Attualità

Usiamo il cervello, questo sconosciuto

Lo scandalo che ha coinvolto la società di Mark Zuckerberg a seguito del caso Cambridge Analytica, pone l’attenzione sul concetto di “libero arbitrio”, i fatti li conosciamo tutti, da settimane non si fa che parlare di questo, in tutte le salse; di come i dati sensibili di 87 milioni di persone siano stati acquisiti da società terze per influenzare le nostre abitudini ( che si tratti del partito politico da votare alle elezioni o della commercializzazione di prodotti miracolosi in fatto di cosmetica o perdita di peso).

Si perde di vista, però in tutto questo scalpore, un fattore importantissimo ovvero l’individualità delle persone, mi spiego meglio, il principio è lo stesso del ” se qualcuno ti dice di buttarti da un ponte, lo fai?” la risposta dovrebbe essere “certo che no” allo stesso modo se un’ inserzione presentata su Facebook non ti piace perché dovresti leggerla o in qualche modo sentirti influenzato?

Oltre modo, è una vita che società terze acquisiscono i nostri dati con una facilità terrificante, e non solo tramite social, avete mai letto le scritte in piccolo sui contratti relativi alla clausole del trattamento della privacy o dei dati sensibili ( i “famosi acconsento”)? queste clausole sono presenti in ogni tipologia di contratto (telefonici, utenze, assicurazioni) o nei casi più eclatanti le tessere di raccolta punti dei vari supermercati.

Da anni quindi regaliamo i nostri dati a qualsiasi tipo di società, un pò per disattenzione nella compilazione dei contratti o un pò perché comunque in Italia, almeno ci sono un sacco di società disoneste che vendono i loro pacchetti clienti al miglior offerente solo per guadagno.

In un epoca in cui, veniamo bombardati più volte nella stessa giornata dalla chiamate di call center ( che ormai non chiamano più a casa) che ci propongono qualunque tipo di servizio o prodotto e conoscono benissimo i nostri contatti, generalità e indirizzo di residenza; ecco, come facciamo a non chiederci il perché e cosa ci sta dietro?

Possiamo crocifiggere il sig. Zuckerberg per il caso Cambridge Analytica? (che è solo il più eclatante ma non sapete quanti altri casi analoghi sono stati insabbiati), quando una persona decide di iscriversi ad un qualsiasi social, ha a cuore la sua privacy?

Ma il punto focale del discorso è “siamo esseri pensanti o no?” a me pare che l’evoluzione delle specie ci sia stata, forse le elezioni negli USA e anche in Italia sono state condizionate, ma ciò a mio parere mette in risalto solo una cosa: chi sta sopra di noi ( non parlo di Dio anche se molti di questi personaggi credono a modo loro di essere al pari) crede, e forse a volte con una certa cognizione di causa, che siamo delle marionette influenzabili, e forse tutto ciò che dovremmo fare, è reagire e dimostrare che non è cosi.

Personalmente non aderirò alla campagna #deletefacebook a cui per altro nonostante tutta questa polemica ha aderito solo il 9% degli iscritti al social, credo invece che sia utile una sensibilizzazione che ci aiuti a dare il giusto valore alle cose e alle prospettive.

Dovremmo proporre come obbligatoria la materia alla stregua dell’educazione sessuale nelle scuole perché da li si deve cominciare. Va insegnato a pensare con il proprio cervello e valutare il giusto e sbagliato. 

Limitiamoci a pensare ai social come una piattaforma dove abbiamo ritrovato i nostri compagni di scuola che non vediamo da 20 anni o dove possiamo tenerci aggiornati con gli eventi della nostra zona, condividere notizie verificate, fotografie e ricordi; insomma usiamoli in modo costruttivo per fare in modo che non intacchino il nostro valore.

In conclusione Facebook non è il male, il male siamo noi se non decidiamo di usare il cervello.

L.

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