa pillola di vita quotidiana si evince quanto sia facile imbattersi in un dialogo come questo, fatto senza pensare a chi potenzialmente potresti avere davanti, a chi potresti ferire principalmente.

Non vi dirò nulla dell’ uomo che stava intavolando con altre due signore questo discorso, dirò solo che è un esercente, e forse proprio il fatto che sia un esercente mi ha irritata, perché la stessa bestialità che hai detto a me con sguardo serafico, chissà a quante persone l’hai ripetuta oggi.

In questo dialogo l’esercente e le due signore annuenti convenivano sul fatto che la sola famiglia che concepiscono è la “famiglia tradizionale” con qualche pittoresco e offensivo commento, ho cercato di mordermi la lingua, ma raramente riesco a starmene zitta quindi faccio presente che la famiglia è un insieme di persone che si vogliono bene, ma con scarsi risultati, quindi ho pagato e me ne sono tornata in ufficio.

Sono incazzata (indignata che è più fine l’ho messo nel titolo) però, quanta ignoranza c’è dietro tutte quelle facce da perbenista che ci sono in giro? Fate dei commenti pessimi celati da false buone maniere così nessuno può dirvi che siete trogloditi.

E invece lo siete perché prima di tutto viene il rispetto per le persone, in quanto persona ed essere umano come te e come me.

Quindi cari amici prima di abbandonarvi a certe esternazioni accertatevi che nel vostro esercizio non siano presenti quelli che voi chiamate “quelli diversi” o “amici di quelli diversi” , perché potreste ferire, offendere o semplicemente rovinare la giornata di qualcuno solo per blaterare stereotipi a caso e far prendere aria alla bocca, e allora caro esercente, siccome non conosci chi hai davanti smettila di fare certe uscite davanti ai clienti.

Ovviamente questo è un banalissimo esempio di quello che siamo abituati a sentire ogni giorno stando a contatto con altre persone. Ma perché tutti quanti non proviamo a contare fino a 10 prima di parlare?

Prima ancora che tu sia certo di poter dire cosa è in modo assoluto giusto o sbagliato ricordati di aver rispetto per i tuoi interlocutori, tutti e sempre allo stesso modo.

Per chi se lo chiedesse, potevo farmi gli affari miei, anche sul momento, ma ho un brutto difetto: raramente riesco a contare fino a dieci e quando qualcosa non mi piace lo dico.

E sono sincera non sempre penso che sia un difetto.

In amore non c’è giusto o sbagliato, c’è solo amore.❤️🌈

Matrimonio

Ebbene sì… mi sposo!

Leggendo il titolo probabilmente qualcuno si aspetterà un racconto dettagliato della proposta che ho ricevuto, ma visto che come al solito con i titoli non sono brava, mi spiace deludervi, ma non è di questo che parlerò. (Eh poi il mio compagno è timido e certi particolari preferiamo tenerceli per noi, senza offesa eh 😉)

Cioè si, parleremo di matrimonio, ma nello specifico di come si organizza un matrimonio e la cosa folle è che io non so proprio da che parte si cominci.

Non sono la classica ragazza che sogna il matrimonio fin da bambina e ha interi album di abiti da sposa e la location dei sogni nel cassetto, no io sono quella contraria al matrimonio (perché il matrimonio altro non è che un contratto e non mi serve un contratto per definire l’amore) che poi un giorno ha trovato l’amore vero e si è ricreduta.

Quindi partendo dal presupposto che io di matrimoni ne so meno di zero, vi racconto come sto cercando di raccapezzarmi con l’organizzazione del mio.

Raccogliendo un consiglio “da bar” ho scaricato l’app di Matrimonio.com perché “è come avere un wedding planner” (seeeeee come no) il risultato sono 7 email al giorno che mi ricordano che devo scegliere il vestito, amici suvvia mi sposo a settembre 2019 per il vestito mi sembra proprio presto.

Per quest’anno gli unici obiettivi sono fissare data e location, che dici poco, è un lavoro a tutti gli effetti, come se già non lavorassi abbastanza 😅.

È anche divertente eh, perché magari qualcuno pensa “questa lamentona non c’ha proprio voglia di sposarsi”, non è questo è che ci sono un sacco di criteri per scegliere la location giusta, o meglio io ho istituito la mia personalissima lista di criteri:

– no alla ghiaia (perché se come me i tacchi non sono i vostri migliori amici, rischiate di ribaltarvi e stamparvi nel giorno più bello della vostra vita 😂)

– no alle location nella “bassa” perché per parecchi giorni all’anno c’è quel eau de toilette che non è proprio piacevole 💩😂

– no alle location troppo lontane per evitare che amici e parenti si facciano km soprattutto al ritorno

– no alle location troppo grandi e dispersive (perché non arriviamo a 100 invitati)

– no alle location che ti calcolano l’open bar a cocktail (che razza di open bar è se mi conti i cocktail)

– no alle location con arazzi e poltrone in velluto (non abbiamo 80 anni)

Quindi in questa pazza ricerca, calcolando anche le disponibilità delle location per la data scelta, siamo giunti a 3 papabili che però come ben si sa sono da andare a visitare perché in foto dalla giusta prospettiva e con un po’ di ritocco anche un bettola sembra carina.

Ovviamente l’app Matrimonio.com si è rivelata utilissima in questo frangente perché è possibile mandare richieste di preventivo ai fornitori molto facilmente e ricevere risposta tramite email.

Quindi abbiamo inviato delle richieste di preventivo e siccome su tre location solo una ha disponibilità nella data indicata (per fortuna non si sposa più nessuno), abbiamo studiato tutto il materiale che ci è stato inviato e ci hanno invitato ad un open night organizzato da una nota società di catering che gestisce più location, compresa la nostra preferita.

Che figata, direte voi, eh no vi devo dire che sono sconvolta dalla quantità di gente che va a queste eventi con amici e parenti solo per scroccare cibo e alcool, non sto esagerando eh, gente che sembrava non mangiasse da anni 😂.

Ovviamente tutta questa gente ha reso impossibile il fatto di poter avere informazioni concrete riguardo al tutto, quindi fisseremo un appuntamento direttamente nella location, incrociate le dita perché il prossimo post dedicato al matrimonio vorrei fosse intitolato “habemus location”.

Ah ovviamente se qualcuno avesse delle dritte, sono molto più che ben accette.

Serie Tv del momento Rubrica

Serie Tv del momento -capitolo 2- Once upon a time

Bentornati al nostro appuntamento settimanale con la rubrica serie tv, la scelta della settimana è ricaduta sulla tanto discussa serie “Once upon a time” giunta ormai alla settima e ultima stagione; Pensate che la prima puntata della serie fantasy statunitense è andata in onda su ABC nell’ottobre 2011.

La serie é ispirata a leggende, classici fantasy, ma soprattutto alle fiabe, per citarne alcune Biancaneve, Pinocchio, La bella addormentata, Peter pan, il mago di OZ, Cenerentola e la bella e la bestia. Tutto ovviamente traslato ai giorni nostri, con personaggi delle fiabe che vivono vite comuni negli anni 2000.

La prima stagione inizia con Henry, ragazzino di 10 anni che scappa dalla madre adottiva Regina Mills, sindaco della “ridente” cittadina del Maine Storybrooke, per andare a cercare sua madre biologica, spinto nella ricerca dalla lettura di un libro di fiabe “once upon a time” appunto.

Leggendo il libro Henry si convince che “Storybrooke” sia sotto un incantesimo oscuro per cui le persone che lui frequenta abitualmente altro non sono che i personaggi del libro che provengono dalla “foresta incantata”, immemori però del loro passato, e che solo la “salvatrice” Emma Swan, sua madre biologica, potrà spezzare il sortilegio.

Il ragazzo riesce a trovare Emma e a portarla a Storybrooke, scatenando però, l’ira di Regina, la madre adottiva responsabile, tra le molte malefatte, di aver lanciato questo incantesimo per distruggere la sua nemica storica Biancaneve, madre di Emma, nonna di Henry (Si decisamente più incasinato di Beautiful).

A rendere tutto ancor più avvincente è proprio il fatto che i personaggi, che al pubblico visibilmente suggeriscono la loro vera identità fiabesca, sono assolutamente ignari della loro vita passata e ignari anche di quella dei loro cari, le loro vite si sfiorano e intrecciano naturalmente guidati dai legami di “sangue” senza però una piena consapevolezza.

Già dall’inizio si comprende che l’indiscussa protagonista, l’eroina della fiaba, è Emma Swan, che per 6 stagioni affronterà avventure e difficoltà di ogni tipo pur di proteggere la sua famiglia da nemici sempre nuovi.

Proprio come nelle fiabe vedremo che l’amore vince sempre su tutto, lo diceva anche Virgilio, ma è proprio la costante, personaggi come Regina, il Signore Oscuro e Uncino trovano la via della redenzione e passano a combattere al fianco dei “buoni” per amore, abbracciando il bene.

Il vero Amore. (insomma la morale)

La settima stagione interrompe un ciclo, si assiste a un passaggio di consegne nel ruolo dell’eroe, da madre a figlio, ma c’è un ripetersi della storia come richiamo ad un passato che ritorna, sarà infatti la figlia di Henry, Lucy a cercarlo convinta che possa aiutarla a spezzare un nuovo sortilegio lanciato da altri cattivi e in un’ altra città.

Forse quest’ultima stagione ha perso un pò di mordente, avendo perso comunque gran parte dei personaggi storici che ci hanno accompagnato per le prima sei, e comunque  non presenta grandi novità a livello di trama, insomma forse la giusta conclusione della serie sarebbe dovuta essere con la sesta stagione.

Passando alle mie valutazioni personali, ho divorato la serie, amo il genere e ho trovato geniale l’idea della trasposizione dei personaggi delle fiabe ai giorni nostri, ho avuto però un tentennamento alla terza stagione (e il mio consiglio è di non mollare) quella dove il cattivo è Peter Pan, banalmente perché mi hanno distrutto il mito del mio amato “Peter”.

Il mio voto finale è 7, lo consiglio soprattutto a chi dopo una giornata stressante di lavoro vuole immergersi in un mondo incantato fatto di fiabe, magia e avventure.

E vissero felici e contenti!

Buona Visione! A lunedì per la prossima puntata!

Attualità

Categoria del giorno: “i genitori incivili”

So bene che probabilmente con questo articolo verrò maledetta dalla maggior parte dei genitori esistenti sul pianeta terra, ma sento comunque il bisogno di voler esporre il mio parere a riguardo.

Non mi piacciono gli incivili, non mi piacciono quei genitori che crescono i loro figli allo stato brado senza alcun tipo di regola, quelli che, se i loro figli disturbano altre persone se ne fregano perché non stanno disturbando loro.

Eh no, non sono isterica perchè sono stata svegliata all’alba ( e sono in vacanza ) da un bambino che ha bussato insistentemente alla porta della nostra camera in hotel, con tanto di mamma urlante in fondo al corridoio che non si è nemmeno scusata quando ho aperto la porta, per la cronaca erano le 7.02, e non solo, tu cara mamma dovresti tenere tuo figlio vicino a te e controllare che non disturbi gli altri ospiti, ma potresti anche evitare di urlare neanche fossi al mercato del pesce.

Sia ben chiaro, il bambino nella storia c’entra poco, non che poi, si pensi che io odi i bambini, no assolutamente, quelli delle mie amiche, li adoro e soprattutto le mie amiche non rientrano in questa categoria di genitori.

Ma come puoi insegnare il rispetto a tuo figlio se tu non sai cosa sia il rispetto?

Sempre questo week end ho assistito alla scena di un padre, fisso davanti al cellulare, mentre prendeva suo figlio per i capelli perché si stava avviando all’uscita dalla hall, tutto questo davanti ad altri ospiti, il bimbo giustamente piange e il padre cosa fa? in cerca di consensi dice “eh si, ti ho preso per i capelli, cosa dovevo fare?” , carissimo volevi un applauso? Forse era meglio che anziché fare figli, continuassi a stare su Fb o chissà dove.

Ma l’idea per questo orticolo l’ho avuta una volta arrivati in spiaggia.

Partendo dal presupposto che le spiagge in Emilia sono grandissime e sabbiose, nel giro di un’ora ci siamo trovati 20 adulti con una decina di bambini a mezzo metro da noi e posso assicurare che c’era molto più spazio pochi metri più in là, ma fin qui nulla di tragico.

I bambini vogliono giocare a pallone ma nessun adulto si preoccupa della porta, allestita con le infradito, a due metri da me che sto prendendo il sole, e per fortuna sono a pancia in sotto, perché nel giro di 2 massimo 3 minuti mi ritrovo con due bambini addosso intenti in un dribbling.

La cosa che mi ha turbata maggiormente è stata la totale mancanza di interesse degli adulti per questa vicenda, anzi al contrario, sul labiale di una delle donne, quando abbiamo deciso di andarcene, ho letto “menomale”.

Imperterriti hanno proseguito con i loro discorsi ridicoli (non ho ascoltato volutamente, ma se urli gli affari tuoi a mezzo metro da altre persone inevitabilmente le costringi ad ascoltarti).

Come si poteva anche immaginare visti gli esordi, la partita è finita in rissa, con due feriti (la sabbia in bocca e negli occhi non è piacevole) ma anche lì nessun adulto si è preoccupato, un po’ d’acqua e passa tutto, basta continuare a stare sdraiarti a parlare del nulla.

Inutile dire che dopo poco spazientiti dalla situazione ce ne siamo andati noi.

Quello che però voglio dire a riguardo è che, se decidi di avere un figlio te ne devi occupare, e se hai altre priorità forse è meglio non farne o rimandare.

So che la società ci impone tutta una serie di modelli, e che spesso ci si sente in obbligo di sposarsi, avere figli, ma nessuno ci obbliga, anche perché fare un figlio non è una cosa da niente, non è come comprare un pesce rosso, e soprattutto un figlio è per sempre è la persona che amerai più al mondo, quindi se si decide di avere dei figli va fatto con cognizione di causa e soprattutto poi bisogna badarci con impegno e dedizione e amore, tanto amore.

Ecco ho visto dei genitori senza amore. Ed è veramente triste.

Tutto questo per dire che non dobbiamo per forza accontentare la società, se non ce la sentiamo, e che non è assolutamente vero che una donna senza figli è incompleta, io personalmente non mi sento incompleta e nemmeno pronta per essere madre lo ammetto senza problemi e non lo ritengo grave, e sono un po’ stanca di tutti i giudizi impliciti della stragrande maggioranza, che ti giudica perché hai più di 30 anni, insomma di quelli che sentono il ticchettio del tuo orologio biologico.il Tuo.

O peggio ancora quelli che ti chiedono “ma allora quando fate un figlio?” Queste domande non si fanno, fa parte della buona educazione, soprattutto a persone che si conoscono poco, sempre per una questione di rispetto, delle idee altrui e anche del fatto che non puoi sapere se hai davanti persone che magari ci stanno provando e soffrono nel non riuscirci. Mi ci metto anche io in passato, quante persone possiamo aver ferito, senza saperlo, con questa domanda?

Ci vogliono delicatezza, nell’affrontare certi argomenti, e rispetto, e sono valori da trasmettere, perché solo così possiamo distinguerci dai nostri predecessori biologici: le scimmie.

Considerazioni sociali a parte, non ho mai trovato giusto ghettizzare le persone con locali, spiagge o hotel ad hoc, e soprattutto sul web ho visto persone infuriarsi sulla decisione di alcuni imprenditori di aprire locali “no kids”, per questa discriminazione. Ok, ci vuole buon senso, ma da parte di tutti. Perché, ecco, forse la prossima vacanza la ragiono “meglio” (per me).

Ovviamente non tutti i genitori sono uguali e il mio intento non è offendere, vorrei solo che ci fosse più rispetto, gentilezza ed educazione per tutti. Penserete, magari, che sia facile parlare non essendo genitrice, ma sono figlia fiera di genitori che mi hanno insegnato, per fortuna, educazione e rispetto, prima di iscrivermi a calcio e comprarmi magliette di Matuidi (che poi tra tutti i giocatori della Juve…).